Cronaca

L'inchiesta di Report sui rapporti tra Juventus e 'ndrangheta: cosa ha detto

In onda la ricostruzione degli atti dell'indagine Alto Piemonte. Intercettazioni, bagarinaggio che prosegue, il suicidio di Bucci e le altri documenti

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Dopo settimane di lanci, anticipazioni e polemiche è andata in odnda la puntata di Report (programma di inchiesta di RaiTre curato e condotto da Sigfrido Ranucci) che si è occupata della vicenda dell'indagine Alto Piemonte, giunta al secondo grado di giudizio e dentro la quale c'è una parte dedicata a ricostruire il tentativo delle cosche calabresi di infiltrarsi nel business del bagarinaggio e del controllo della Curva Sud dell'Allianz Stadium della Juventus.

Una storia emersa già lo scorso anno e finita anche sul tavolo della giustizia sportiva con il deferimento del club e del suo presidente Andrea Agnelli, le richieste della Procura della Federcalcio (30 mesi di squalifica per Agnelli), le sentenze in primo e secondo grado e il lavoro della Commissione parlamentare Antimafia con i veleni per l'intercettazione fantasma raccontata dal procuratore Pecoraro e poi smentita nella sua esistenza.

Report è entrato in possesso dei documenti dell'indagine della Procura di Torino e ha raccolto altre testimonianze che, secondo i curatori della trasmissione, hanno offerto uno spaccato inquietante del rapporto tra la Juventus e le sue frange più estremiste di tifosi oltre che del sistema calcio in generale.

Un contesto, ha spiegato il conduttore Sigfrido Ranucci, in cui "la Juventus ha rischiato seriamente di essere infiltrata dalla ‘ndrangheta; se questo non è avvenuto è perché ha degli anticorpi forti, più forti di altri". Quasi un docu-film, più che un'inchiesta, essendo il materiale già agli atti di due corti oltre che di quella sportiva.

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Il lancio della trasmissione su Twitter - 22 ottobre 2018 – Credits: tratto da Twitter @reportrai3

Le sentenze del processo Alto Piemonte

La premessa doverosa è che nè la Juventus in quanto società, nè alcun suo dipendente o collaboratore è mai stato indagata, accusata, rinviata a giudizio o tanto meno condannata per quanto emerso nella parte dell'inchiesta Alto Piemonte relativa ai rapporti nelle curve dello Stadium.

Il processo penale è arrivato alla sentenza d'appello che ha visto condannati Saverio e Rocco Dominello, quest'ultimo a cinque anni, oltre all'ex ultras bianconero Fabio Germani. L'uomo che, secondo quanto appurato dal Tribunale, avrebbe introdotto Dominello nel mondo Juventus consentendogli di prendere in mano il business del bagarinaggio.

La società sarebbe stata ben disposta a garantire ai capi ultras quote di biglietti da rivendere lucrando, ma allo stesso tempo avrebbe avuto un rapporto quasi succube nei confronti dei personaggi finiti al centro dell'inchiesta e sarebbe stata inconsapevole del loro profilo legato alla criminalità organizzata.

E' la stessa conclusione del procedimento sportivo in cui Andrea Agnelli è stato condannato a 12 mesi di inibizione, poi ridotti a 3 in appello con multa di 100mila euro e proscioglimento per non processabilità degli altri dirigenti con l'eccezione di Francesco Calvo, all'epoca direttore commerciale. 

Il tribunale sportivo ha accertato la violazione della normativa sulla vendita dei tagliandi da parte della Juventus, ma ha anche scritto che Agnelli era ignaro rispetto ai legami di Rocco Dominello che gli era stato presentato solo in qualità di persona in grado di fare da intermediario con i tifosi e di garantire l'assenza di problemi di ordine pubblico all'interno della Curva Sud.

Cosa ha detto l'inchiesta di Report

L'inchiesta di Report si è concentrata in particolare sue due filoni: il suicidio di Raffaello 'Ciccio' Bucci, ex componente dei Drughi della Curva Sud e collaboratore del club nella gestione dei rapporti con i tifosi, rimasto misterioso e sul quale si indaga ancora e il bagarinaggio non terminato nemmeno dopo indagine e condanne.

Bagarinaggio non finito

Report ha raccolto la testimonianza di Bryan Herdocia, ex ultras bianconero arrestato nel 2015 e al quale erano state trovate 80 carte d'identità false utili per intestarsi biglietti dello stadio. L'uomo ha raccontato mostrato una chat con altri responsabili della curva relativa a Valencia-Juventus dello scorso mese di settembre e a biglietti per la trasferta a Londra contro il Tottenham della passata stagione e Juventus-Lazio dell'inizio di questo campionato.

