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Uzbekistan: 18 morti e 243 feriti nei disordini del Karakalpakstan

Ci sarebbe Mosca dietro la crescita di violenze e tensioni di questi giorni

Nei giorni scorsi alcuni manifestanti karacalpachi sono scesi in piazza nel capoluogo Nukus per protestare contro la bozza di riforma della Carta costituzionale che avrebbe, tra le altre cose, tolto alla piccola Repubblica la possibilità di ottenere la secessione tramite un semplice referendum. Per il presidente uzbeko, Shavkat Mirziyoyev, le proteste sono opera di forze maligne intenzionate a destabilizzare il Paese. Ma dietro c’è la mano del Cremlino.

Si è aggravato il bilancio dei disordini avvenuti nei giorni scorsi nella Repubblica autonoma del Karakalpakstan, nel nord-ovest dell’Uzbekistan, dove la polizia è intervenuta per fermare le manifestazioni di protesta contro la riforma costituzionale voluta dal presidente Shavkat Mirziyoyev. Si tratta della bozza di riforma della Carta che avrebbe tra le altre cose privato la Repubblica della possibilità di ottenere la secessione tramite il referendum. Mirziyoev ha detto ai manifestanti che «ci sono stati malintesi nell’interpretare l’essenza della questione» -inoltre ha aggiunto- «il governo ha scelto la via del dialogo e che la riforma non è da intendersi come definitiva». Di fatto si tratta di una frettolosa marcia indietro. Il capo dello Stato, si legge nella nota dell’ufficio stampa della presidenza ripresa da Agenzia Nova, «ha sottolineato la necessità di lasciare invariate le norme dello status giuridico della Repubblica del Karakalpakstan, in particolare l’articolo 74 che disciplina l’eventuale secessione. Il testo finale, segnala il presidente, verrà comunque sottoposto a conferma popolare, nonostante il parlamento centrale dell’Uzbekistan abbia i poteri per ratificarlo».

L’ufficio del procuratore generale di Tashkent (Uzbekistan) nel comunicare il numero delle vittime ha anche fornito il numero dei feriti che sono 243 tra i quali ci sono 38 agenti di polizia. Davron Jumanazarov, portavoce della Guardia nazionale, ha comunicato che fino ad oggi sono stati arrestati 516 cittadini, una parte dei quali sono già stati interrogati, 58 le persone che sono state fermate per violazione del coprifuoco, 28 delle quali sono state multate e in seguito rilasciate. Oggi nel Karakalpakstan la situazione sembra essere tornata alla normalità dopo la decisione di Mirziyoyev di ritirare le disposizioni della riforma costituzionale legate allo status della Repubblica autonoma.

Il capo dello Stato è arrivato nella capitale Nukus e ha incontrato i capi di tutti i distretti del Karakalpakstan e secondo la nota stampa diffusa ai media «i governatori e i dirigenti delle forze dell’ordine hanno illustrato le misure prese per garantire la sicurezza dei cittadini e il rispetto della legge. Dopo le dichiarazioni del presidente Mirziyoyev, la situazione si è stabilizzata». Vero o falso? Sarà anche vero, tuttavia, nella Repubblica del Karakalpakstan è stato introdotto lo stato d’emergenza che come si legge sul sito della presidenza dell’Uzbekistan «è in vigore dalla mezzanotte di sabato 2 luglio 2022 sfino alla mezzanotte del 2 agosto, con un coprifuoco serale dalle 21.00 alle 07.00 del mattino». Ma non è tutto perché come riportato da Agenzia Nova «il decreto consegna al governo di Tashkent la possibilità di adottare misure e restrizioni temporanee alla normativa vigente: tra le altre cose si limita la libertà di circolazione e di riunione, si ampliano i poteri di controllo e perquisizione da parte della polizia, si vietano i grandi assembramenti e si dispongono speciali presidi alle infrastrutture strategiche».

Il presidente Mirziyoyev si è recato nel distretto di Jeketerek, a Nukus, e ha incontrato la popolazione locale alla quale ha detto: «La sovranità del Karakalpakistan resterà garantita dalla Costituzione». Poi il presidente uzbeko ha dato la colpa di quanto accaduto alle «forze maligneche vogliono destabilizzare il Paese», e si scagliato contro gli organizzatori delle proteste accusandoli «di aver tentato di occupare le sedi delle autorità locali e impadronirsi di armi». E chi sarebbero queste «forze maligne»? L’opinione diffusa è che a soffiare sul fuoco delle proteste ci sia la mano del Cremlino e di questo ne è convinto il dissidente uzbeko Pulat Ahunov: «Le relazioni con la Russia sono buone. Ma negli eventi in Karakalpakstan c’è la mano di Mosca, dal momento che alcuni attivisti del Karakalpakstan che avanzano rivendicazioni separatiste vivono a Mosca. Per Mosca, questo conflitto è vantaggioso, poiché l'Uzbekistan si indebolirà da questo. Putin vuole che l'Uzbekistan diventi un membro dell'unione militare CSTO e un membro dell'unione doganale The Eurasian Customs Union». Ora bisognerà attendere se passato lo spavento il presidente Mirziyoyev ripresenterà con i rischi del caso, il progetto che nella bozza presentata alla fine di giugno parlava del Karakalpakstan «come parte della Repubblica dell’Uzbekistan, con una Costituzione propria che non può comunque contraddire la Carta e le leggi dell’Uzbekistan». Inoltre, e per questo sono scoppiati gli incidenti, era stata tolta la parte nella quale la Repubblica autonoma poteva attraverso il referendum approvare la secessione dall’Uzbekistan.

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