Ilva taranto
(Ansa)
Ilva taranto
Cronaca

Contrordine, oggi l'acciaio è bello

Da simbolo di tutti i mali oggi nella comunicazione ufficiale le acciaierie hanno cambiato aspetto

Chi l’avrebbe mai detto che avremmo visto il primo piano dei fumi di un’acciaieria in diretta televisiva nella prima serata della rete ammiraglia, e per la prima volta dopo anni di una narrazione macabra e antindustriale, non come simbolo di inquinamento e malattia, ma di sviluppo e orgoglio della nazione.

E invece è accaduto proprio nella giornata televisiva più importante dell’anno, dopo Sanremo: quella del classico concerto di Capodanno. Che questa volta per la prima volta nella storia di rai uno è andato in onda in una piazza molto meno convenzionale della altre: quella dell’acciaieria Ast di Terni. Un’impianto industriale storico, di oltre 130 anni, l’unico in Italia a fare acciaio inox. Una produzione di un milione di tonnellate l’anno da forno elettrico, completamente circolare essendo ricavato da rottame, ad oggi ancora gestito, per gli ulti giorni dalla Thyssenkrupp ma con il nullaosta europeo già in mano per concludere la vendita alla italianissima Arvedi.

Quelle immagini con i fumi che venivano fuori dall’acciaieria a fare da sfondo al concerto di capodanno sono stati davvero una prima tv. Accompagnati dalle parole di Amadeus che li raccontava esaltando la grandezza dell’industria italiana. Mentre fino a quel giorno le stesse immagini, gli stessi fumi, erano sempre stati simbolo di danno ambientale, cancro e morti, spesso automaticamente associati all’errato racconto che viene fatto da almeno un decennio su quella che sembra essere l’unica acciaieria d’italia: l’ilva di Taranto. E nonostante i motivati riverberi dei grandi acciaieri italiani, che lontano da Taranto producono il 90 per cento dell’acciaio italiano tutto da forno elettrico ed economia circolare, il fumo dello stabilimento tarantino, quasi sempre accompagnato da volti di bambini malati cui venivano associati lontani da ogni mai dimostrato fondamento di correlazione, è stato protagonista di una campagna mediatica emozionale e drammatica che ha esasperato la verità dei dati rincorrendo facili populismi e allarmismi, rovinando l’immagine di tutto il settore e facendo allontanare anche li amministratori dalla politica industriale privandoli del coraggio sviluppata di un tempo.

Per questo la coraggiosa scelta della Rai è stata importantissima, perché ha riacceso la scintilla dell’orgoglio nazionale della potenza industriale.

#Proudtobeast è l’hastag che ha accompagnato la serata. L’idea è stata proprio dell’azienda, e risalente in realtà al 2020. Ma già in autunno venne subito sospesa per i forti contagi e le restrizioni dello scorso anno.

Quindi ci hanno riprovato quest’anno, non senza incertezze legate ai contagi e le regole fino all’ultimo momento. Alla fine con la prefettura e la Rai si è deciso di dimezzare il pubblico presente nel piazzale, da 1300 a 600 con sedie distanziate e fissate per terra cosi da non poter essere spostate. Amadeus ha subito preteso che tra il pubblico ci fossero operai dell’acciaieria.

Mentre al chiuso del Petruzzelli per canale 5 erano 1250 uno accanto all’altro al chiuso. Mezzomilione di euro sono stati messi dalla regione Umbria, 280 mila euro dalla Fondazione Carit. Per l’evento Ast ha dovuto calare la produzione, ma l’azienda ha espresso la volontà di non procedere all’apertura della cassa integrazione e si è impegnata a farsi carico di tutti coloro che non vorranno far ferie utilizzandoli in altre attività. Nonostante i giorni di fermata in calendario, considerevole budget dei volumi produttivi per il mese di dicembre. Le prove sono state fatte nei giorni precedenti nel Circolo Lavoratori Terni, importante sede sportiva per tutta la città, guidata da un organismo costituito dall'Azienda Acciai Speciali Terni e gestito in collaborazione con le organizzazioni sindacali. Anche Ilva ne aveva una a Taranto fino agli anni dei riva, il famoso circolo della Vaccarella, per anni centro culturale, artistico e sportivo per Taranto, finito in stato di abbandono con l’amministrazione straordinaria.

