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(Ansa)
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Dal Mondo

La strategia mediorientale di Macron

Durante il suo tour mediorientale, il presidente francese ha cercato la sponda saudita per fronteggiare la crisi libanese e ha siglato un accordo per vendere 80 aerei da guerra ad Abu Dhabi. Una serie di mosse che, oltre a Beirut, guardano a Libia e Turchia

Si sta sempre più saldando un asse tra Parigi e Riad. La settimana scorsa, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha effettuato un tour nei Paesi del Golfo. E’ in questa cornice che, sabato, ha avuto modo di incontrare a Gedda il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman. Un faccia a faccia che ha attirato non poche critiche all’inquilino dell’Eliseo, visto il noto coinvolgimento del principe nell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi nel 2018: critiche che tuttavia Macron ha fondamentalmente teso a minimizzare. “Noto che l'Arabia Saudita aveva organizzato il vertice del G20... non molte potenze hanno boicottato il G20”, si è difeso. “Siamo sempre stati chiari sulla questione dei diritti umani”, ha aggiunto. Non è del resto la prima volta che il presidente francese si attira critiche per i suoi rapporti cordiali con politici controversi (basti pensare a quando, l’anno scorso, conferì al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi la Legion d’Onore).

Ora, come riferito da Al Jazeera, cuore del colloquio tra Macron e bin Salman è stato il Libano. Il Paese versa attualmente in una durissima crisi economica e, lo scorso ottobre, ha visto notevolmente peggiorare i rapporti proprio con l’Arabia Saudita. La ragione risiede nel fatto che l’allora ministro dell'Informazione libanese, George Kordahi, aveva fortemente biasimato Riad per il suo ruolo nella guerra dello Yemen: un fattore che aveva spinto i sauditi a bloccare le importazioni dal Paese, aggravando così la sua già precaria situazione. Approfittando anche delle dimissioni dello stesso Kordahi avvenute venerdì scorso, Macron ha quindi cercato di favorire una distensione nei rapporti tra Beirut e Riad. In tal senso, il presidente francese si è impegnato a parlare direttamente con il capo di Stato libanese, Michel Aoun, al suo rientro a Parigi.

Ricordiamo che la Francia continui a mantenere una non trascurabile influenza sul Libano e – in questo senso – France24 ha sottolineato come, nell’ultimo anno, Macron abbia a più riprese tentato di alleviare le difficoltà economiche e politiche in cui il Paese è piombato. I risultati si sono rivelati tuttavia finora piuttosto scarsi. E proprio questo ha spinto l’inquilino dell’Eliseo a cercare la sponda saudita. Una sponda che, a ben vedere, è tutt’altro che inedita. Ricordiamo infatti che, nel recente passato, Parigi avesse di fatto sostenuto in Libia il generale Khalifa Haftar: figura che aveva goduto anche dell’appoggio di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Non sarà d’altronde un caso che, nel suo recente viaggio, Macron abbia rinsaldato anche i legami con Abu Dhabi. Venerdì è infatti stato siglato un accordo con cui gli Emirati hanno acquistato dalla Francia 80 aerei da guerra per un valore complessivo di 16 miliardi di euro: secondo l’Associated Press, si tratta del “più grande contratto di esportazione di armi francese di sempre”. Anche in questo caso si sono levate critiche nei confronti del presidente francese. Critiche che tuttavia non sembrano averlo preoccupato più di tanto. Come abbiamo visto, Macron è infatti piuttosto avvezzo a condotte spregiudicate in politica estera. E questo suo ultimo viaggio nel Golfo lo dimostra ulteriormente.

Un ulteriore significato che può essere dato al tour mediorientale dell'inquilino dell'Eliseo riguarda infine Ankara. Notoriamente il presidente francese è infatti da tempo ai ferri corti con l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Ora, sia Riad che Abu Dhabi nutrono sentimenti ostili nei confronti della Fratellanza musulmana: quella stessa Fratellanza che, al contrario, viene spalleggiata dalla Turchia. E’ anche in quest’ottica che, come abbiamo visto, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita hanno storicamente sostenuto in Libia Haftar contro l’allora premier di Tripoli, Fayez al-Serraj (supportato invece da Erdogan). Il consolidamento dei rapporti tra Parigi, Riad e Abu Dhabi può quindi essere letto (anche) come un (poco amichevole) monito ad Ankara. Le relazioni tra francesi e turchi rischiano, insomma, di raffreddarsi ulteriormente.

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