Edoardo Frittoli

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Otto colpi di pistola riecheggiano nella penombra scesa sulla via Mancinelli al quartiere Casoretto, zona Est di Milano. Sono le 19,55 del 18 marzo 1978. A terra rimangono i corpi dei due diciottenni attivisti di sinistra e frequentatori del centro sociale Leoncavallo: Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, per tutti "Iaio".

Inizia con questa scena del crimine, compiuto a soli due giorni dal rapimento di Aldo Moro, la storia di un duplice omicidio che ha come estremi temporali il terrorismo, la strategia della tensione, l'eversione di destra, l'eroina, lo scontro politico fino ai Servizi e alla Banda della Magliana di Mafia Capitale. Un delitto che nel 2000 fu archiviato dal GUP di Milano Clementina Forleo per insufficienza di prove a carico degli imputati, i neofascisti Massimo Carminati (membro della banda della Magliana) Mario Corsi (dei NAR) e Claudio Bracci.

Il testo più importante sul duplice omicidio di 40 anni fa è quello scritto dal giornalista Daniele Biacchessi (aggiornato nel 2015) Fausto e Iaio: La speranza muore a 18 anni (Baldini & Castoldi).


Gli antefatti della morte di Fausto e Iaio

Fausto e Iaio non erano milanesi di nascita. Erano arrivati in città con le loro famiglie provenienti rispettivamente da Trento e da Telese, in provincia di Benevento.

Iaio, il ragazzo con i capelli neri a caschetto, è a Milano dal 1970. Fausto è arrivato anni dopo. I due si conoscono a scuola, entrambi frequentano il vicino oratorio dove giocano spesso a calcio. Sono di sinistra, anche se non sono militanti a tempo pieno. Frequentano abitualmente il Centro Sociale Leoncavallo, lo spazio autogestito a pochi passi dalle loro abitazioni. Nel quartiere dove vivono è molto diffuso lo spaccio di eroina, sul quale i ragazzi stanno svolgendo un'indagine privata raccolta in una serie di documenti autoprodotti chiamata il "libro bianco dell'eroina", promosso anche dal Leoncavallo. Due giorni prima della loro morte era stato rapito a Roma il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro.

Sono anche i mesi di massima tensione tra militanti di destra e sinistra, sfociata nella guerra urbana innescata tre anni prima dagli assassinii di Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi avvenuti poco lontano dal quartiere Casoretto. A poche centinaia di metri dalle case di Fausto e Iaio si trovava inoltre il bar "Il Pirata", ritrovo abituale di esponenti della malavita e dell'estrema destra milanese.

In via Monte Nevoso, proprio di fronte all'appartamento della famiglia di Fausto Tinelli, sarà scoperto il covo delle Brigate Rosse dove sarà rinvenuto in parte il "memoriale Moro".

Via Mancinelli altezza civico 8: ore 19,55 di sabato 18 marzo 1978: l'agguato

Fausto e Iaio si sono ritrovati dopo un pomeriggio passato al parco Lambro alla trattoria "Crota Piemunteisa" di fronte al Leoncavallo. Devono cenare a casa della madre di Fausto per poi ritornare al centro sociale per un concerto del bluesman Roberto Ciotti.

Nella sala biliardo della trattoria ci sarebbero stati tre individui mai visti precedentemente nel locale. I due ragazzi, usciti dalla "Crota Piemonteisa", non percorrono la via Mancinelli (la strada forse più breve per casa Tinelli) bensì la parallela via Lambrate, aggirando l'isolato. Si fermano per qualche istante all'edicola all'angolo con la via Mancinelli, tappezzata dalle prime pagine dei giornali sul rapimento Moro. Quindi la imboccano attratti da qualcuno. Una testimone riferisce di aver visto i due ragazzi discutere animatamente con un terzetto con in mano sacchetti di plastica: due con l'impermeabile chiaro, uno con un giubbotto di pelle marrone. Poi partono i colpi secchi nel silenzio della via poco trafficata. Colpi precisi, da professionisti. Fausto è colpito al petto, all'addome e al rene sinistro. Iaio all'addome e alla carotide, tutti punti fatali. Un altro testimone avrebbe confermato la fuga divisa dei tre, uno in autobus e gli altri verso via Padova e via Accademia rispettivamente. A terra Iaio è già morto. Fausto morirà pochi minuti dopo, durante la corsa in ambulanza.

