Casa: perché i prezzi continuano a scendere
Alessandra Gambardella / Imagoeconomica
Casa: perché i prezzi continuano a scendere
Economia

Casa: perché i prezzi continuano a scendere

Il valore delle abitazioni è sceso del 5,6% nel 2013, il doppio di quanto registrato l'anno precedente. I costruttori: "L'unico shock per far ripartire il settore è tagliare le tasse sugli immobili"

Una notizia può essere buona o cattiva a seconda del lato da cui la si legge. Come quella comunicata dall'Istat giovedì e relativa al crollo dei prezzi delle case: -5,6% nel 2013, il doppio di quanto registrato nel 2012 (-2,8%).

Una buona notizia, appunto, per chi ha liquidità a disposizione per investire subito nel mattone.

Un pessimo segnale, invece, per la maggior parte degli italiani, visto che oltre la metà del patrimonio delle famiglie risulta investito in immobili.

Chi negli scorsi anni aveva comprato casa (per viverci, per passare le vacanze o per investimento) ha visto crollare il valore della propria abitazione negli ultimi due anni di quasi dieci punti percentuali.

Cosa si nasconda dietro questa discesa dei prezzi, lo ha spiegato l'Istat stesso, facendo notare come la discesa delle quotazioni si accompagni al contestuale crollo delle compravendite (-9,2%).

Il congelamento delle transazioni, che negli ultimi due anni sono calate del 35%, si è così inevitabilmente scaricato sui prezzi delle abitazioni: è la dura legge dei mercati, quando la domanda crolla, le quotazioni scendono.

Il trend, che dura da due anni, lo scorso anno ha riguardato anche le abitazioni nuove (-2,4%), anche se il calo più pronunciato si è registrato nelle case "esistenti" (-7,1%), ossia quelle di "seconda mano".

Ma sul tavolo degli imputati, colpevoli di aver accelerato lo sboom del mattone in Italia, dovrebbe comparire anche la politica: ad oggi l'unico shock in grado di risollevare il settore, come ha ricordato il presidente dei costruttori Corrado Sforza Foglianti, sarebbe una "forte e immediata riduzione della tassazione, soprattutto locale".

A soffrire di più, infatti, è soprattutto il mercato immobiliare in provincia: nelle 13 città intermedie monitorate da Nomisma, i prezzi dell'usato sono scesi negli ultimi cinque anni del 15% in termini nominali.

Tuttavia, presegue il centro studi bolognese nell'ultimo Osservatorio sul settore, nonostante il trend negativo, qualche timido segnale di ripresa all'orizzonte comincia a intravedersi, anche se non si è tradotto ancora in dati concreti.

A far sperare gli operatori in una prossima ripresa, è soprattutto il miglioramento delle condizioni del credito (le banche ripuliscono i bilanci dagli incagli e dichiarano l'apertura di nuovi plafond dedicati all’immobiliare), mentre lato offerta aumentano le uscite di scena di chi non ha necessità di incassi immediati e aspetta la ripresa del settore.

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