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Bettino Craxi a 20 anni dalla morte: la storia e le foto

Dai primi passi a Lambrate alla guida del Psi nel 1976. Dal governo degli anni '80 a Sigonella, dal CAF ad Hammamet


Bettino Craxi vide la luce il 24 febbraio 1934, nella Milano del ventennio fascista. Era figlio primogenito dell'avvocato siciliano Vittorio, che si era stabilito nel capoluogo lombardo per sfuggire alle conseguenze delle proprie idee socialiste. Il rifiuto di prendere parte alle manifestazioni pubbliche del regime, fece sì che il piccolo Bettino venisse iscritto al collegio cattolico De Amicis di Cantù, in contemporanea allo sfollamento della famiglia dopo che lo studio legale del padre (punto di incontro di militanti socialisti come Sandro Pertini, Lelio Basso, Luigi Meda) fu danneggiato dai bombardamenti alleati. Durante il periodo trascorso in Val D'Intelvi la famiglia Craxi si adoperò per proteggere gruppi di ebrei in fuga verso la Svizzera, mentre il giovane Bettino era entrato nel mirino dei repubblichini per il suo atteggiamento apertamente ostile nei confronti dei Tedeschi.

Da Lambrate a Roma, passando per Sesto San Giovanni

Dopo la guerra il padre Vittorio fu nominato viceprefetto a Milano, assieme a Riccardo Lombardi. Successivamente promosso prefetto, fu trasferito a Como. Nel 1948 Vittorio Craxi si presentava alle elezioni politiche nei ranghi del Psi del frontismo, uscendone sconfitto. In questa occasione ebbe una svolta la passione politica di Bettino Craxi (allora appena 14enne) che lo porterà ad iscriversi al partito e a stabilire la propria attività a Milano, presso la storica sezione di Lambrate che fu già casa del fascio e in seguito sede della famigerata "volante rossa". La personalità del giovane Bettino venne notata ben presto da Guido Mazzali (storico direttore dell'"Avanti!" clandestino e deputato del Psi dal 1948) e dal segretario del partito Pietro Nenni. Dal 1952 al 1957 l'ascesa dell'ambizioso Craxi parve inarrestabile, fino a giungere alla nomina nel 1957 al comitato centrale del partito. Furono i fatti di Ungheria dell'anno precedente a determinare il cammino ideologico del giovane socialista milanese, che maturò il definitivo allontanamento dai dogmi di Mosca ai quali molti compagni di partito erano rimasti ancorati nel nome del frontismo. Il corso "autonomista" del giovane Craxi generò la sua messa in minoranza nel comitato centrale. Mazzali decise allora di riservare a Craxi una prova che certamente ne avrebbe forgiato il carattere caparbio e la capacità oratoria e strategica. La giovane promessa del Psi fu inviata nella "fossa dei leoni" di Sesto San Giovanni, la città dell' industria pesante meglio nota come la "Stalingrado d'Italia" per la fortissima presenza di maestranze e sindacati di stretta osservanza comunista. Il periodo durò tre anni, prima che Craxi venisse richiamato a Milano e nominato assessore all'economato durante l'amministrazione di Gino Cassinis prima e Pietro Bucalossi poi. Nell'ultimo periodo di permanenza nella giunta milanese di centro-sinistra si occupò di assistenza pubblica con l'assessorato alla Beneficenza e Assistenza, guidato fino alla nomina a segretario federale del Psi nel 1965.

Candidato alle politiche del maggio 1968, l' autonomista Craxi è eletto deputato alla Camera. Due anni più tardi, il secondo passo verso l'ascesa ai vertici nazionali del partito con la nomina a vice-segretario nazionale condivisa con Tristano Codignola (lombardiano) e Giovanni Mosca (uomo di De Martino).

Nel 1972, con De Martino segretario nazionale, a Craxi sono affidati i rapporti internazionali del Psi. Da questo momento il futuro leader socialista sarà impegnato sempre più costantemente nelle questioni di politica estera, contribuendo attivamente a creare una salda rete tra i rappresentanti dell'internazionale socialista come il tedesco Willy Brandt e il francese François Mitterrand. Legò in particolare modo con il presidente socialista cileno Salvador Allende e si occupò di assistere i partiti socialisti clandestini in Grecia e Portogallo.

Dalla guida del partito alla guida del Paese

L'occasione finale per l'ascesa di Craxi ai vertici del Psi avvenne all'indomani della sconfitta elettorale socialista nelle elezioni politiche del 1976, che videro il famoso "sorpasso" comunista e la decrescita della Dc e del Psi. I socialisti, frenati dall'immobilismo correntista, esautorarono De Martino durante la storica riunione dell'hotel Midas, dalla quale Bettino Craxi uscì segretario nel segno dei "giovani riformisti" e dello svecchiamento dei ranghi del partito.

Come segretario del Psi Craxi mosse i primi passi nell'Italia degli anni di piombo culminati con il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro, rappresentando la principale voce in favore della trattativa con i sequestratori contrapposta alla linea della fermezza dei comunisti e dei democristiani. Le conseguenze del caso Moro portarono ai governi di solidarietà nazionale e soprattutto all'elezione al Quirinale di un socialista, Sandro Pertini.

All'inizio degli anni '80 il Psi di Bettino Craxi sviluppò quella che sarà nota come la "strategia dell'alternativa", in netta contrapposizione al compromesso storico Dc-Psi concepito nel decennio precedente, con l'obiettivo primario di ritagliare una sempre più marcata autonomia dei socialisti che garantisse lo spazio politico necessario alla possibile guida del Paese. L'inizio degli anni '80 fu caratterizzato tuttavia da una difficile situazione politica nazionale ed internazionale, quest'ultima segnata dagli effetti della guerra fredda e dagli sviluppi drammatici del conflitto arabo-israeliano. Sul fronte interno invece, Bettino Craxi dovette far fronte all'ostilità dei comunisti di Enrico Berlinguer e dall'astro nascente di Ciriaco de Mita, suo futuro rivale nella leadership di governo. Sul fronte interno, ancora sotto la minaccia della strategia della tensione (strage di Bologna del 2 agosto 1980) e del terrorismo (omicidio di Walter Tobagi, uomo molto vicino a Craxi) i socialisti entrarono a far parte nuovamente dell'esecutivo con il secondo governo Cossiga con ben cinque ministri (tra cui Gianni de Michelis), esperienza replicata anche nel governo Forlani dopo la Caduta di Cossiga per il ritiro di Zaccagnini. Al congresso di Palermo dell'aprile 1981 la leadership di Craxi, affiancato dai luogotenenti Claudio Martelli e Gianni De Michelis, uscì rafforzata. L'anno seguente il Presidente Pertini rompeva finalmente un tabù che durava da quasi 40 anni, affidando l'esecutivo per la prima volta ad un non-democristiano: il repubblicano Giovanni Spadolini.

L'ultimo frammento del muro che separava Craxi dalla guida del Paese cadde quando a cadere fu anche il governo Spadolini in seguito al ritiro dei ministri socialisti. Alle elezioni anticipate del 26/27 giugno 1983 il Psi trionfò, raggiungendo l'11,4% dei voti. La Democrazia Cristiana arretrò sensibilmente, facendo rischiare a De Mita la guida del partito. Ancora una volta Pertini fece il passo storico, affidando con entusiasmo la guida del Governo al primo socialista della storia dell'Italia repubblicana (4 agosto 1983).

Il primo governo Craxi fu caratterizzato dall'escalation dello scontro tra socialisti e comunisti, soprattutto in occasione del taglio operato da Craxi per decreto di tre punti percentuali della cosiddetta scala mobile. La reazione comunista e della Cgil (spaccata in due dall'azione di Craxi) non si fece attendere e fu caratterizzata da un forte ostruzionismo parlamentare e da grandi scioperi. Addirittura nel 1985 il Pci promosse un referendum abrogativo che tuttavia fu vanificato dal voto, rafforzando ulterioremente la posizione di Craxi che parve allora aver raggiunto uno dei suoi principali obiettivi, la “governabilità”. Nel 1984 il governo a guida socialista firmò la revisione del Concordato con la Santa Sede, che eliminava l'obbligatorietà dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole.

Il periodo dal 1983 al 1986 fu caratterizzato da una congiuntura economica favorevole all'Italia, che contribuì (parallelamente alla discesa dell'inflazione) alla crescita sensibile del potere d'acquisto dei salari. Al miglioramento delle condizioni economiche del Paese tuttavia non fece da contraltare una riduzione sensibile del debito pubblico che,anzi si impennò negli anni della guida del Governo da parte di Bettino Craxi. Se da un lato la guida “decisionista” e carismatica del leader socialista aveva impresso un'accelerazione delle istanze riformiste, queste rimasero in buona parte disattese a causa della macchinosità e dell'alta conflittualità nel governo del pentapartito. Fu proprio l'attrito con Ciriaco de Mita, con il quale Craxi aveva sottoscritto un accordo di alternanza al governo tra Psi e Dc (noto come il “patto della staffetta”) a consumare l'esperianza del prima governo Craxi che, messo in minoranza su un decreto sulle amministrazioni locali, fu costretto a dimettersi il 27 giugno 1986.