I funerali, le prime indagini

Ai funerali di Fausto e Iaio alla chiesa di Santa Maria Bianca al Casoretto, giusto di fronte alla casa di Iaio, partecipa una folla di 100.000 milanesi di tutte le età. Ci sono anche i consigli di fabbrica e persino una rappresentanza dalla Mirafiori di Torino. E' il 22 marzo 1978.

Le indagini sono condotte dal Sostituto Procuratore Armando Spataro e passano in poco tempo dalla Squadra Mobile alla Digos, per l'ipotesi del movente politico del duplice omicidio inizialmente inquadrato come "regolamento di conti" nell'ambito dello spaccio di stupefacenti. La perizia balistica mostra le prime incongruenze sull'esatta origine dell'arma che sparò la sera del 18 marzo, soprattutto sulla marca della pistola dalla quale partirono i colpi calibro 7.65.

Nei giorni immediatamente successivi si verificheranno una serie di eventi che contribuiranno in modo decisivo a confondere le acque durante il lavoro degli inquirenti. Una serie di incongruenze e di fatti concatenati che hanno portato a ipotizzare che l'omicidio di Fausto e Iaio fosse stato innescato da una spirale di concause legate a doppio filo al traffico di droga, allo scontro frontale tra destra e sinistra milanese, all'eversione nera e in ultima istanza alla coincidenza temporale con il rapimento Moro e l'attività dei Servizi attorno al covo brigatista di via Monte Nevoso. In buona sostanza una matassa apparentemente inestricabile, resa ancora più annodata da lacune degli inquirenti, mancato coordinamento interforze tra PS e CC, da testimonianze variegate, da omissioni (la madre di Fausto non sarà mai ascoltata come testimone, ad esempio) e da fatti inquietanti avvenuti prima e dopo la sera del 18 marzo. Vediamoli in sintesi:

La pista dello spaccio e il pestaggio del 10 marzo 1978

Una settimana prima dell'agguato, al parco Lambro un noto spacciatore della zona viene violentemente percosso e seriamente ferito da un gruppo di ragazzi "di sinistra". Si trattava di Gianluca Oss Pinter, noto frequentatore degli ambienti dell'estrema destra della zona. Alcuni testimoni avrebbero indicato la presenza di Fausto ai fatti, mentre Iaio sarebbe arrivato poco dopo il pestaggio in motorino. Nelle tasche di Fausto la scientifica trova un biglietto con i dati di un altro spacciatore della zona con il quale Fausto avrebbe avuto un violento alterco pochi giorni prima.

Il bar "Pirata" di via Pordenone

Era il principale punto di ritrovo dei neofascisti, esattamente a metà strada tra il parco Lambro e via Mancinelli al Casoretto. Nei giorni successivi all'omicidio di Fausto e Iaio lo spacciatore ferito si sarebbe confidato con la coppia di gestori del bar, dicendo di sapere che fossero gli esecutori materiale del delitto. In un'intercettazione telefonica successiva, emerse che al bar qualcuno avrebbe abbandonato un impermeabile come quello indossato da uno dei killer dei ragazzi.

La moto misteriosa

Nei minuti immediatamente successivi alla morte di Fausto e Iaio l'incrocio di alcune testimonianze avrebbe indicato la presenza di due individui in sella ad una moto di grossa cilindrata notati in due distinti momenti: nell'atto di liberarsi di una pistola e poco dopo intenti a rimuovere una maschera fissata sopra la targa e a dividersi nella vicina piazza Aspromonte, allora centro nevralgico dello spaccio di eroina.

Le visite in casa Iannucci e Tinelli, via Monte Nevoso, la sparizione dei nastri

il mistero si infittisce quando la madre di Iaio racconta un fatto di poco precedente l'omicidio. Alla porta del suo appartamento in via Monte Nevoso, 9 (proprio di fronte al covo delle BR) avrebbe suonato un uomo di colore. Senza presentarsi avrebbe pronunciato in inglese la frase "Eight o'clock, danger..danger!" (Alle ore otto…pericolo, pericolo!) prima di dileguarsi. L'agguato avverrà due giorni proprio intorno alle 20.

