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Cronaca

L'orrore della malagiustizia, le speranze verso quella nuova

La Rubrica - Lessico Familiare

Ora vi racconto una brutta storia che va oltre il riduttivo termine di mala-giustizia.

Due coniugi si separano nel peggiore dei modi. Ne scaturisce una battaglia sull’affido delle figlie dove prevale la madre, Giovanna, ritenuta - tra i due - il genitore più adeguato a occuparsi delle medesime. La donna prova a rifarsi una vita. Conosce un ragazzo egiziano con il quale concepisce un figlio, Renzo.

Dopo la sua nascita la costruzione di questa nuova famiglia si inceppa sulle diversità di mentalità e di vedute culturali. Iniziano così i litigi, feroci, plateali, tant’è che i vicini chiamano più volte le Forze dell’Ordine.

Intervengono i Servizi Sociali che attivano il Tribunale per i minorenni e, una mattina, il Nucleo Tutela Minori si presenta a casa di Giovanna per prelevare il bambino, sulla base di un decreto provvisorio e urgente dei Giudici minorili. Càpita (12.000 volte all’anno secondo statistiche). Renzo viene condotto da una famiglia affidataria che ha già due figli piccoli. Non sappiamo quali criteri selettivi siano stati applicati all’epoca ma sappiamo - a quanto riferisce la madre ai giornali - che il pater familias avesse precedenti per droga, furto e possesso illegale di armi. Questo non dovrebbe capitare. Questo proprio no.

Ma andiamo avanti perché la realtà è persino peggio dell’immaginazione.

Un mese prima che il piccolo Renzo festeggi il suo secondo compleanno viene lasciato incustodito dalla famiglia affidataria e il bimbo muore, annegando in una piscina. Secondo le indagini si è trattato di una tragica fatalità e il caso viene archiviato senza colpevoli.

Giovanna però non ci sta: fa causa al Comune, al ministero della Giustizia e al Tribunale per i minorenni, chiedendo il risarcimento dei danni patiti per la morte del figlio.

Il Tribunale ordinario, in primo grado, rigetta tutte le richieste istruttorie della donna, compresa l'esibizione coattiva del fascicolo sull’affido alla famiglia che lo aveva accolto. Oltre il danno la beffa: la donna soccombe in giudizio e viene condannata al pagamento delle spese legali per decine e decine di migliaia di Euro.

Morale? Non c’è, perché questa non è una parabola evangelica, non è una favola di La Fontaine o Esopo; è una tragedia nella tragedia. Siamo infatti al cospetto di una mamma che ha perduto il proprio bambino, non una ma due volte.

Prima le è stato strappato perché ritenuta inadeguata a crescerlo e poi ha vissuto lo strazio di doverlo seppellire dopo il decesso avvenuto nel contesto di una famiglia affidataria che, fatalità o meno, di fatto lo ha lasciato solo come forse nessuna madre biologica avrebbe fatto.

Le famiglia affidatarie non sono tutte uguali e non meritano generalizzazioni: anzi, a dirla tutta provo una stima immensa per chi decidA di sublimare il concetto di misericordia e amore cristiano nell’accogliere figli altrui per crescerli al pari dei propri.

Però c’è un però: nelle maglie di un meccanismo che si nutre di questa abnegazione e sacrificio d’amore qualcosa può sfuggire.

Qualcosa, nella vicenda di Renzo e Giovanna, è fatalmente mancato. Al destino Giovanna non crede e non vuole credere. Cerca i responsabili, chiede in qual modo sia stata selezionata quella famiglia il cui capostipite avesse tali precedenti penali non proprio di poco conto. Vuole risarcito il prezzo del proprio dolore.

Non conosco Giovanna. Non conosco la famiglia affidataria. Non voglio nemmeno entrare in quelle carte che grondano di miseria, morte, dolore inestirpabile. Però conosco le falle della giustizia, soprattutto quella minorile. Falle che scaturiscono, spesso e volentieri, da un sistema viziato a monte, come dimostrano taluni casi eclatanti di cronaca giudiziaria (e non ho pronunciato il nome Bibbiano). E sullo sfondo l’ombra del denaro, dell’interesse privato, di relazioni corrotte dalla sete di visibilità e prebende pubbliche. Siamo, per fortuna, alla fine di queste storture, o quantomeno intravediamo una svolta.

Con la riforma del processo civile nasce un nuovo soggetto che manda in pensione il Tribunale per i Minorenni: il Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie, altamente specializzato.

Sul piano ordinamentale, davanti a questo apparato all’avanguardia si concentreranno tutte le competenze fino ad oggi ripartite fra Tribunale Ordinario e Tribunale per i minorenni, con un unico rito comune. Lo vedremo, soprattutto chi - come me - opera da avvocato specializzato in questo settore.

Ma non voglio tediarvi perché la mente torna inevitabilmente a Giovanna e alla sua sete di verità.

Chissà se il nuovo Tribunale sarà più trasparente, collaborativo, leale nell’appagare la sete di giustizia di una madre come lei che chiede solo di ripercorrere, a ritroso, tutti i passaggi che hanno portato Renzo nel contesto familiare dove ha trovato la morte.

Fatalità hanno detto gli inquirenti. Nessun colpevole. Ma c’è qualcosa che a Giovanna non tornerà mai. Né mai lo accetterà.

info: www.missagliadevellis.com

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