In politica estera, i primi anni '80 furono un periodo molto turbato per le crescenti tensioni internazionali in medio oriente e tra le due superpotenze. Nel 1980 a Washington era stato eletto il repubblicano Ronald Reagan, con il quale il leader socialista impostò da subito un dialogo costruttivo, interrotto soltanto più tardi dall'incidente di Sigonella. Ma il massimo impegno di Craxi si concentrò sulle questioni che riguardavano il medio oriente ed il Mediterraneo, che il leader socialista considerava di interesse primario per la politica estera italiana. La storia offrì a Craxi prove indubbiamente difficili. A partire dalla crisi degli euromissili, scoppiata con l'installazione dei missili nucleari sovietici SS-20 nei paesi satellite dell'Urss, nel cuore dell'Europa. La risposta americana prevedeva che l'Italia finisse al centro della questione, con la richiesta a Roma di installazione di missili americani "Pershing" e "Cruise" sul territorio italiano. Dopo la concessione da parte del Governo Spadolini dell'area dell'ex aeroporto siciliano di Comiso per il posizionamento delle testate nucleari, anche Bettino Craxi (con i socialisti che partecipavano all'esecutivo) fu per la concessione, le cui conseguenze contribuiranno ad allontanarlo ulteriormente dal Pci di Berlinguer che organizzava manifestazioni contro la Nato, gli Usa e gli euromissili. L'accettazione della richiesta americana fu tuttavia controbilanciata dalla richiesta di Craxi alle autorità Usa perchè accelerassero i tempi per il dialogo sul disarmo nucleare.

Il secondo banco di prova per Bettino Craxi fu certamente la crisi del Libano, direttamente legata alle conseguenze del conflitto arabo-israeliano sulla questione del riconoscimento dello stato della Palestina. Su quest'ultimo punto Craxi fu inflessibile. Da grande estimatore di Garibaldi, il leader socialista era un convinto assertore dell'indipendenza e della libertà dei popoli oppressi, compreso quello palestinese. Ebbe cordialissimi rapporti con il leader dell'OLP Yasser Arafat e non mancò in più occasioni di difenderne le ragioni anche quando a parlare erano le bombe del terrorismo palestinese, creando attriti con Israele e con il principale alleato, gli Stati Uniti. In occasione delle due missioni militari italiane nel Libano sconvolto dalla guerra civile Craxi ne rivendicò l'utilità a protezione dei civili palestinesi minacciati di morte nei campi profughi. Con il leader palestinese Craxi si incontrò a Roma nel 1981 in una visita che generò un forte strascico polemico e le critiche degli americani. Al termine della crisi libanese, durante la quale intrattenne un dialogo continuo anche con il leader socialista druso Jumblatt, Craxi seguì da vicino le sorti del capo dell'OLP ormai cinto d'assedio e non escluse l'opzione di inviare la Marina Militare per la sua evacuazione.

Lo sforzo di Craxi -europeista convinto- teso a garantire per l'Italia un ruolo di primo piano quale garante della pace nel Mediterraneo e in medio oriente, emerse pienamente nel caso dell'incidente di Sigonella dell'ottobre 1985. Durante una crociera al largo di Port Said, la nave italiana "Achille Lauro" fu sequestrata da terroristi palestinesi. Bettino Craxi si gettò in un attività diplomatica frenetica che portò le trattative con il leader Abu Abbas vicine alla risoluzione quando all'improvviso il commando giustiziava Leon Klinghoffer, un cittadino americano disabile di religione ebraica. Il commando scelse la resa alle autorità italiane, ma l'omicidio causò l'intervento degli Stati Uniti che tentarono in ogni modo di farsi consegnare i membri del commando. Le autorità italiane affermarono che essendo l'assassinio avvenuto su una nave italiana, i terroristi avrebbero dovuto essere processati in Italia. Durante il volo di trasferimento verso l'Italia il jet egiziano con i terroristi a bordo fu intercettato dai caccia americani e costretto ad atterrare alla base di Sigonella. Qui l'aereo fu circondato sulla pista da Carabinieri e militari della VAM (Vigilanza Aeronautica Militare), tra cui diversi giovani di leva. Gli americani per tutta risposta inviarono gli specialisti della Delta Force, che a loro volta circondarono gli italiani nel tentativo di farsi consegnare Abbas e compagni. Iniziò così il famoso braccio di ferro Reagan-Craxi vinto da quest'ultimo con la rinuncia finale al blitz da parte delle forze americane.

Alla metà del decennio il governo Craxi dovette affrontare un'altra crisi internazionale , questa volta con la Libia del colonnello Gheddafi, in occasione del bombardamento di Tripoli da parte dell'aviazione Usa come ritorsione all'attentato della discoteca di Berlino Ovest in cui persero la vita alcuni militari americani. Anche in questo caso la priorità del leader socialista fu quella di proseguire lungo la strada del dialogo di cui l'Italia si era fatta portavoce, arrivando a negare l'uso delle basi aeree sul territorio nazionale costringendo i cacciabombardieri a decollare dalle basi britanniche evitando lo spazio aereo italiano. Molti sostengono che fu lo stesso Craxi ad avvisare il colonnello dell'imminente raid dell'aprile 1986 salvandogli la vita.

Il primo governo Craxi fu fino ad allora il più lungo della storia repubblicana, arrivando quasi al termine della legislatura e fu succeduto da un secondo esecutivo più breve guidato dal leader socialista fino al 3 marzo 1987.

Dagli anni del "CAF" ad Hammamet

Gli anni seguiti all'esperienza di governo videro Craxi riconfermato con un voto pressoché plebiscitario alla guida del partito, che partecipò ai successivi governi a guida Dc (Goria, Andreotti). In questi anni il segretario socialista fu impegnato alla costruzione di una serie di alleanze che avrebbero dovuto scardinare l'asse politico della Dc demitiana con il concerto dei due democristiani a lui più vicini, Arnaldo Forlani e Giulio Andreotti. L'alleanza strategica, nota meglio con le iniziali dei tre cognomi “CAF” era funzionale al ritorno del Psi di Craxi alla guida del paese, in un mondo stravolto dalla caduta del muro di Berlino che per Craxi avrebbe potuto significare la vittoria decisiva nei confronti dei comunisti e la nascita di un grande partito socialdemocratico di respiro nazionale ed europeo. Un'altra grande battaglia rimasta un “ululato alla luna” fu il progetto di riforma della Repubblica in senso presidenzialista, approssimandosi la fine del mandato di Francesco Cossiga.

Il disfacimento del partito comunista parve offrire poi l'occasione per una nuova alleanza “alternativa” a sinistra con il neonato Pds di Achille Occhetto, ma il progetto fallì per i timori degli ex-comunisti di rimanere fagocitati dalla egemonia del segretario socialista e per la diffidenza dell'alleato Andreotti nei confronti di quel nuovo soggetto politico. Nel 1990 gli equilibri politici italiani subirono un ulteriore scossa dalla scoperta della rete Gladio, dalle cosiddette “esternazioni” del picconatore Cossiga e dall'esito inaspettato del referendum promosso da Mario Segni sull'abolizione delle preferenze multiple in campo elettorale, che tutti i partiti della maggioranza avevano osteggiato, compreso il Psi.

Altri fattori che contribuirono al terremoto politico dei primi anni '90 furono l'esaurirsi della congiuntura economica favorevole del decennio precedente e la mancata riduzione del debito pubblico. Alla debolezza dei partiti della maggioranza contribuiranno in modo determinante il primo successo elettorale della Lega di Umberto Bossi e gli esiti dell'attacco allo Stato da parte della mafia dei “corleonesi”, culminato con l'uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Nel febbraio del 1992 era stato arrestato dai magistrati milanesi del pool il manager pubblico socialista Mario Chiesa nell'ambito dell'inchiesta relativa alle tangenti al Pio Albergo Trivulzio. Presto allargatasi a macchia d'olio, l'inchiesta poi nota come “Mani Pulite” incise in modo determinante sull'esclusione di Craxi nella corsa alla presidenza della Repubblica (sarà eletto Oscar Luigi Scalfaro) sia a Palazzo Chigi, mentre al Governo fu nominato il luogotenente di Craxi Giuliano Amato.

Nonostante i dibattimenti parlamentari e le dichiarazioni di Craxi sulla realtà del finanziamento illecito ai partiti come “sistema universale e conosciuto”, le indagini di Antonio di Pietro e del pool proseguirono amplificate dall'ampio spazio mediatico di televisioni e giornali.

Eroso dall'imminente sfacelo del Psi, l'11 febbraio 1993 Craxi si dimise dalla carica di segretario che aveva mantenuto dal lontano 1976, dopo avere ricevuto il primo avviso di garanzia alla fine dell'anno precedente (15 dicembre 1992).

In seguito alla partecipazione all'udienza del caso “Enimont” e al precedente drammatico suicidio in carcere di Gabriele Cagliari, presidente socialista dell'Eni dal 1989, Craxi scelse la via dell'esilio volontario ad Hammamet, dove possedeva una villa, mentre proseguivano i processi a suo carico e le informazioni di garanzia che arrivarono a 11. Negli ultimi anni di vita il leader socialista fu gravemente condizionato dal peggioramento delle proprie condizioni di salute a causa di una grave forma di diabete mellito. Tuttavia Craxi non smise di seguire attentamente e commentare le vicende politiche dell'Italia dopo il terremoto che aveva cancellato tutti i partiti della prima repubblica.

Dopo che nell'autunno 1999 le sue condizioni di salute peggiorarono decisamente (subì tra le altre cose l'asportazione del rene destro) e con una sola coronaria ancora funzionante, Bettino Craxi si spense per una crisi cardiaca tra le braccia della figlia Stefania il 19 gennaio 2000, all'alba del nuovo millennio.

Ansa
Bettino Craxi nel 1970
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