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Cronaca

"Ho stretto la mano al Papa". Ecco cosa ha detto davvero a noi giornalisti

Una testimonianza in prima persona dell'incontro con Francesco. Autore di un discorso magari scomodo, ma franco e rispettoso

Ho stretto la mano al Papa. Ha sorriso. E' stato emozionante. E prima di poterlo salutare ho ascoltato le sue riflessioni sul giornalismo e il mondo della comunicazione, l'ho sentito parlare (a me e ad altre centinaia di colleghi ricevuti in udienza) dell'importanza e degli obblighi di una professione che "come poche altre ha tanta influenza sulla società", della quale contribuisce a "scrivere l'agenda delle notizie" e a "introdurre le persone all'interpretazione degli eventi".

L'ho sentito richiamarci alla necessità - obbligo - della ricerca della verità. L'ho percepito vicino nella difesa di un mestiere bello e difficile, spesso scomodo, e che chi nega le libertà prova da sempre a orientare e imbavagliare. Ricerca della verità, rispetto della dignità umana e coerenza tra stile di vita e professionalità: questo mi sono sentito chiedere dal Papa per essere degno di tale compito. Un discorso franco, diretto e anche scomodo, pronunciato di fronte a una platea che rappresentava una categoria in profonda crisi, in cui troppi sono costretti a fare i conti con precariato e sfruttamento economico.

Certo. Papa Francesco ha detto anche che "le chiacchiere sono terrorismo", che possono uccidere una persona, segnarla per la vita. Ma non mi sono sentito attaccato. Mi ha solo richiamato a uno dei valori fondanti della mia professione: verità, continenza e pertinenza come confini invalicabili dell'esercizio del diritto di cronaca. L'ho studiato sui libri per l'esame da professionista e ho imparato a praticarlo quotidianamente.

E dunque? Il Papa non ha attaccato i giornalisti, come ho scoperto avrebbe fatto leggendone su alcuni giornali il giorno dopo. Ci ha solo ricordato chi siamo e perché il nostro lavoro è fondamentale. Ci ha chiesto di "non alimentare la paura davanti a cambiamenti o fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame". Temi di grandissima attualità. Forse aveva in mente qualche prima pagina letta in questi mesi. Forse no. Ma anche fosse, non si sarebbe mai permesso di censurare un diritto anzi ribadito: "La critica è legittima, dirò di più, necessaria". Attaccato i giornalisti? No. Difesi fino in fondo.

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