Alfano, i campi rom e la mancanza di physique du rôle
ANSA/GIUSEPPE LAMI
Alfano, i campi rom e la mancanza di physique du rôle
News

Alfano, i campi rom e la mancanza di physique du rôle

Un ministro dell’Interno dovrebbe garantire sicurezza, decoro, serenità dei cittadini. Non twittare slogan demagogici alla ricerca di visibilità

Attitudine di governo e senso dello Stato sono come il physique du rôle, ossia lo sposalizio immediato, naturale, tra il proprio ruolo e il misto di gesti, corporalità e atteggiamenti che qualificano il proprio apparire, ovvero qualcosa più dell’abito che fa il monaco. Come gli occhi verdi e i capelli rossi: puoi metterti le lenti, tingerti, ma quel verde e quel rosso finiranno sempre col venir fuori. Un ministro senza physique du rôle, senza capacità di distinguere fra la strada e la stanza di governo, fra i linguaggi da osteria e quelli istituzionali, non potrà mai imparare. Già in passato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha deragliato da questa necessaria obbedienza a certe regole come quando ha gioito twittando che era stato acciuffato “l’assassino di Yara” prima ancora che Bossetti fosse interrogato. Succede ora che in un altro tweet, lo stesso Alfano scriva che “occorre smantellare i campi rom”, aggiungendo “#avantitutta”.

No, non ci siamo. I capelli rossi vengono fuori. Un ministro dell’Interno dovrebbe garantire la sicurezza attorno ai campi, la repressione dei reati, il decoro delle città, la serenità dei cittadini. Non dovrebbe twittare slogan ultra-demagogici, disperatamente alla rincorsa di una visibilità concorrente con quella dop della Lega, sapendo bene che oltretutto la verità non è così netta o colorita.

La realtà è che Alfano ha incontrato i Sindaci e avviato la possibilità di programmi d’alloggio per i rom. Peccato che i rom stessi non abbiano mostrato finora alcuna intenzione di piegarsi alla cultura stanziale o cambiare vita rispetto alle attività, spesso criminali, che svolgono avendo come base i loro camper e i loro campi. Quindi da un lato assistiamo a una quotidiana negazione del diritto e della sicurezza, poi ogni tanto a qualche slogan che lascia il tempo che trova, e di fatto ci sentiamo presi in giro e non siamo tranquilli. Lo stesso avviene con l’emergenza immigrazione.

Ricordate quando Alfano disse che non si potevano prendere le impronte digitali ai migranti perché come si fa a costringere un armadio di due metri a sottoporsi ai rilievi? Ricordate tutte le volte che Alfano ha trionfalmente annunciato cambi di rotta nella politica europea dell’immigrazione ma poi non era vero e tutto è rimasto come prima? Ricordate l’esultanza con la quale commentò le scorribande dei Black Bloc a Milano (una città messa a ferro e fuoco, vetrine e negozi distrutti, macchine incendiate, ma “almeno” non c’era scappato il morto…). No, davvero, io mi aspetto da un ministro dell’Interno che non twitti “#avanti” tutta, alludendo quasi all’azione di ruspe “salviniane” nei campi rom (a proposito, sono convinto che Salvini almeno le ruspe le metterebbe davvero in azione), ma che agisca, che i campi li smantelli sul serio, che svolga in silenzio la sua azione protettiva nei confronti dei cittadini.

Mi aspetto che sia sobrio, concreto, affidabile. Altrimenti che differenza vi sarebbe tra un ministro come Alfano e un leader populista d’opposizione come Beppe Grillo, che lo stesso giorno dell’uscita ruspaiola di Alfano twitta su Roma mettendo sullo stesso piano topi, spazzatura e clandestini? Attenzione: si sta determinando in Italia un preoccupante corto circuito. Il rigore dei controlli sull’immigrazione non va confuso con l’incapacità o il rifiuto di accogliere i profughi o, peggio, con un razzismo che monta nelle piazze e in Rete, in tweet da bar Sport.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti