Gabriele Antonucci

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"Un classico è un’opera che non ha mai finito di dire quello che ha da dire" ha scritto Italo Calvino, e non c’è dubbio che i Queen di classici ne abbiano composti numerosi, con buon pace dei loro detrattori, come conferma anche il trionfo agli Oscar 2019 di Bohemian Rhapsody: il biopic sulla Regina ha vinto 4 Premi Oscar, miglior sonoro, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro e, soprattutto, miglior attore protagonista per Rami Malek.

L'attore, classe 1981, ha voluto ringraziare i Queen "per avermi fatto partecipare alla vostra incredibile eredità" e ha ricordato Mercury che "ha lottato con la sua identità, abbiamo fatto un film su un gay e immigrato e lo abbiamo celebrato. Questa è la prova che amiamo questa storia. Io sono egiziano, la mia è la prima generazione nata qui in America". Immancabile la dedica alla fidanzata, l'attrice Lucy Boynton, che nel film interpreta Mary Austin: "Sei il cuore del film".

La serata era inziata sotto il segno dei Queen che, insieme al guest vocalist Adam Lambert, hanno infiammato il Dolby Theater di Los Anglese con l'adrenalinica We Will Rock You e l'epica We are the champions, salutati da un interminabile applauso.

La vittoria di 4 Oscar per Bohemian Rhapsody è il trionfo di una band troppo spesso sottovalutata dalla critica, ma mai dal pubblico, che ha composto numerosi brani immortali, in grado di attraversare due generazioni.

L'epopea dei Queen

Al di là di tutto, quello che resta di una band o di un artista sono le canzoni, non gli esercizi di stile fini a se stessi che, magari, strappano l’applauso ma che non scaldano il cuore e di cui, nella memoria collettiva, non resta traccia.

Chi non si è emozionato almeno una volta nell’ ascoltare le epiche note di We are the champions come commento sonoro di un’impresa sportiva?

 Chi non è rimasto incantato dalla singolare commistione tra rock e opera di Bohemian rhapsody, da alcuni considerata la migliore canzone di musica leggera di sempre?

Chi non ha mai ballato con l’irresistibile groove di Another ones bites the dust, scandito dal leggendario giro di basso di John Deacon?

Chi non è mai stato attraversato da un brivido sulla schiena mentre ascoltava brani ricchi di pathos come Love of my life, The show must go on e Who wants to live forever?

A oltre ventisette anni dalla morte del frontman Freddie Mercury, che il 5 settembre avrebbe festeggiato 72 anni, il mito della Regina non è mai tramontato ma, anzi è cresciuto ad ogni nuova pubblicazione o ristampa dei loro album.

Basti pensare, limitandoci agli ultimi quattro anni, all’accoglienza ricevuta da Live at Rainbow, Queen Forever, Queen on air e alla versione celebrativa per i 40 anni di News of The World.

Il brand Queen è ancora oggi uno dei più forti e più amati dagli appassionati del rock, come confermano i concerti sold out in tutto il mondo,  il musical campione d’incassi We will rock you e il film Bohemian Rhapsody, che ieri ha vinto 4 Oscar.

Alla ricerca del frontman perduto

Il 24 novembre 1991 ha portato molte incognite nella carriera dei Queen, ma un’unica certezza: impossibile sostituire un cantante con una voce unica, un carisma straordinario e una presenza scenica così forte e teatrale come quella di Mercury.

La voce di Farrokh Bulsara, vero nome di Freddie Mercury, era potente, espressiva, emozionante, in grado di volare alto come poche altre e di dare lustro anche alle  canzoni meno brillanti del repertorio dei Queen.

Non c’è dubbio che la musica del quartetto inglese suoni talvolta epica, pomposa e un po’kitsch, ma quello che, per altri gruppi, potrebbe risultare un difetto viene trasformato dalla magica voce del demiurgo Mercury in oro.

