Astensione in Emilia: perché è così grave
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Astensione in Emilia: perché è così grave
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Astensione in Emilia: perché è così grave

Nella Regione rossa due terzi degli elettori hanno disertato le urne: segno di una fuga in massa dalla politica ma anche da questo Pd

Checché ne dicano Maria Elena Boschi e gli altri dirigenti nazionali del Pd, queste amministrative erano, eccome se lo erano, il primo vero test per il governo. Per questo il dato drammatico sull'astensione record rappresenta una campana d'allarme (altro che campanello) soprattutto per il segretario-premier Matteo Renzi.

Ma se l'astensione al voto ha coinvolto anche la Calabria dove sono andati a votare il 43,8% degli aventi diritto contro il 59% delle regionali del 2010 e il 45,8 delle Europee, è il caso Emilia Romagna a doverlo preoccupare di più. Se fino a ieri era qui che venivano registrate le percentuali più alte di partecipazione, adesso, con un'affluenza precipitata al 38% dal 68,1% del 2010 e il 70% delle europee di maggio, è infatti sempre qui che la generale disaffezione per le urne si è trasformata in fuga di massa dalla politica in generale e dal Pd in particolare. La Regione rossa per antonomasia ha di fatto tradito la sinistra o quello che ne resta. Anche se i pochi che sono andati a votare hanno scelto il candidato democratico (come in Calabria), il Pd ha comunque perso. Ecco numeri e ragioni.

I precedenti in Emilia Romagna

Alle Regionali del 2010 andò a votare il 68,07% degli aventi diritto (nel 2005 il 76,6). Il presidente uscente Vasco Errani fu eletto con il 52,07% dei consensi. Il Pd prese il 40,65%, il Pdl il 24,56, la Lega il 13,68% e il M5S il 6%. Alle Politiche del 2013 l'affluenza raggiunse l'82,10%. Il Pd il 37,5, il Pdl il 16,27, la Lega il 2,59 e il M5S il 24,65. Alle Europee del 2014 affluenza al 69,99%, Pd al 52,52, Fi 11,78, Lega 5,04% e M5S 19,23%. Oggi Stefano Bonaccini, che ha vinto con il 49%, è un governatore scelto da meno del 20% degli elettori emiliani. Il Pd, al 44,52, ha perso in sei mesi quasi 10 punti, Fi è scesa all'8,36, il M5S (13,26%) continua a perdere consenso, mentre l'unico partito che addirittura triplica i propri consensi è la Lega Nord che vola al 19,42%.

Le ragioni del crollo

Se in Emilia Romagna si è raggiunto il record negativo della partecipazione al voto, con più di un elettore su due che ha disertato le urne, le responsabilità sono tutte del Pd. Di questo Pd. Perché non era mai successo prima di assistere a un tale rifiuto per la politica. Per questo l'ex premier Romano Prodi è anche troppo generoso nel parlare di “segnali di malessere” per commentare quanto accaduto nella sua Regione. Mentre ha più di una buona ragione Pippo Civati, che insieme agli altri esponenti dell'opposizione interna ha già cominciato ad affilare i coltelli, nel definire “disarmanti” i numeri della consultazione.

A pesare come macigni sono state sicuramente le inchieste giudiziarie che hanno travolto il partito locale: da quella sulle spese pazze dei consiglieri regionali per l'acquisto, a carico dei contribuenti, di vibratori, vino e viaggi, all'altra che ha portato alle dimissioni dell'ex governatore Vasco Errani condannato in appello per falso ideologico per aver erogato contributi regionali a una cooperativa gestita dal fratello.

Poi il ritiro dell'altro indagato Matteo Richetti dalle primarie meno partecipate nella storia delle primarie targate Pd e la corsa, praticamente in solitaria, di un esponente della vecchia ditta bersaniana sotto accusa come Stefano Bonaccini, a sua volta infiacchito dal coinvolgimento nella stessa inchiesta sulle spese in consiglio regionale.

E ancora, i problemi che assillano Matteo Renzi: la guerra interna al partito con le minacce quotidiane di boicottaggio delle iniziative di governo su legge di stabilità, riforma elettorale e Jobs Act; i ricatti del principale alleato governativo, l'Ncd di Angelino Alfano, e le incomprensioni con Silvio Berlusconi che stanno facendo vacillare il patto del Nazareno.

La guerra aperta con la Cgil di Susanna Camusso e ultimamente la Fiom di Maurizio Landini. Qui il maggior sindacato italiano conta infatti oltre 820mila iscritti. Quelli che, a forza di lettere, appelli e sms venivano spinti, ad ogni consultazione, a votare Pd. Non solo. Landini è originario di Reggio Emilia e il segretario regionale della Fiom, Bruno Papignani, ha letteralmente boicottato il partito invitando gli iscritti “a fare una sorpresa a Renzi”. Ovviamente una brutta sorpresa.

Infine, la totale assenza di Beppe Grillo dalla campagna elettorale e la debolezza di Forza Italia che rinunciando a proporre una vera alternativa al centrosinistra ha anche regalato a Matteo Salvini la prima posizione tra i partiti di centrodestra permettendo alla Lega di diventare l'unica vera vincitrice di queste elezioni.


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