Cina india
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Dal Mondo

La nuova Cina si chiama India

Ha superato il Dragone per numero di abitanti, e i media ne parlano sia a livello politico (le elezioni sono im cordo) che metereologico. Ecco perché gli occhi di tutti sono puntati su questo Paes

Se ne sta parlando da giorni per le elezioni (iniziate il 19 aprile e ancora in corso) e per il caldo record (52,3 gradi ieri). Ma resterà protagonista a lungo perché è destinata a diventare la seconda economia mondiale entro il 2075 secondo Goldman Sachs, con un potere d’acquisto che supererà quello degli Usa del 30%. È sempre più l’alternativa al Dragone per gli investitori stranieri. Dai fondi esposti verso Pechino nell’ultimo anno sono usciti 2,6 miliardi di dollari, in quelli specializzati su Mumbai ne sono entrati 6,7. Gli investitori si spostano dove vedono crescita, quindi sono un segnale fondamentale per capire la strada di un Paese.

A spingere l’India è innanzitutto la situazione demografica. Ha da poco superato la Cina aggiudicandosi il primato con 1,4 miliardi di abitanti. E l’età media è di 28,4 anni contro i 38,4 anni dei cinesi. Quindi Mumbai ha un dividendo demografico (si ottiene quando la popolazione in età da lavoro supera quella non autosufficiente) assicurato. I cittadini indiani in età lavorativa aumenteranno di oltre 100 milioni entro il 2030, mentre quelli cinesi scenderanno di 40 milioni. Questo significa più forza lavoro, più produttività e innovazione e più consumi, a trainare la crescita economica.

C’è poi l’innegabile rapidità della crescita economica della ex colonia inglese. Al momento il Pil indiano è ancora inferiore a quello cinese, ma procede a +7/8% e le previsioni a cinque anni sono di un +12,9%. In contemporanea il rallentamento cinese è in atto, dopo decenni di boom.

La volata indiana è stata spinta sicuramente dall’investimento sulle infrastrutture (come Pechino fece nel settore immobiliare, che poi è scoppiato) fisiche, digitali e anche finanziarie. Per rilanciare l’economia interna si è schiacciato l’acceleratore sugli investimenti fissi, che nel 2023 sono arrivati al 35% del Pil.

A partire dal 2014, anno dopo anno, l’India ha superato in termini di PIL Russia, Brasile, Canada, Italia, Francia e UK e ha già nel mirino Giappone e Germania. E lo ha fatto diversificando in tutti i settori economici, in particolare quello manifatturiero, ma con un forte focus su ambiti strategici come la telefonia mobile, i semiconduttori e i veicoli elettrici. Senza dimenticare lo sviluppo green, con piani strategici, di un Paese che è ancora dipendente dal carbone al 70%. E proprio un magnate del carbone ha sovvenzionato quella che sarà la centrale green più grande del mondo e che in cinque anni fornirà energie a 16milioni di case indiane grazie a impianti solari ed eolici.

Si aggiunge poi il fattore geopolitico. Gli Stati Uniti nella politica anti-Pechino stanno spingendo l’India, incoraggiando un aumento degli investimenti diretti esteri. Le grandi aziende occidentali nel diversificare le basi produttive sbarcano in India, per sfruttare il mercato e la ricca classe media e la manodopera qualificata e a buon mercato. Ad incoraggiare il movimento sono arrivate negli anni agevolazioni fiscali e sussidi (Production-Linked Incentive Scheme), soprattutto in settori, come la produzione di smartphone, nei quali la concorrenza diretta è proprio la Cina.

Il sorpasso è dunque in corso e la spinta è destinata ad aumentare quest’estate quando la Borsa di Nuova Dehli entrerà tra i grandi hub mondiali della finanza. Lo scorso autunno c’è stato il primo passo: Jp Morgan ha inserito la piazza indiana tra i listini emergenti, quindi tra quelli sui quali investire. E subito c’è stato il boom, con 4.330 miliardi di dollari di capitalizzazione e il superamento di Hong Kong. Così gli investitori esteri, si sono spostati dalla Cina verso i titoli di Stato indiani. Con l’entrata di giugno dei governativi indiani nell’indice Jp Morgan e poi a gennaio in Bloomberg, si prevedono mari di liquidità. E anche questo è un segnale che la nuova Cina si chiama India.

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Cristina Colli