Berlusconi, uno e trino
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Berlusconi, uno e trino

Di destra, di centro, di sinistra: l'identità postideologica del Cavaliere e il nodo irrisolto del partito democratico

«Elementare, Watson», ora dire, come ha fatto il premier Enrico Letta e un altro ministro, pure lui proveniente dalla sinistra Dc, Dario Franceschini: fine del ventennio berlusconiano, e Angelino Alfano (Franceschini e Guglielmo Epifani segretario del Pd) ora avvii con gruppi separati la finalmente costituzionalizzata e deberlusconizzata destra europea. Ma fanno i conti senza l’oste. 

Innanzitutto perché si ostinano a non riconoscere legittimazione istituzionale a un tre volte premier. Se l’avessero fatto quelli del Pdl, il Pd avrebbe subito gridato a un attentato alla Costituzione.Tra questi ordini che vengono impartiti ad Alfano, che si ribella («No a ingerenze») e la realtà c’è di mezzo il Mediterraneo, fino alla costa tunisina, lato Hammamet.  Ovvero il fallimento degli ex pci mai riusciti a diventare socialisti, socialdemocratici e liberali. Un fallimento annacquato con l’unione con una sinistra dc, cattocomunista. Certamente più liberal quella di Letta, pur sempre nipote di suo zio Gianni. Certamente catto-pci quella di Franceshini.

Il rebus Pd sta tutto qui: è quello di un partito irrisolto.Un partito, che, come riconobbero Emanuele Macaluso prima e Massimo D’Alema poi, non ha mai trovato «l’amalgama». Acutamente «Il Foglio» diretto da Giuliano Ferrara, a fine agosto, pubblicò un provocatorio articolo dal titolo: «Perché il Cav è di sinistra». Vero, ma è quello che il Pd, a cominciare dal premier sembra ostinarsi a non capire.

Silvio Berlusconi, a suo modo, da molti viene visto come l’ erede di Bettino Craxi. E non solo per sincera amicizia personale con lo statista socialista. Ma perché ha raccolto l’80 per cento e forse di più dei voti socialisti. E anche tanti voti nelle fabbriche di operai ex pci. Che hanno visto in lui l’uomo antisistema, colui che non li avrebbe fatti morire democristiani, o piccoli democristiani come ora  Letta e gli scissionisti Pdl sembra che vorrebbero fare. Tant’è che un ministro di rango del Pd a Panorama.it tempo fa confidò: «Non rappresentiamo più i voti dei lavoratori veri, ma i pensionati, i dipendenti con posto fisso, il ceto piccolo-medio borghese, quelli sistemati insomma. Mica saremo diventati di destra proprio noi?».

Il nodo della irrisolta trasformazione degli ex comunisti in autentici socialisti liberali grava sul governo Letta, come «una maledizione di Bettino dalla sua tomba di Hammamet», dice a Panorama.it, il senatore Pdl, craxiano doc, Lucio Barani. L’uomo dal garofano rosso sempre appuntato sulla giacca.  L’ultimo che andò a trovare «Bettino il 25 ottobre, prima che venisse ricoverato all’Hopital Militare di Tunisi. Barani, proprio in nome di quella pacificazione dopo «il massacro di Bettino», ha difeso Berlusconi a spada tratta nella sua riconversione verso il sì travagliato alla fiducia al governo, il 2 ottobre al Senato. Dunque, il Cav, «rappresenta non solo il centrodestra ma il centrodestra-sinistra, dalla Dc al  Psi ai Liberali» della Prima Repubblica, dura a morire nell’elettorato, dicono acuti osservatori dei travagli del mancato amalgama  Pd, non socialista e un po’ Dc catto-Pci.  Tra i diktat di Letta e Franceschini , seccamente respinti da Alfano, c’è di mezzo il Mediterraneo, costa tunisina, lato Hammamet. Non si tratta di nostalgia canaglia di Barani e di altri superstiti di craxiani, dalla ex nomenclatura del garofano agli stessi elettori, ma di un dato politico. Craxi provò a fare la Grande Riforma, provò a riformare le pensioni, ma fu immediatamente bloccato, come racconta Gianni De Michelis nel libro «Il crollo del Psi» (Marsilio editore), tagliò la scala mobile e salvò l’Italia dall’inflazione galoppante.  Fu crocifisso per questo dal Pci di Enrico Berlinguer, che però fu sonoramente sconfitto al referendum. Stefania Pezzopane, vicepresidente della Giunta delle  Elezioni, l’organo giurisdizionale, che ha fatto decadere il 4 ottobre Berlusconi da senatore (ma deciderà l’aula del Senato) si è detta più volte orgogliosa di essere stata una berlingueriana, perché «Enrico» era il faro  della cosiddetta «questione morale». Ma lei e i suoi compagni pur di non farci i conti hanno preferito demonizzare il leader di quella che  era già la  sinistra moderna italiana, alla quale, come ammise Tony Blair nel decennale della morte di Craxi, «noi del New Labour prendemmo tante idee».

Cos’è quindi la destra finalmente deberlusconizzata che vuole il premier e soprattutto la sinistra dc del Pd? Quella sinistra dc che gli ex pci pensavano di utilizzare per mascherare i loro conti mai chiusi con la storia? «La loro disgrazia è che il Cav è di centro, di destra e di sinistra», dicono i pdl ex psi.  Intendendo per sinistra quella moderna e liberale, craxiana. Del resto, lui l’imprenditore, l’ «estraneo» che ha ridato vita ai moderati dc e alla sinistra craxiana era con «Bettino» il tragico giorno delle monetine al Raphael. Mentre fuori tiravano di tutto (accendini e ombrelli compresi) allo statista socialista. C’erano i comunisti venuti dal comizio di Achille Occhetto a piazza Navona. E con loro i missini, provenienti da Via della Scrofa. Quei missini che nonostante la svolta di Fiuggi non sono mai riusciti a fare la destra europea, moderna e quindi deberlusconizzata. Si è visto come è finita con Gianfranco Fini, tanto blandito dalla sinistra. Chissà, forse il giorno delle monetine (30 Aprile 1993) era già in embrione il Cav, capo del centrodestra-sinistra moderna. Bel rebus ora per Letta and company. Non è affato «Elementare, Watson», eliminare Berlusconi e il berlusconismo. Uno e trino.

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