Cronaca

Dante, il padre degli italiani

Dopo il successo delle celebrazioni per il Dantedì, Panorama lancia una nuova proposta letteraria. Per affrontare questi tempi incerti, il suggerimento è di aggrapparci al nostro patrimonio culturale. E visto che, come ha scritto il 19 aprile Paolo Rumiz, il verso «è terapeutico come l'amore» e «la bellezza è l'antivirus più efficace», presentiamo sei interpreti della nostra tradizione. L'iniziativa Poesia per r-esistere è realizzata in collaborazione con alcuni docenti di Lettere dei licei Faes di Milano e con il professor Gianni Vacchelli, docente alla Statale di Milano. La sesta e ultima puntata è dedicata al poeta per antonomasia.

Chi non conosce Dante Alighieri? Il sommo poeta, ma basta il Poeta con la p maiuscola, per antonomasia. Alighieri cognome bellissimo (alas gerere, l'aligero, il portatore di ali), ma non necessario. Caso unico, probabilmente, nella letteratura di sempre, lo chiamiamo per nome: Dante. Perché? perché Dante è un poeta immenso sublime e popolare che parla ai dotti e ai semplici ai grandi e ai piccoli agli anziani agli adulti ai bambini.

Dante è un genio di immaginazione, di rigore etico, di ricerca spirituale, ma è anche un amico e un compagno di viaggio: con lui attraversiamo la selva oscura. Chi di noi non si è trovato in una selva oscura ed ecco il Poeta ci dà la certezza che il viaggio sarà sì difficile, arduo e periglioso, ma che riusciremo a uscire a riveder le stelle. Dante è il padre della nostra lingua e della nostra letteratura, è l'italianità compiuta e realizzata, come potrebbe e dovrebbe essere e la sua Commedia è mamma e nutrice come lui stesso dice dell'Eneide.

Quindi abbiamo sempre più bisogno di Dante, Dante è sempre più attuale e dall'altra inattuale, perché ci provoca con la sua grandezza con il suo pensiero con i suoi valori e mette in crisi tanti aspetti problematici o non etici o inquietanti del nostro tempo. Le scene grandiose della Commedia sono innumerevoli. Forse la più commovente di tutte è l'incontro con il maestro nel primo canto dell'Inferno:

1. 61 Mentre ch'i' rovinava in basso loco,

1. 62 dinanzi a li occhi mi si fu offerto

1. 63 chi per lungo silenzio parea fioco.

1. 64 Quando vidi costui nel gran diserto,

1. 65 «*Miserere* di me», gridai a lui,

1. 66 «qual che tu sii, od ombra od omo certo!».

1. 67 Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,

1. 68 e li parenti miei furon lombardi,

1. 69 mantoani per patria ambedui.

1. 70 Nacqui *sub Iulio*, ancor che fosse tardi,

1. 71 e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto

1. 72 nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.

1. 73 Poeta fui, e cantai di quel giusto

1. 74 figliuol d'Anchise che venne di Troia,

1. 75 poi che 'l superbo Ilion fu combusto.

1. 76 Ma tu perché ritorni a tanta noia?

1. 77 perché non sali il dilettoso monte

1. 78 ch'è principio e cagion di tutta gioia?».

1. 79 «Or se' tu quel Virgilio e quella fonte

1. 80 che spandi di parlar sì largo fiume?» (If I, 62-80)


In questo ideale abbraccio tra il più grande poeta dell'antichità (perché in Virgilio è contenuto anche il vertice omerico) e il più grande poeta della letteratura italiana ed europea abbiamo lo straordinario viatico di quello che potrebbe essere l'Europa di quello che forse l'Europa deve ancora diventare. Ecco le radici dell'Europa il suo passato, ma anche il suo presente e il suo futuro: perché in questo grande incontro i grandi valori la grande bellezza la grande arte europea confluiscono.


1. 1 Nel mezzo del cammin di nostra vita

1. 2 mi ritrovai per una selva oscura

1. 3 ché la diritta via era smarrita.

1. 4 Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

1. 5 esta selva selvaggia e aspra e forte

1. 6 che nel pensier rinova la paura!

1. 7 Tant'è amara che poco è più morte;

1. 8 ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,

1. 9 dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte (If I,1-9)

Questo è l'inizio più celebre della letteratura occidentale, secondo forse solo a «In principio Dio creò il cielo e la terra», la Bibbia come grande codice e giardino dei simboli dalla letteratura occidentale. Questi versi richiederebbero ore e ore di commento. Sottolineiamo solo alcuni aspetti per cogliere la grandezza infinita di Dante. «Nel mezzo del cammin di nostra vita»: siamo in un viaggio e la prima parola in rima della Commedia è vita.

Che cosa è fondamentale per te Dante, che cosa è il punto centrale del tuo viaggio? Risposta: la vita! Questo primo verso vuol dire a 35 anni come si dice nelle parafrasi, ma vuol dire molte altre cose vuol dire anche nel centro del cammino della nostra vita, nel momento decisivo, nell'istante in cui capiamo qualche cosa e forse potrà voler dire anche nel Cristo perché il centro del cammino per Dante è il Cristo, non figura solo confessionale ma uomo compiuto che sa amare e lottare per la giustizia.

«Mi ritrovai per una selva oscura»: mi smarrii dentro una selva oscura, come succede a ciascuno di noi, a ogni uomo e ogni donna nella sua vita, ma anche ritrovai me per, attraverso una selva oscura. La selva oscura diventa quindi un luogo di smarrimento, ma anche di ritrovamento. E la selva oscura può essere tante cose: può essere stato l'esilio per il Poeta, può essere un momento di depressione per noi, può essere un momento di smarrimento esistenziale, può essere anche una discesa nelle nostre profondità e nel nostro inconscio. La selva oscura è un'immagine che continua a parlarci ed è un'immagine infinita.

E, in qualche modo, Dante ci dice che, per quanto l'attraversamento di questa selva oscura sia pericoloso e terribile, dall'altro solo scendendo dentro questa selva oscura noi vi troveremo anche del bene come detto nei versi successivi e scopriremo nuove cose. Dante è maestro di luce e di attraversamento di ombre, per aiutare tutti a rinascere.

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