ANSA / MATTEO BAZZI
Economia

Congedo di paternità: com'è oggi e come lo vorrebbe Boeri

Il presidente dell'Inps propone di innalzare a due settimane i permessi retribuiti per i lavoratori neo-padri. Ecco cosa cambierebbe rispetto a ora

Estendiamo a 15 giorni i congedi di paternità nel primo mese di vita del bambino e facciamo le multe a chi non lo rispetta. E' la proposta avanzata dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, che considera questa misura come un primo passo per ridurre la disparità tra i generi esistente ancora in Italia.

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Con le sue dichiarazioni, il presidente dell'Istituto Nazionale della Previdenza faceva riferimento a una forma di sostegno alla famiglia che è stato introdotto in Italia nel 2012, con la riforma del lavoro dell'ex-ministro Fornero, la quale ha dato attuazione a una direttiva europea del 2010. Nello specifico, la riforma Fornero ha appunto introdotto in Italia, per la prima volta, il congedo per i papà. Questo ammortizzatore sociale consente ai lavoratori dipendenti con un figlio neonato di stare a casa per qualche giorno, nei primi mesi di vita del bambino, senza subire alcuna decurtazione dello stipendio. Il congedo è obbligatorio, nel senso che il suo godimento non è una facoltà del lavoratore ma un vero e proprio obbligo, affinché il padre stia vicino alla donna che ha appena partorito.


Pochi giorni, per ora

Peccato, però, che il congedo obbligatorio per i papà sia oggi molto ridotto, cioè limitato a soli due giorni nei primi 5 mesi di vita del figlio. Ecco perché Boeri vorrebbe estenderlo in maniera significativa, sulla scorta di quanto già avviene in Europa. Ci sono alcuni paesi stranieri, infatti, in cui l'assenza obbligatoria dal lavoro dei neo-papà si protrae per diverse settimane. E' il caso della Svezia dove i lavoratori possono a stare a casa per ben 30 giorni. In Francia, invece, il congedo obbligatorio arriva sino a 11 giorni mentre in Norvegia il periodo di assenza dal lavoro viene condiviso e cumulato da entrambi i genitori e può arrivare fino a un massimo di 12 mesi.


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Va tuttavia ricordato un particolare importante. Il congedo di paternità obbligatorio non va confuso con un'altra forma di sostegno alla famiglia esistente in Italia: il congedo parentale facoltativo. Si tratta di un ammortizzatore sociale di cui può usufruire sia il padre che la madre del bimbo (in maniera cumulativa) e che consente di stare a casa fino a un massimo di 10 mesi complessivi nei primi 12 anni di vita del bambino. Chi usufruisce del congedo parentale facoltativo, però, riceve soltanto il 30% dello stipendio pieno e non il 100% come nel caso del congedo obbligatorio.


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