Il fenomeno non si sarebbe, dunque, interrotto con le indagini e le condanne (anche sportive), ma sarebbe proseguito oltre e fino a qualche mese fa all'esterno dello Stadium sarebbe rimasto attivo il banchetto dei Drughi per la vendita di materiale. Tutto abusivo, sfrattato dall'interno dello stadio, ma comunque presente. 

In un'intervista che era già stata anticipata dalla stessa emittente, uno dei leader del gruppo Bravi Ragazzi (Andrea Puntorno) racconta al reporter Federico Ruffo di essere stato in grado di guadagnare anche 30-40 mila euro per partita grazie al bagarinaggio e di aver acquistato con quei proventi due case e una panetteria.

Il ruolo dei dirigenti della Juventus

Report ha trasmesso chat e prove (in parte già anticipate nei lanci della puntata) che dimostrerebbero il legame tra i massimi dirigenti della società e i gruppi ultras. Il processo penale e sportivo ha già sentenziato l'esistenza del rapporto e la violazione delle regole anti-bagarinaggio (per questo la Juventus e i suoi dirigenti sono stati puniti in sede sportiva). 

L'inchiesta ha mostrato, invece, l'attività dell'allora amministratore delegato Beppe Marotta per riservare tagliandi di una gara di alto livello a uomini poi emersi come intermediari di Rocco Dominello poi condannato a cinque anni in appello nel corso del processo Alto Piemonte che ha ricostruito le ramificazioni della 'ndrangheta nel Nord Ovest d'Italia. Marotta avrebbe garantito anche un provino al figlio di un personaggio riconducibile alla cosca Pesce-Bellocco.


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Una parte di un'intercettazione trasmessa da Report - 22 ottobre 2018 – Credits: tratto da Twitter @reportrai3

Il suicidio di Raffaello Bucci

La vicenda del suicidio di Raffaello 'Ciccio' Bucci (morto il 7 luglio 2016) è quella più controversa. La stessa famiglia ritiene che non si sia trattato semplicemente di un gesto volontario, ma che il collaboratore del club nella gestione dei rapporti con gli ultras sia stato istigato a lanciarsi dal cavalcavia di Fossano.

La Procura di Cuneo a febbraio ha riaperto l'inchiesta. Report fa ascoltare i dialoghi al telefono tra Alessandro Nicola D'Angelo (security manager della società) e i dirigenti compreso Agnelli. Telefonate concitate dalle quali emergerebbe la convinzione che si fosse ammazzato per timore di ritorsioni da parte di qualcuno (per paura che gli prendessero il figlio) dopo essere stato interrogato il giorno prima dagli investigatori che si stavano occupando dei rapporti tra cosche e gruppi ultras.

Due gli elementi 'nuovi' della ricostruzione giornalistica: il contributo di Placido Barresi (uno dei capi storici delle cosche a Torino) a il racconto attraverso intercettazioni delle ore precedenti l'interrogatorio di Bucci in Procura prima del suicidio.

Barresi ha rivelato che il tentativo di infiltrazione in curva non ha riguardato solo Dominello ma "la Calabria unita", ovvero un accordo che coinvolge più famiglie. E che il collaboratore della Juventus si sarebbe suicidato sotto ricatto perché "volevano i soldi indietro" e avevano minacciato di portargli via il figlio. Bucci conosceva il contesto e non avrebbe retto la pressione.

In un'intercettazione in cui parla con la ex compagna del suicida, invece, Stefano Merulla (ticket manager del club) racconta di aver trascorso la sera prima dell'interrogatorio dai pm parlando con Bucci di cosa avrebbe dovuto dire.

Report ha dato conto anche dei dubbi della famiglia su quanto accaduto nei minuti e nelle ore successive al suidicio, compresa la riapparizione in un secondo tempo degli oggetti personali dell'uomo non ritrovati dalle forze dell'ordine nell'auto lasciata sul cavalcavia di Fossano prima del lancio mortale. Su questo episodio indaga la Procura di Cuneo.

Lo striscione su Superga

Report ha anche fatto ascoltare l'intercettazione in cui D'Angelo racconta di come, in occasione del derby contro il Torino del febbraio 2014, entrarono allo Stadium striscioni vietati col consenso della società. Una trattativa in cui il responsabile della sicurezza dovette cedere alle pressioni dei capi ultras pur consapevole che questo avrebbe portato a una forte multa per la società.

Comparvero anche due striscioni inneggianti alla tragedia di Superga che suscitarono un'ondata di sdegno. Nell'intercettazione si racconta che i capi sicurezza dello Stadium scovarono la prova che D'Angelo si era reso disponibile nell'organizzare l'ingresso in curva di due zaini 'sospetti' e che, una volta venutolo a sapere, il presidente Agnelli non denunciò ma si limitò a fargli notare che si era "fatto beccare".


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