shakiba Soultani
Shakiba Soultani
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Dal Mondo

«Sento che il mondo è finito qui», la disperazione di Shakiba, 22 enne di Kabul

Abbiamo contattato una ragazza che vive nel terrore questi giorni in cui con il ritorno dei Talebani al potere ha perso come donna diritti e speranze

In Afganistan si torna indietro di 20 anni. Il terrore si è rimpadronito delle donne che negli anni 90 con la sharia sono state cancellate, segregate e trattate come merce. L'incubo adesso è tornato ed attanaglia le più giovani che non erano nate. Adolescenti e studentesse sono cresciute in questi anni con la speranza di essere libere mentre ora l'unica liberazione per loro potrebbe essere o la fuga o la morte dalla loro terra. Shakiba Stabuni ha 22 anni e vive e studia all'Università di Kabul. Lei non ha provato sulla sua pelle la follia dei talebani non sa di cosa siano capaci. Da giorni è chiusa in casa con sua madre ed aspetta di capire cosa sarà del suo destino.


Shakiba come ti senti?

«Sono spaventata ma ho ancora delle speranze anche se quello che sta succedendo non va per niente bene. Soprattutto per donne e ragazze. Sento che il mondo è finito qui. Soprattutto per me che sono una giovane donna».

Cosa fai a Kabul?

«Sono una studentessa di computer, ho 22 anni e vivo con mia madre. Mio padre purtroppo è morto. Non avevo grandi piani per il mio futuro sognavo e volevo solo più libertà e indipendenza finanziaria».

Pensi di fuggire?

«Sì, penso che voglio fuggire. Se torniamo indietro di trent'anni per me sarebbe impossibile da sopportare».

Com'è la situazione al momento?

«Non ho novità al momento. Non esco di casa da diversi giorni. Perché non voglio vedere cosa è successo. Per ora i talebani non hanno niente a che fare con le persone perché non si sono ancora del tutto stabiliti».

Cosa vorresti dire a chi non conosce la realtà che stai vivendo?

«Che qui c'è l'inferno e che se qualcuno di noi cerca rifugio nel tuo paese, non essere cattivo con lui, perché se nel mio paese ci fosse stata la pace nessuno avrebbe mai chiesto rifugio da te».

Accorato il commento sui social della giovane Azir Noor Mohammadi di Herat.

«Siamo tutti depressi e indifesi, siamo infelici, presto la nostra voce sarà attutita. Non ho paura della morte, perché la morte è diventata molto normale per noi, siamo morti più di quanto abbiamo vissuto. Voglio dire che mi dispiace per tutti coloro che ci hanno messo in questa situazione e presto saranno puniti per le loro azioni. Ci hanno venduto senza incolpare se stessi. Chiunque poteva permetterselo ha lasciato il paese. Né i paesi musulmani né altre minoranze ci aiutano. Questo è il colpo più grande per donne e bambini. I diritti umani non funzionano e dobbiamo aspettare un destino che non si sa essere morte o vita».

Oggi le studentesse di Kabul che sognavano un futuro migliore sono chiuse in casa e fanno parte di una lista stilata dai talebani di città in città di donne single che va dagli 8 ai 45. Il loro destino è di essere uccise o date come schiave da abusare ai talebani.
Ogni volta che sentono bussare alla porta sono consapevoli che potrebbero essere portate via per essere stuprate o uccise. Sono incredule che non ci sia più nessuno a difendere i loro diritti di esseri umani. Chi di loro non è fuggita vive giorno per giorno con l'incertezza di quello succederà a breve con l'insediamento definitivo della follia criminale dei talebani a cui l'Occidente ha riconsegnato la roccaforte del terrorismo islamico.

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