757euro, la tassa della casta
ANSA/GIUSEPPE LAMI
757euro, la tassa della casta
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757euro, la tassa della casta

Tanto ci costa a testa la politica. Una gabella annuale che va eliminata (o almeno ridotta) perché la pazienza del paese è finita

Ma i politici hanno capito che i costi della politica costeranno molto, alla politica e ai politici, se non ci saranno gesti concreti di abbattimento della voracità e dei privilegi della casta? 

La Uil ha sfornato uno studio da paura (tutti i numeri ): organi e istituzioni della politica ci costano 735 euro al secondo, 757 euro medi annui a contribuente (pari all’1.5 per cento del Pil).

Il solo funzionamento di Regioni, Province e Comuni nel 2013 viaggia su 6.1 miliardi di euro. Consulenze e Cda delle società partecipate succhiano 4,8 miliardi.

Ed è sotto gli occhi di tutti il peso del clientelismo, il disprezzo per il merito, il drenaggio del gettito fiscale per foraggiare un popolo di “dipendenti dalla politica”. Ed è sotto gli occhi di tutti la cecità dei partiti, l’incoscienza di certi comportamenti. Anche a livello di immagine.

Il premier Letta interviene sul “Giornale” a difesa del presidente della Camera, Laura Boldrini, sostenendo la piena legittimità della trasferta a Johannesburg (con compagno e nutrito seguito), liquidando le polemiche come “sessismo”. Troppo facile. Anche perché il primo ministro israeliano Netanyahu ha rinunciato ad andare ai funerali di Mandela per risparmiare (noi abbiamo optato per la “doppia delegazione”).

È sotto gli occhi di tutti il tentativo del governo, con un emendamento alla legge di stabilità poi frettolosamente ritirato, di controllare politicamente la Consob (Autorità di garanzia sulle banche, elevando da 3 a 5 i commissari e relativi costi).

È sotto gli occhi di tutti il sotterfugio dei partiti, attraverso la legge sul finanziamento pubblico, per consentire la cassa integrazione all’80% (pagata da noi) per i loro dipendenti, nonostante esenzioni e privilegi di cui già godono.

È sotto gli occhi di tutti l’incapacità di più governi di mettere in pratica uno straccio di revisione di spesa e taglio degli sprechi. Ne sa qualcosa il ministro del Lavoro, Giovannini, che da presidente dell’Istat fu chiamato a studiare possibili tagli alla politica mettendo a confronto le indennità parlamentari in Italia e nel resto del mondo (e si dimise). E che dire della levata di scudi dei ministri appena il nuovo commissario alla spending review, Cottarelli, ha dato l’impressione di voler fare sul serio?

Ecco allora prender fuoco le piazze: Forconi, 9 dicembre, sindacati, Cobas, movimenti studenteschi, centri sociali, Casa Pound, disoccupati, senza casa… La pazienza è finita ma a Palazzo ancora si traccheggia. Non hanno capito che sta per esplodere la rivoluzione delle “pance vuote”. Anche gli italiani brava gente, tutt’altro che buoni per i forconi, non vedendo l’uscita dal tunnel potrebbero trasformarsi in protagonisti di romanzo alla James G. Ballard. Oggi la fantapolitica del visionario scrittore britannico rischia di farsi realtà: la rivolta dei quartieri bene (Chelsey Marina a Londra), la violenza della borghesia regredita a forme di primitivismo per via di un misto tra noia e declino, lo scontro fra ceti sociali nel corto circuito tra nuova schiavitù e vecchi privilegi... Scenari apocalittici da “Millennium People”, “Regno a venire”, “Condominium”… Scenari oggi verosimili.

La politica si dia una sveglia o sarà troppo tardi.

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