isis al qaeda
(Getty Images)
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Dal Mondo

Dobbiamo scegliere tra Isis ed Al Qaeda, ma non possiamo farlo

In un mondo senza ormai superpotenze e forti leaders internazionali il caso Afghanistan ci pone davanti a domande per le quali non c'è risposta

I quasi 200 morti del terribile attentato di ieri a Kabul pongono l'occidente davanti ad una terribile domanda: qual è il male minore? Le due bombe infatti sono stati un guanto di sfida violentissimo scagliato dall'Isis contro il mondo e soprattutto contro i Talebani. Una sorta di dichiarazione di guerra tutta interna al mondo del terrorismo di matrice islamica per il controllo di quella parte del pianeta lasciata al suo destino dagli Usa e dall'occidente dopo 20 anni. E che oggi stava per avere un replica. Tre giovani appartenenti allo Stato Islamico sono stati fermati a pochi metri dallo scalo di Kabul, imbottiti di esplosivo e pronti a farsi saltare.

Una guerra che riporta allo strappo da cui nacque l'Isis, costola iper violenta di Al Qaeda, che venne appunto espulsa dall'organizzazione terrorista madre proprio per l'eccessiva violenza dei suoi gesti dove spesso morivano decine di civili innocenti, molti dei quali musulmani. Proprio come ieri.

E come ogni guerra che si rispetti il mondo alla fine una posizione la deve prendere, insomma deve scegliere da che parte stare. Sono troppi gli occhi del mondo addosso sull'Afghanistan oggi per ignorare la questione, soprattutto il destino di milioni di donne che stanno dicendo addio ai loro diritti ed alle loro libertà. Qual è quindi il male minore?

Una scelta difficile fondamentalmente perché c'è una cosa che unisce le due parti in causa: la totale inaffidabilità. Si tratta quindi di qualcosa di altamente complicato, a forte rischio boomerang. Basti pensare a quando, per fermare l'avanzata dell'Unione Sovietica 40 anni fa gli Usa non esitarono a schierarsi a fianco dei partigiani afghani, i mujaheddin, comandati da un certo Osama Bin Laden che però, come sappiamo, andò ben oltre il suo compito e le aspettative della Cia.

C'è poi una cosa che rende storico quanto sta accadendo in Afghanistan in questi giorni. Dalla fine della seconda Guerra Mondiale infatti il mondo ha sempre avuto una, due o tre superpotenze che di fatto agivano nei teatri del mondo sparsi nei 5 continenti come i Poliziotti, i guardiani. Certo, ognuno con alle spalle i propri interessi economici e geopolitici, ma che al tempo stesso riuscivano a controllare e fermare sul nascere gruppi estremisti o pericolosi per il mondo intero come Al Qaeda e l'Isis. Oggi tutto questo non esiste più.

Troppo alto il dispendio economico, troppo difficile anche sostenere a livello elettorale interno il peso dei morti che inevitabilmente ogni crisi internazionale ed i tentativi di soluzione, portano con se. E così senza i Marines, senza l'Armata Rossa ecco che il mondo si trova senza un controllore lasciando campo libero a forze che nascono a livello locale ma che locali non sono, soprattutto per le grandissime disponibilità economiche di cui godono e che di fatto danno loro la possibilità di colpire poi al Bataclan o a Bruxelles, insomma, a casa nostra.

A rendere ancor più delicata la questione è il fatto che per prendere certe decisioni, per essere i Poliziotti del Mondo serve alla guida di questi paesi qualcuno di veramente forte, una leadership a tutto tondo. Ecco. La fase storico politica che stiamo attraversando è quanto di più lontano e scarso esista da questo punto di vista.

Le lacrime di ieri in conferenza stampa sono la prova finale della pochezza di Joe Biden che ieri ha provato a fare la voce grossa, avvisando i terroristi che verrà data loro la caccia ma che in realtà si limiterà a qualche bombardamento o raid dall'alto sui campi usati dai terroristi e nulla più. Ma se l'America piange non è che il resto vada meglio. L'Europa vive infatti uno dei momenti di maggiore debolezza. Angela Merkel, la vera lady di ferro del continente per un decennio è ai saluti ed il probabile successore niente di paragonabile alla cancelliera. Macron e Johnson a fatica riescono a gestire le problematiche interne, figuriamoci quelle internazionali. Solo Mario Draghi ha una certa autorevolezza ma da solo non può nulla sul piano globale e militare.

Resta però quella domanda la cui risposta se viene data da un debole è semplice: sto dalla parte del più forte, cioè dei Talebani (che possono contare su 100 mila uomini contri i 2 mila dell'Isis). Questo però andrebbe fatto in maniera segreta e non ufficiale e soprattutto ci trasformerebbe in obiettivi facili per i terroristi del califfato che possono colpire a casa nostra molto facilmente.

Se non è uno scacco matto, poco ci manca.

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