«Il 2021 è stato un anno pieno di sfide per tutti noi. Ancora una volta però abbiamo dimostrato come un gruppo di persone serie, motivate e dedicate possa fare la differenza e realizzare qualcosa di grande» ha scritto Acciai speciali Terni su Linkedin prima del super show di Rai 1 della notte di San Silvestro. Ne abbiamo parlato con Tullio Camiglieri, responsabile relazioni esterne di Ast.

“Abbiamo proposto di organizzare il capodanno all’interno dell’acciaieria -ci racconta- perché è un luogo di lavoro che deve tornare ad essere un grande simbolo per l’Italia. E dopo i due anni di pandemia caratterizzati anche da un periodo di lockdown, volevamo esprimere la voglia di ricominciare. La nostra fabbrica è una delle più agglomerati industriali d’Italia, una cattedrale del lavoro”.

Il luogo scelto infatti è il piazzale dove vengono raffreddati i coils. E si sono raffreddati anche cantanti e spettatori durante il concerto. Nonostante la temperatura, a differenza del capodanno di canale 5 andato in onda all’interno del teatro Petruzzelli (con trenini e assembramenti finiti in un esposto del Sindacato dello Spettacolo), il pubblico di Terni è rimasto seduto e composto anche per il brindisi della mezzanotte.

A dimostrazione che, con il dovuto rispetto di norme e precauzioni, tutta la vita può continuare. Ed è proprio questa la parola che utilizza Camiglieri: “Ast è un luogo di vita”.

Anche questa frase dirompente rispetto alla narrazione delle acciaierie come luogo di morte fatta erroneamente in questi anni.

A confermarlo anche i dati sugli infortuni: nell’ultimo anno AST ha registrato 13 infortuni ed oggi l’Azienda ha un’incidenza sei volte più bassa della media della siderurgia italiana, registrando la miglior performance di sempre (indice di frequenza infortuni 3,3 contro 3,4 dell’anno precedente).

Anche per le questioni ambientali, Ast non ha mai avuto problemi neppure con il territorio. Che invece è partecipe e quantomai orgoglioso della presenza della fabbrica in città. Anzi, come spesso accade per i grandi impianti, è la città che è nata intorno all’azienda.

Solo nel 2020 AST ha ottenuto un risparmio di 18.900 tonnellate di emissione diCo2 che si sommano alle 30.000 tonnellatedi Co2 già risparmiate grazie all’impiantodi generazione di vapore a recupero che ha permesso di portare al 70% la quota di vapore prodotta senza l’utilizzo di combustibili fossili. E’ come se la metà degli abitanti di Terninon utilizzasse più il gas naturale e l’l’elettricità per soddisfarei propri fabbisogni energetici.

Nonostante è molto alto il consumo energetico della fabbrica, come tutte vittima dell’aumento dei costi dell’energia. Addirittura, ci racconta Camiglieri “per noi il costo dell’energia elettrica supera tutto quello del monte salario”.

Eppure proprio nel mese di dicembre da Ast è uscito il più grande lingotto mai realizzato nella storia di Terni. Un fucinato di 510 tonnellate di 4,5 mt di diametro e oltre 6 metri di altezza che sarà utilizzato per realizzare un componente per produzione energia che andrà installato in una centrale nucleare in Europa. Un blocco unico di acciaio di forma tronco-conica, è la ‘materia prima’ da cui la Divisione Fucine di Ast parte per realizzare, dopo decine di processi e mesi di lavorazioni, componenti per applicazioni in centrali per la produzione di energia, parti di macchinari, cilindri per laminatoi. Dal 2008 Sdf, unica nel mondo occidentale e tra le poche al mondo in assoluto, produce lingotti del peso fino a 500 ton, da cui realizza poi i pezzi finiti che spedisce ovunque. Nonostante sia vittima dell’ultimo decreto Infrastrutture, che abbassa il tetto di carico dei trasporti eccezionali da 108 a 86 tonnellate. Un provvedimento per il quale Ast fino a qualche settimana fa poteva caricare su un mezzo di trasporto eccezionale anche quattro rotoli di acciaio laminato e oggi si ritrova invece a dover impiegare quattro camion tradizionali, per la stessa quantità di coils, con costi quadruplicati. Aumentando involontariamente anche l’inquinamento prodotto.

Eppure alla vigilia della vendita ad Arvedi, Thyssenkrupp lascia Ast chiudendo l’anno con 53 milioni di utile.