Alcuni mesi prima, al terzo piano dello stabile di Iaio, una famiglia era stata improvvisamente sfrattata con esecuzione immediata. Poco dopo dall'appartamento si sarebbero uditi rumori sospetti e movimenti di apparecchiature fotografiche.

A casa Tinelli, nei giorni immediatamente precedenti la morte di Fausto, una ragazza misteriosa si sarebbe presentata facendo domande sulle abitudini del giovane leoncavallino.

Ma il fatto più eclatante avvenuto nei giorni successivi al delitto è certamente la sparizione dei nastri dove Fausto e Iaio avevano registrato i dati raccolti sullo spaccio di droga in quartiere. Il fatto si svolse mentre la casa era vuota, durante la sepoltura di fausto a Trento e mentre gli inquirenti non avevano ancora restituito gli effetti personali del ragazzo, tra cui le chiavi di casa.

Le rivendicazioni neofasciste,  Aldo Moro e il comunicato n.2 delle Brigate Rosse

La prima rivendicazione, ritrovata a Roma il giorno dopo le esequie e segnalata da una chiamata anonima, è confusa e scritta in un linguaggio rozzo. E'firmata dal' Esercito Nazionale Rivoluzionario- Brigata combattente "Franco Anselmi", che era un esponente dell'eversione nera romana vicina ai NAR, ucciso durante una rapina ad un'armeria. Per la prima volta la Capitale entra nella scena del delitto di via Mancinelli.

Il 25 marzo 1978 viene ritrovato il comunicato n.2 redatto dalle BR durante i 55 giorni di prigionia di Aldo Moro. In calce i sequestratori del Presidente Dc rendono onore a Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci.

Morte di un cronista

Un altro tassello del mosaico in cui si divide la storia successiva all'omicidio di Fausto e Iaio è rappresentato dalla morte del primo cronista giunto sulla scena del delitto la sera del 18 marzo 1978. Si tratta di Mauro Brutto, giovane giornalista in forza alla redazione milanese de "L'Unità". Seguirà

gli sviluppi del caso nei mesi successivi, sempre più convinto che il movente dello spaccio nascondesse in realtà qualcosa di molto più grande. Morirà travolto da un auto pirata il 25 novembre del 1978, in circostanze mai del tutto chiarite.

Come si arrivò alla Banda della Magliana

Gli inquirenti arriveranno ad individuare un primo nome all'interno della pista romana più di un anno dopo la morte di Fausto e Iaio. Partendo dalla rivendicazione dove si cita Franco Anselmi, saranno le indagini di un aggressione avvenuta il 20 marzo 1979 a Roma a far scoprire le foto di Fausto e Iaio e delle loro esequie durante la perquisizione della casa di Mario Corsi, esponente dei NAR. Le foto venivano da Cremona, dove il terrorista nero aveva uno zio giornalista e dove spesso si recava. Anche nei giorni della morte di Fausto e Iaio, Corsi si sarebbe trovato in Lombardia. Saranno le parole dei pentiti ad indicare negli anni seguenti la presunta partecipazione al duplice omicidio del 1978 di Massimo Carminati (compatibile peraltro con la descrizione fisica nelle mani degli inquirenti) e di Claudio Bracci, terrorista dei NAR in contatto frequente con la Banda della Magliana e legato anch'egli alla figura di Franco Anselmi. 

Tutti questi elementi non basteranno al Giudice Clementina Forleo che il 6 dicembre del 2000 archivierà il caso con la seguente motivazione nei confronti dei tre imputati: "pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva ed in particolari degli attuali indagati, appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ciò soprattutto per la natura del reato delle pur rilevanti dichiarazioni."

Una storia di un delitto, quello di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, ancora senza i nomi degli esecutori materiali e piena di ombre scure come i giorni che l'Italia democratica stava vivendo dopo il rapimento di Aldo Moro al culmine degli anni di piombo, dell'eversione, dello scontro frontale tra destra e sinistra extraparlamentare. Una fitta rete sommersa fatta di molte maglie nella quale la vita dei due ragazzi del Casoretto rimase impigliata 40 anni fa.

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