La verità sulla lettera di Papa Ratzinger tagliata da Viganò

Un eccesso di scrupolo ha messo nei guai il monsignore inviso ai più (ma non a Papa Francesco) per aver messo in moto una macchina riformatrice

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Papa Francesco con il papa emerito Benedetto XVI - Roma, giugno 2016 – Credits: ANSA / PRESS OFFICE / Osservatore Romano

Orazio La Rocca

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Il vero “bersaglio” era papa Francesco. Ma non potendolo colpire in prima persona hanno preso di mira il suo primo collaboratore responsabile dei mass media vaticani, monsignor Dario Viganò, Prefetto della Segreteria per le Comunicazioni, fino a costringerlo a rassegnare le dimissioni, travolto dalle accuse di aver osato pubblicare solo una parte di una lettera del papa emerito Benedetto XVI.

Un intervento a sorpresa di Joseph Ratzinger che, nel testo, scende in campo in difesa di papa Bergoglio, parlando di “continuità” tra i loro pontificati e definendo “stolti” i “tentativi” di coloro i quali cercano di metterli l'uno contro l'altro. Presa di posizione che Viganò ha integralmente inserito nella sintesi della lettera pubblicata il 13 marzo scorso in occasione della presentazione di 15 volumi dedicati alla teologia di papa Francesco scritti da altrettanti teologi in occasione del quinto anniversario del pontificato.

Nella parte omessa dello scritto ratzingeriano c'è invece la spiegazione del motivo per cui il papa emerito non ha potuto scrivere un commento all'opera (“Per mancanza di tempo” e per “impegni già presi”), rimarcando, però, il suo disappunto sul fatto che tra i 15 teologi coautori dei libri ce ne sono un paio che sono stati suoi oppositori, tra cui il noto teologo tedesco Peter Hunermann (89 anni), tra i suoi più fieri avversari fin dagli anni in cui insegnava teologia in Germania. Ma Hunermann – lamenta il papa emerito – è stato anche feroce critico delle posizioni morali di Giovanni Paolo II.

UNA POLEMICA DISPUTA TEOLOGICA

La severa sottolineatura di Benedetto XVI può, quindi, essere tranquillamente circoscritta nel classico caso di polemica disputa tra teologi, condita anche di qualche punta di polemica, che presumibilmente monsignor Viganò ha ritenuto opportuno non rendere di dominio pubblico, preferendo presentare solo la prima parte della lettera in cui il papa merito mette a tacere tutte quelle voci che lo vorrebbero arruolare tra gli oppositori del papa regnante.

Una scelta che il “partito” anti bergogliano che si annida in Vaticano ha subito preso al volo parlando di “scandalo” e di “manipolazione”, arrivando ad accusare Viganò di essersi comportato come un autore di “fake news”, costringendolo alle dimissioni col malcelato intento di mettere in difficoltà lo stesso papa Francesco.

Se ci si dimentica di tutto questo, diventa difficile, se non proibitivo, capire il vero motivo per cui monsignor Viganò mercoledì scorso ha rimesso il mandato nelle mani del pontefice, il quale, però, significativamente, pur accettando “a malincuore” le dimissioni del Prefetto, lo ha subito nominato Assessore della stessa Segreteria della Comunicazione pregandolo di “continuare nell'opera riformatrice dei mass media della Santa Sede, dall'Osservatore Romano alla Radio vaticana, dalla Libreria editrice vaticana alla Tipografia”.

Il passo indietro di Viganò arriva 24 ore dopo la pubblicazione del testo integrale della lettera da parte della Sala Stampa della Santa Sede, ma solo dopo qualche giorno dalla diffusione dello stesso testo integrale in alcuni siti notoriamente contrari a papa Francesco, ai quali “qualcuno” dal Vaticano aveva fatto pervenire segretamente lo scritto di papa Ratzinger.

PECCATO VENIALE PER PROTEGGERE RATZINGER

Ma leggendo il testo integrale emerge chiaramente che la parte più interessante della lettera era quella che riguardava il rapporto tra i due papi e Viganò l'ha pubblicata correttamente, tagliando il capoverso sulle polemiche teologiche. Ha fatto bene? Ha fatto male?

Di sicuro ha fatto benissimo a pubblicare tutta la parte della lettera in cui Ratzinger prende le pubbliche difese di Bergoglio. Sulla parte omessa – spiegano Oltretevere - forse ha mostrato un eccesso di scrupolo nei confronti del papa emerito. Al massimo avrà commesso un peccato veniale fatto volutamente – come si è appreso dal suo entourage - per motivi di opportunità nel tentativo di evitare di rendere pubblica una polemica tra vecchi teologi e tutelare la figura di Ratzinger da attacchi mediatici.

Ma immaginare che sia stata questa la vera “colpa” che ha spinto Viganò a rassegnare le dimissioni non sembra molto credibile. I motivi sono altri e stanno tutti dentro le mura vaticane, dove non è un mistero che l'ormai ex Prefetto aveva messo in moto una macchina riformatrice facendosi qualche nemico, su piena delega di papa Francesco che su di lui riponeva e ripone piena ed incondizionata fiducia, un piano destinato a cambiare volto e operatività a tutto il sistema comunicativo della Santa Sede che sta per arrivare in dirittura d'arrivo, ma che non tutti in Vaticano sembrano disposti a digerire.

E non è difficile immaginare che sia tra questi che possa annidarsi la “manina” che ha trafugato la lettera integrale di papa Ratzinger facendola arrivare ai giornali, col chiaro intento di mettere in cattiva luce Viganò per colpire Bergoglio.

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