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Calcio

Torna la Champions League, ultima frontiera del calcio ricco

Montepremi record, soldi a cascata su tutti ma attenzione al Covid, che nella scorsa stagione ha provocato riduzioni dei diritti tv per oltre mezzo miliardo di euro

Torna la Champions League e, come da tradizione dell'ultimo decennio, sarà l'ennesima edizione record sotto il profilo economico. Covid permettendo, perché l'anno scorso la Final Eight inventata dall'Uefa per salvare la competizione e che è piaciuta tanto ai tifosi, ha causato un buco di oltre mezzo miliardo di euro: soldi che l'organizzazione ha dovuto restituire ai broadcast televisivi a causa del cambio in corsa del format con taglio di partite, prime serate tv, sponsorizzazioni e collocazione nella fase della stagione più appetibile per il pubblico da divano che rimane quella invernale e primaverile e non quella estiva.

Un danno che - secondo quanto lasciato filtrare dal Times - la Uefa spalmerà in cinque edizioni tagliando i compensi ai club e cercando di non creare squilibri ulteriori concentrati nel momento più duro della crisi.

Insomma si parte con l'illusione di andare avanti come nulla fosse e, anche per questo, la Uefa ha scelto di non rinunciare a nulla del suo calendario: coppe a pieno organico, Nations League e amichevoli per le nazionali e tanti saluti a chi sperava in un nuovo taglio dopo quello che un anno fa portò al sacrificio dell'Europeo spostato nel prossimo mese di giugno. I numeri dicono che la Champions League 2020-2021 distribuirà un montepremi complessivo da 1,95 miliardi di euro che sono ossigeno per i 32 club iscritti alle prese con una crisi pandemica che ne sta minando alla base i bilanci.

COME FUNZIONA IL MONTEPREMI DELLA CHAMPIONS LEAGUE

La maggior parte del montepremi della Champions League è ancorato ai risultati del campo: c'è il bonus partecipazione da 15,3 milioni di euro che è il minimo garantito a disposizione delle 32 partecipanti cui si somma un 30% del totale distribuito a seconda dell'andamento delle partite e del passaggio del turno. Nella prima fase, ogni punto conquistato varrà 900.000 euro (2,7 milioni per la vittoria) mentre dalla seconda gli assegni saranno staccati solo per il superamento dei diversi livelli.

Entrare negli ottavi di finale porterà un bonus da 9,5 milioni di euro che salgono a 10,5 per i quarti di finale, a 12,5 per le semifinali e a 15 per la finale programmata ad Istanbul dove avrebbe dovuto essere l'anno scorso prima dello spostamento in Portogallo causa Covid. Alzare la coppa al cielo regala altri 4 milioni di euro e apre la porta al jackpot di Supercoppa Uefa e Mondiale per Club rendendo ancora più ricco chi ha la bravura e la fortuna di centrare il bersaglio grosso.

Il meccanismo studiato dalla Uefa e valido fino alla fine di questa stagione, distribuisce poi altri soldi a pioggia prendendo come parametro il ranking Uefa dell'ultimo decennio. Una classifica che mette in fila i 32 club iscritti basandosi sui risultati europei dal 2011 e nella quale ogni posizione vale 1,108 milioni di euro. Per rendere tutto più semplice, il Real Madrid che si trova in cima, ha un minimo garantito a questa voce da 35,4 milioni mentre la Juventus (la prima italiana col suo sesto posto) ne vale 29,9.

Ultima voce: il market pool televisivo. Pesa per il 15% del totale (292 milioni di euro) e si distribuisce tenendo in conto il piazzamento della scorsa stagione nei rispettivi campionati e il numero di partite che si disputeranno in questa annata di Champions League. Per le italiane è una torta da 50 milioni di euro in cui la Juventus è destinata a fare la parte del leone.

VINCERE LA CHAMPIONS LEAGUE PUO' VALERE 120 MILIONI

Messo tutto insieme, significa che - Covid permettendo - arrivare a vincere la Champions League nel caso di un grandissimo club che si trova nelle prime posizioni della classifica del ranking Uefa può portare a guadagnare non meno di 120-130 milioni di euro con punte che trascinano il jackpot fino a quota 150. Per i bilanci asfittici di questa stagione, con la prospettiva per tutto il calcio europeo di bruciare tra i 6 e gli 8 miliardi obbligando i proprietari a ingenti interventi di capitalizzazione, si tratta di un tesoro da non sottovalutare.

Anzi, per molti è l'obiettivo principale della stagione sull'altare del quale sacrificare anche il campionato e altre competizioni meno ricche. La Uefa è intenzionata a difendere il format tradizionale senza concessioni alla pandemia. Il rischio è dover tagliare soldi destinati alle società, aggravando una crisi che già morde con forza.

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