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Le conclusioni di un G7 giocato in difesa

Dall'energia al grano, passando per il dossier cinese: che cosa ha stabilito il summit di Elmau

Il G7 tenutosi ad Elmau ha ribadito il pieno sostegno all’Ucraina, oltre alla condanna dell’invasione da parte di Mosca. “Continueremo a fornire servizi finanziari, umanitari, militari e diplomatici e a sostenere l'Ucraina per tutto il tempo necessario”, si legge nel comunicato conclusivo del summit. “Rimaniamo sconvolti e continuiamo a condannare la guerra di aggressione brutale, immotivata, ingiustificata e illegale contro l'Ucraina da parte della Russia e aiutata dalla Bielorussia”, si legge ancora. Oltre a invocare uno sblocco dei porti ucraini e il libero passaggio di derrate agricole nel Mar Nero, i leader si sono impegnati a “sostenere e intensificare la pressione economica e politica internazionale” sul governo russo “e sui suoi facilitatori in Bielorussia”. Il G7 ha inoltre fatto sapere di voler “ridurre ulteriormente la dipendenza dall'energia russa” (con particolare riferimento al tetto del petrolio).

Il comunicato finale è stato pubblicato dopo l’intervento del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, avvenuto da remoto. Costui ha detto di essere pronto a fare di tutto per concludere il conflitto entro l’inizio dell’inverno, ma ha al contempo bocciato la linea trattativista. “Il presidente Zelensky ha dato a tutti una risposta molto chiara, ovvero che questo non è il momento di negoziare. L’Ucraina negozierà [con la Russia] quando sarà in condizione di farlo, cioè quando tornerà ad essere in una posizione di forza”, ha fatto sapere l’Eliseo. Tutto questo mostra come la linea di rilancio delle trattative, proposta negli ultimi due mesi da Italia, Francia e Germania, sia finita (almeno per ora) nel cassetto. A prevalere sembra invece la linea proattiva, significativamente caldeggiata dal Regno Unito. Lo stesso Joe Biden, che nelle scorse settimane era sembrato aver iniziato a tirare parzialmente il freno a mano, pare essersi riavvicinato all’approccio di Londra. La Casa Bianca sarebbe infatti intenzionata ad accontentare le richieste di Kiev in riferimento al sistema di difesa missilistico Nasams.

Ma quello russo-ucraino non è stato l’unico dossier affrontato dal G7. Si sono infatti registrate delle scintille anche con la Cina che, ricordiamolo, non ha mai preso le distanze dell’invasione dell’Ucraina. “La Cina accoglie sempre con favore tutte le iniziative che puntano a promuovere la costruzione di infrastrutture globali”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian. “[Tuttavia] ci opponiamo alla promozione di calcoli geopolitici in nome della costruzione di infrastrutture, e alle parole e ai fatti che diffamano la Belt and Road Initiative”, ha aggiunto. Questa piccata dichiarazione è arrivata in risposta al lancio, da parte del G7, di un piano infrastrutturale dal valore complessivo di 600 miliardi di dollari: un piano volto a contrastare proprio la Belt and Road Initiative (progetto attraverso cui la Repubblica popolare sta cercando di estendere e rafforzare la propria influenza geopolitica su varie aree del globo). Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha comunque cercato di gettare acqua sul fuoco, annunciando che Biden dovrebbe avere un colloquio con Xi Jinping “nel corso delle prossime settimane”.

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