A Boston è Dzhokharmania
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A Boston è Dzhokharmania

Punire l'America per le sue guerre: questo il movente dietro la strage. Tamerlan era stato individuato dall'Fbi, ma non controllato

Su Facebook è già scoppiata la Dzhokharmania. Migliaia di persone, al momento poco più di 15mila ma si punta ad arrivare almeno a 25.000, hanno aderito a un gruppo "Dzhokhar Tsarnaev is innocent " che ritiene il giovane ceceno innocente per l'attentato di Boston. "Non è lui l'autore, non lo è stato il fratello". "E' solo una macchinazione". "Non c'è alcuna prova che, nonostante siano stati ripresi e fotografati, su luogo dell'esplosione, siano loro gli attentatori", dicono i fans. "Mi sembra solo una massa di idioti" ha commentato in forma anonima un agente federale che sta seguendo le indagini.

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Un'ipotesi, quella del complotto che è tipica del mondo usa e non solo. Basti ad esempio ricordare le mai spente polemiche sull'attentato per eccellenza, quello delle Torri gemelle, per migliaia di persone studiato e realizzato dai servizi americani per scatenare una guerra in Iraq ed Afghanistan. Eppure, anche per quanto riguarda le esplosioni alla maratona di Boston, gli elemtni di prova nelle mani degli investigatori sembrano schiaccianti. Anzi.

Il diciannovenne attentatore ha già ammesso le sue responsabilità. Colpire l'America nel Giorno del Patriota. Punirla per le guerre in  Afghanistan e in Iraq, per la sua "crociata" contro l'Islam. Difedere  la sua religione dall'attacco degli Stati Uniti; un dovere per tutti i jihadisti, come si definiva Tamerlan e come diceva al fratello minore. Dzhokhar Tsarnaev ha raccontato agli inquirenti la sua verità. Non può parlare, la sua  ferita alla gola glielo impedisce. Disteso sul letto di ospedale dove è  guardato a vista 24 ore su 24, il diciannovenne rispodne sempre a gesti e  con qualche breve frase scritta, alle domande dell'Fbi.

"Non  ci sono gruppi stranieri dietro l'attentato di Boston. Abbiamo fatto  tutto io e mio fratello: lui era la mente" - ha detto Dzhokhar  . Per  ora, la polizia di Boston e gli agenti federali gli  credono, ma  l'ipotesi che siano stati aiutati, indirizzati non è tramontata. Anzi. Molte domande sorgono sul fatto che Tamerlan fosse stato  segnalato all'apparato di sicurezza statunitense. Erano stati i servizi  segreti russi a indicare il suo nome, dopo il viaggio in Daghestan, nel 2011. La nota dei funzionari russi spiegava ai colleghi americani che il ragazzo aveva incontrato almeno un presunto terrorista islamico.  Ma, inspiegabilmente, quella nota non ha mai prodotto alcuna vera forma  di investigazione sul giovane ceceno immigrato negli Stati Uniti.

Secondo  una ricostruzione, Tamerlan Tsarnaev, sarebbe stato interrogato  dall'Fbi al suo ritorno, sei mesi dopo negli Stati Uniti. Ma poi, tutto  sarebbe finito lì. Gli agenti federali non avrebbero trovato nulla a suo  carico. Il nome sarebbe stato inserito nel database del Centro contro il Terrorismo Nazionale, insieme ad altri centinaia, e, di fatto, dimenticato. Tamerlan non era sulla No Fly List, quella su cui finiscono coloro a cui è negato l'accesso da e per gli Usa in aereo, ne in quella di  coloro che sono sospettati di appartenere a organizzazioni  terroristiche.

Su di lui non c'è stata sorveglianza, e neppure controllo. Neanche  quando il suo islamismo radicale è emerso in occasioni pubbliche, come  quando ha contestato gli Iman della moschea di Cambridge. Ora, le  autorità giudiziaria americane tornano a mostrare interesse sul viaggio  in Daghestan, tanto che una delegazione dell'ambasciata Usa
a Mosca  si e' recata nella regione russa per parlare con i genitori di Dzhokhar e  Tamerlan Tsarnaev. La madre, che dopo aver lasciato gli Stati Uniti,  era tornata alla fede musulmana (che aveva condiviso con il figlio più  grande) potrebbe rispondere ad alcuni importanti quesiti. Tra cui anche,  spiegare il contenuto della telefonata che ci sarebbe stata con  Tamerlan la notte in cui i due terroristi erano braccati dalla polizia.  ''Lo hanno ucciso solo perche' era musulmano'': ha detto ai giornalisti, ribadendo che a suo avviso i suoi due figli sono stati ''incastrati''

Anche la vedova di Tamerlan, Katherine Russel, una ragazza americana che si è convertita all'Islam, viene messa sotto torchio dagli inquirenti. Si e' scoperto che avrebbe
incontrato  il marito dopo l'attentato e poco prima la sparatoria in cui l'uomo e'  morto. La donna ha affermato di non essere in alcun modo coinvolta  nell'attentato della maratona e starebbe collaborando con le autorita' a  caccia di ogni dettaglio.

C'è infine un'ultima pagina che gli inquirenti devono riaprire. E una  domanda alla quale rispondere: Tamerlan ha avuto un ruolo nel giallo di  tre uomini ferocemente sgozzati nel 2011? Uno di loro era Brendan Mess, compagno di liceo del ceceno, trovato quasi decapitato con un coltello o un punteruolo da ghiaccio e il suo corpo cosparso di
marijuana,  come quello delle altre due vittime. Una feroce esecuzione maturata  nell'ambiente degli stupefacenti, giudicarono all'epoca le autorita'  giudiziarie. Le vittime conoscevano il loro carnefice, dissero. E non  presero in esame un fattore: l'assassino lasciò centinaia di dollari  nell'appartamento. Particolare strano per un omicidio di droga.

C'è qualche collegamento tra Tamerlan, il suo radicalismo religioso e quelle morti?

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