“Un traguardo importante- ha detto l’ad Massimiliano Burelli durante la messa di Natale- considerato il delicato panorama internazionale in cui si muove da anni il settore siderurgico. Mentre i gruppi asiatici puntavano su manufatti e accessori standard per tenere bassi i costi, a Terni abbiamo iniziato a specializzarci in prodotti realizzati su misura per chi utilizza i laminati inox direttamente nei propri cicli produttivi. Per noi - ha concluso - questo è un aspetto fondamentale”.

Anche il sindaco Leonardo Latini è soddisfatto della serata «Bisogna che ci prendano gusto i ternani, che credano di più nel loro territorio e in loro stessi. C'erano in giro critiche sull'opportunità di fare l'evento in un momento di recrudescenza della pandemia, ma io credo che in quel momento le acciaierie fossero il posto più sicuro dove stare. Sono state messe in atto delle misure di sicurezza imponenti e intelligenti: potevano entrare solo persone con il green pass e il tampone. L'evento era a sedere: le sedie erano distanziate e inchiodate a terra in modo che, nemmeno per errore si potessero avvicinare ed eravamo, sostanzialmente, all'aperto».

A fare un po di polemica solo i 5 stelle con uno spirito d’antan da grillini della prima ora “Un grande evento come questo viene di fatto sottratto alla città e rinchiuso dentro le mura di una multinazionale. Per questo non ci sentiamo di beneficiare di alcun privilegio rispetto ai tanti ternani in difficoltà. Festeggiare il capodanno Rai dento Ast - un evento che oltretutto vede un elevato impiego di denaro pubblico, anche degli enti territoriali - rappresenta un dannoso controsenso rispetto al tentativo di rilanciare il turismo attraverso l'immagine di una città con una storia e un territorio che vanno oltre la presenza industriale. Tra l'altro, a proposito di promozione, lo stesso spot dell'evento che sta girando sui canali Rai già da qualche giorno, più che raccontare le bellezze di Terni inizia con il mostrare il capoluogo di regione e altri comuni”. Forse proprio perché l’investimento più grosso è della Regione Umbria.

Mentre Salvini era stato in visita nell’acciaieria qualche giorno prima, e persino il pd ha tenuto l’agorà nazionale sulla siderurgia con segretario e vice Letta e Provenzano proprio da Terni (volendo stare lontani da Taranto). Durante la quale però Provenzano, ripristinando il favore del pd per il settore, ha annunciato di essere favorevole a un ripristino dell’immunità penale per l’Ilva.

L’evento è stato anche un successo di pubblico: trentatrè per cento di share e la media di sei milioni e mezzo di telespettatori, con un picco di 10 milioni (50 per cento di share) alla mezzanotte dalle acciaierie. Doppiando il concorrente di canale 5 dal petruzzelli.

E proprio a commento di un post per celebrare il successo dell’appuntamento televisivo, il numero uno della Fimi, Enzo Mazza ha scritto: «La conferma che accanirsi a fare il Festival di Sanremo dentro a un cinema di sessanta anni fa non ha senso, soprattutto in tempi di pandemia. Come la Rai ha dimostrato a Terni, in caso di emergenza si possono trovare soluzioni alternative». E infatti nelle clausole del contratto del capodanno 2021, c’è la prelazione per replicare anche il prossimo da qui. Allora sicuramente Thyssenkrupp avrà lasciato la fabbrica, e al suo posto ci sarà la storica famiglia degli acciaierie italiani guidata dal cavalier Giovanni Arvedi. Anche se da nostre fonti il management che l’ha condotta a brillanti risultati finora, compresa l’organizzazione di questa impensabile festa di fine anno nazionale, rimarrà lo stesso confermando sia amministratore delegato Massimiliano Burelli che il responsabile relazioni esterne Tullio Camiglieri.

Con la speranza che questa operazione televisiva dal mondo del lavoro e da uno degli impianti che ha reso grande l’Italia non sia utile solo per Terni, ma a tutte le acciaierie italiane per rifarsi un’immagine da troppi anni logorata da una campagna stampa, e anche televisiva, che ha marciato su dati spesso di parte e non aderenti alla realtà di oggi, contribuendo ad affossare un settore che invece è strategico per il Paese, e di cui oggi c’è sempre più bisogno.

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