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Economia

Contratti a tempo indeterminato: gli incentivi di Renzi

Con il Jobs Act, il governo vuole agevolare le assunzioni stabili. Ma ci vorranno tanti soldi per ottenere davvero dei risultati

Promuovere le assunzioni a tempo indeterminato. E' uno dei tanti impegni contenuti nel Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi che ha ottenuto ieri il via libera del Senato e si accinge adesso a passare alla Camera.Con un maxi-emendamento dell'ultim'ora, l'esecutivo ha inserito nella legge anche la promessa di concedere delle agevolazioni (attraverso una “riduzione degli oneri diretti e indiretti”) a quegli imprenditori che assumono un dipendente con un contratto stabile, anziché precario. L'espressione è piuttosto vaga e bisognerà aspettare i decreti attuavi del Jobs Act per vedere come il governo trasformerà tali propositi in qualcosa di concreto.


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Per mettere in campo degli incentivi davvero efficaci, però, ci vorranno di sicuro tanti soldi, cioè almeno qualche miliardo di euro all'anno. Quando le agevolazioni sono troppo limitate, infatti, c'è sempre il rischio concreto che a utilizzarle siano per lo più le aziende che hanno già intenzione di assumere con un contratto stabile, indipendentemente dagli incentivi, e non quelle che sono invece indecise se reclutare o meno nuovi dipendenti. In altre parole, se le risorse messe sul piatto sono poche e i criteri di accesso agli incentivi troppo stringenti, il governo Renzi rischia di fare un buco nell'acqua. Sarebbe il secondo fiasco dopo quello del governo Letta che nel 2013 ha stanziato meno di 800 milioni di euro in un triennio, con l'obiettivo di agevolare i contratti a tempo indeterminato dei giovani di età compresa tra 18 e 29 anni. A giugno del 2014, grazie a queste misure, risultavano attivate circa 22mila assunzioni stabili tra i giovani, poco più che una goccia nel mare magnum della disoccupazione italiana.


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Per fare una stima (a grandi linee) su quanto costerebbe concedere degli incentivi consistenti ai contratti a tempo indeterminato, basta guardare ai dati sulle nuove assunzioni che il ministero del Lavoro pubblica trimestralmente. Ogni tre mesi, nel nostro paese, vengono attivati circa 2 milioni e mezzo di nuovi rapporti di lavoro. Di questi, solo poco più di 400mila sono rappresentati da contratti a tempo indeterminato mentre tutti gli altri sono inquadramenti a termine, precari o di apprendistato. Se il governo si pone l'obiettivo ambizioso di agevolare tutte le assunzioni stabili, rischia di dare almeno 400mila incentivi in un trimestre, che corrispondono a più di un milione e mezzo in un anno. Quanto costerebbe un provvedimento di questo tipo? Un'agevolazione di soli mille euro su ogni contratto, che è ben poca cosa rispetto al costo del lavoro totale, potrebbe comportare una spesa di otre un miliardo e mezzo per le casse dello stato. Si tratta di una somma equivalente a quella che l'esecutivo vuole stanziare per allargare i sussidi alla disoccupazione anche a chi non li ha, cioè ai precari assunti con il contratto di collaborazione a progetto.


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