Le baby prostitute e il corpo come merce
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Le baby prostitute e il corpo come merce

La psicoterapeuta adleriana Inest Staletti: "Il sesso, nella nostra società, è diventato una scorciatoia per il successo" - I fatti - La testimonianza

«La prima domanda la faccio io: secondo lei che cos'è la sessualità?». «Innanzittutto è un istinto naturale». «Sbagliato. Per lo meno non sufficiente: il sesso è anche una relazione tra due persone». Inizia così, con un breve scambio di battute, la chiacchierata con Ines Staletti, psicologa e psicoterapeuta milanese di formazione adleriana, alla quale chiediamo che cosa è accaduto, tra i giovani e le giovanissime italiane, se il corpo e la sessualità sono diventate solo merce di scambio per ottenere qualcosa: un gadget, una ricarica del cellulare, una scorciatoia per un abito griffato o per fare soldi facili, come è emerso dal caso delle baby prostitute dei Parioli a quello delle cosiddette ragazze doccia milanesi che si offrivano ai compagni di scuola, con tanto di tariffario, durante le ore di intervallo.

Il dubbio, dottoressa, è che queste cose sono sempre esistite ma solo ora, proprio perché c'è una accresciuta sensibilità nei confronti dei minori, se ne parla di più.
Non esattamente. Storicamente la prostituzione minorile è figlia del degrado materiale in cui versavano le famiglie. Oggi non è più così. Guardi le ragazze milanesi di cui si occupano oggi i quotidiani. Non avevano alle spalle situazioni di disagio, di povertà estrema, come nei romanzi dickensiani. Vivevano la loro attività, chiamiamola così, come la cosa più normale del mondo. E del resto, se tutto è mercificato, se anche il sesso è sganciato dalle relazioni affettive, il corpo diventa una merce come un'altra. Lo usi per comprarsi un abito, una ricarica, per avere soldi facili, per avere tanti soldi in tasca  

Un problema culturale.
Appunto. Oggi la sessualità non è più un tabù come lo era per le generazioni precedenti. Non è più legato al peccato. Il fatto è che rischia di diventare un semplice strumento di scambio commerciale, il modo più rapido e meno faticoso per avere successo, per non essere emarginate, per essere vincenti. È la vittoria della società dell'apparire su quella dell'essere, come diceva Fromm. E del resto, le chiedo: se i modelli vincenti, dalla tv alle famiglie, sono quelli della bellezza e della ricchezza e non - come ci avevano insegnato i nostri genitori - della fatica e del sacrificio, quale risultato possiamo ottenere? 

Ci sono storie di abusi dietro queste storie di prostituzione che ci raccontano i giornali?
Non necessariamente. Non sono, queste, storie di costrizione materiale o di povertà, come in passato. Né di violenze subite durante l'infanzia. C'è probabilmente, nel vissuto psicologico e familiare di queste ragazze, l'idea di valere poco, di non essere amate, di essere svalorizzate. Il vuoto affettivo delle famiglie e degli educatori - sempre più subalterni al dominio dell'apparenza - produce guasti come questi: c'è chi si prosituisce, chi finisce nel gorgo delle dipendenze e chi, tra gli adulti, va a fare turismo sessuale senza pensare che sia una cosa sbagliata. Le ripeto: è un problema CUL-TU-RA-LE della nostra società consumistica. Se non  partiamo da qui queste storie diventeranno quotidiane. E mi lasci dire che anche la diffusione della chirurgia plastica cui ricorrono sempre più giovanissimi è figlia di questo degrado: il bisturi come semplice medium per cambiare il proprio corpo-merce

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