Decadenza di Berlusconi e rischi per la democrazia
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Decadenza di Berlusconi e rischi per la democrazia
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Decadenza di Berlusconi e rischi per la democrazia

L'anomalia di un Paese dove è un manipolo di magistrati, e non il popolo, a decidere chi può esercitare la leadership politica - In diretta: dal Senato, da Twitter - Lo Speciale di panorama.it

Forza Italia esce dalla maggioranza. Non sostiene più il governo. Nessun ministro si dimette, perché i ministri che Berlusconi aveva portato dentro l’esecutivo si sono tutti allineati ad Angelino Alfano. E non rischiano la poltrona, Alfano & company, anzi le quattro zampe della poltrona sulla quale siedono stabilizzano l’intero esecutivo. Berlusconi è fuori. I falchi sono fuori. I lealisti anche. Le sorti del centrodestra si dividono realmente per la prima volta. Vedremo d’ora in poi Alfano e Fitto, Quagliariello e la Santanché, collocati gli uni al governo, gli altri all’opposizione.

Azzardo un’ipotesi: il consenso per i governativi nel Paese è destinato a diminuire via via che il governo procederà nella sua azione. Se farà rigore e vera austerità (che finora non c’è stata, non quella “greca” intendo), sarà sottoposto al livore, allo scontento del popolo non solo di centrodestra. Se azzarderà qualche positiva misura di crescita, lo farà in modo così timido (come la legge di stabilità già dimostra) che perderà pure il consenso delle “forze sociali” e di Confindustria, che finora aveva sospeso il giudizio. Quanto al “popolo”, mancherà poco alla presa della Bastiglia. E al castigo elettorale delle Europee.

L’altro dato che emerge è il fatto che Forza Italia esce dalla maggioranza prima del voto sulla decadenza del suo leader. Silvio Berlusconi rischia di essere defenestrato, a torto o a ragione, dal Parlamento. E un italiano su cinque si ritroverà a essere rappresentato da un leader in balìa di tutti i giudici anti-berlusconiani del Belpaese (indovinate quanti sono e in che percentuale sul totale dell’ordine giudiziario?).

Difficile che non si apra una ferita insopportabile per la democrazia della rappresentanza.  Se la magistratura in Italia fosse tutta al di sopra delle parti, se imparziale lo fosse quella che ha giudicato Berlusconi e lo ha condannato, il problema non esisterebbe, vuoi perché Berlusconi sarebbe stato assolto, vuoi perché anche avendolo condannato nessuno potrebbe denunciare un pregiudizio. Ma tutti sappiamo che l’Italia non è il paradiso della giustizia. Che l’ingiustizia è pane quotidiano. Che ci sono magistrati politicizzati e anti-berlusconiani. Chi ritiene che in Italia la magistratura abbia trattato allo stesso modo Berlusconi e Di Pietro, Berlusconi e Prodi, Berlusconi e Vendola, Berlusconi e D’Alema e Fassino e Rutelli, alzi la mano.

La decadenza di Berlusconi in qualsiasi paese normale provocherebbe un terremoto. La storia d’Italia è in mano a un manipolo di toghe, come lo è stata nel 1994 quando Berlusconi fu “avvisato” a mezzo stampa per un reato dal quale fu assolto parecchi anni dopo (ma intanto era caduto il primo governo Berlusconi, quello della rivoluzione liberale, e la vicenda giudiziaria aveva affossato, complice il presidente Scalfaro, le riforme liberali). In seguito, tanti errori sono stati commessi da Berlusconi e Forza Italia poi CDL, poi PDL, soprattutto nella selezione della classe dirigente. Oggi rinasce Forza Italia, sull’onda di una sentenza controversa e contro un partito, il PD, che non resiste alla tentazione (per molti aspetti suicida) di profittare della scorciatoia giudiziaria per far fuori l’avversario politico. Difficile sarà per Alfano e il Ncd spiegare perché avranno consentito tutto questo. Per quali nobili e alti Fini.

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