Armi chimiche: chi le ha e quante sono
Armi chimiche: chi le ha e quante sono
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Armi chimiche: chi le ha e quante sono

Regine degli arsenali durante la Guerra Fredda, le armi chimiche sono oggi sempre più "fuori moda"

Armi chimiche in declino in tutto il mondo a partire dalle potenze occidentali (USA, Francia e Gran Bretagna) che, almeno ufficialmnente, hanno già smantellato da tempo le armi C. Certo non tutti i Paesi che hanno aderito all'Organizzazione per la proibizione della armi chimiche (Opac) hanno completato lo smantellamento dei loro arsenali. E’ il caso della Russia , che per ragioni economiche completerà solo nel 2015 l’eliminazione dei suoi giganteschi arsenali (40 mila tonnellate di armi chimiche), o della Cina di cui si sospetta il mantenimento di programmi segreti in questo settore.

Dopo la decisione di Damasco di aderire all’organizzazione internazionale (sarà il 190° Stato membro) accettando di consegnare e smantellare le sue armi stimate in mille tonnellate di munizioni e 5 mila di aggressivi chimici stoccati, resta certa la presenza di arsenali chimici nei Paesi che non hanno ancora aderito all’OPAC: Angola, Birmania, Corea del Nord, Egitto, Israele e Sud Sudan che non intendono accettare le ispezioni dell'OPAC.

Il caso del Sud Sudan non sembra essere legato alla disponibilità di gas nervini ma solo al fatto che il Paese africano è divenuto indipendente (per secessione dal Sudan da appena due anni. Circa gli arsenali di Israele restano gli stessi dubbi e perplessità legati alle armi nucleari dello Stato ebraico che ha firmato, ma non ratificato la Convenzione internazionale per la proibizione delle armi chimiche del 1997.Negli anni ’80 venne segnalato un centro di produzione per il Sarin nell’area desertica segreta di Dimona ma non è certo che armi del genere vengano mantenute operative.

La Birmania e l’Angola, sospettate in passato di aver avuto a disposizione armi chimiche quali yprite si sono impegnate a firmare la convenzione. Negli anni scorsi alcuni disertori dell’esercito birmano confermarono l’impiego di gas contro i ribelli di etnia Karen in lotta da decenni per l’indipendenza da Rangoon. In angola invece la presenza di gas venne rilevata dai militari sudafricani durante il conflitto civile negli anni’80 che vide il coinvolgimento di molti Paesi. Le forniture chimiche a Luanda sarebbero di origine russa e cubana e potrebbero comprendere gas nervino. Difficile però sapere se tali armi siano ancora in servizio e in quali condizioni si trovino.

L’Egitto è stato il primo Paese arabo a dotarsi di armi chimiche con l’aiuto sovietico e grazie alla presenza di importanti stabilimenti chimici. Le truppe del Cairo utilizzarono l’yprite nella guerra in Yemen negli anni ’60 per poi sviluppare gas più sofisticati come il fosgene e i nervini VX e Sarin impiegabili con bombe d’aereo, granate d’artiglieria e testate missilistiche. Dopo la guerra dello Yom Kippur contro Israele (1973) l’Egitto contribuì allo sviluppo dell’arsenale chimico siriano.

L’arsenale chimico più imponente ancora operativo nel ondo è però quello nord coreano che secondo le valutazioni comprenderebbe 5 mila tonnellate di armi chimiche già pronte all’uso e lanciabili con artiglieria, mine, bombe d’aereo e missili balistici mentre il Pese avrebbe la capacità di produrre 4.500 tonnellate di aggressivi chimici all’anno. Seul, metropoli situata a poche decine di chilometri dal confine del 38° Parallelo,è la città più esposta al mondo a un attacco chimico poiché in caso di guerra tra le due coree risulterebbe sotto il tiro delle artiglierie del Nord.

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