Freddie riusciva a essere credibile e regale anche nei suoi look più improbabili, mettendo il suo istrionismo al servizio dello spettacolo.

Dopo i travestimenti ultrakitsch degli anni Settanta in puro stile glam e i capelli lunghi, a partire dagli anni Ottanta il cantante ha trovato il look che è diventato il suo marchio di fabbrica nei concerti, entrando prepotentemente nell’immaginario collettivo.

Capelli cortissimi, baffi alla Clark Gable, petto nudo coperto talvolta dalla stola regale o dalla bandiera inglese, pantaloni e scarpe bianche, il microfono impugnato come uno scettro, quasi a ribadire:loro sono i Queen, io sono il Re.

“Di certo non ho alcuna aspirazione di vivere fino a settant’anni... sarebbe così noioso", ha dichiarato profeticamente in una sua intervista, come se già intuisse che la sua vita si sarebbe interrotta molto prima, a soli 45 anni, stroncato dall’Aids il 24 novembre del 1991.

L’ultima apparizione sul palco risale all’8 ottobre 1988 con il soprano Montserrat Caballé per promuovere l’album Barcelona. Cantarono insieme tre pezzi: How Can I Go on?, The Golden Boy e Barcelona.

Da lì a poco la scoperta della sieropositività, il lento declino fisico, che non gli ha impedito, però, di lasciare un ultimo, straordinario testamento della sua arte nell’album Innunedo, con la cupa The show must go on che suona come il suo estremo saluto.


Il ritorno live con Paul Rodgers e Adam Lambert

Il 2005 ha segnato il ritorno della band inglese dal vivo e in studio con Paul Rodgers (Free, Bad Company), la cui potente voce blues, però, mal si adattava ai brani più glam del gruppo.

Dal 2009 i Queen, band da 400 milioni di dischi venduti che oggi è rappresentata dalla magica chitarra di Brian May e dalla batteria metronomica di Roger Taylor, hanno come ospite fisso dei loro show Adam Lambert, chiamato al proibitivo compito di non far rimpiangere l’ugola d’oro di Freddie Mercury.

Alla prova dei fatti, Lambert se l’è cavata egregiamente, grazie alla perfetta padronanza di una vasta gamma di tonalità, in particolare  quelle più acute.

Dopo essere apparso insieme ai Queen nella finale dell’edizione 2009 di American Idol e, in seguito, averli accompagnati in una performance agli MTV Europe Music Awards, Adam Lambert si è imbarcato con loro in una lunga serie di concerti e apparizioni televisive, oltre a un tour sold out in USA al termine del quale i Queen + Adam Lambert hanno conquistato il titolo di "Band of the Year" all’annuale premio Classic Rock Roll of Honour, oltre ad essere stati votati dai lettori di Ultimate Classic Rock come Best live band of the year.

La storica band, orfana di Freddie Mercury da 27 anni, ha annunciato un tour in Nord America per l’estate del 2019 con Adam Lambert ancora una volta nel ruolo di "guest vocalist". Le date del “Rhapsody North American Tour" saranno in totale 23 e prenderanno il via il 10 luglio a Vancouver, in Canada, per concludersi il 23 agosto successivo allo Spectrum Center di Charlotte.

Il batterista e co-fondatore Roger Taylor ha voluto ribadire che il nuovo tour «sarà qualcosa di completamente diverso dallo show che abbiamo presentato negli scorsi anni. La produzione è cambiata davvero tanto, la tecnologia ha davvero fatto passi da gigante. Va detto però che non siamo una band che pigia un bottone per suonare. È tutto live al 100%. Stiamo programmando di fare cose che non abbiamo mai fatto prima, o che non facciamo da molto tempo. Abbiamo iniziato come una band da studio, questo è ciò che eravamo. Il successo dei nostri brani è stato un effetto secondario.»

Il chitarrista Brian May conferma che i nuovi show dei Queen saranno ancora più ricchi e ambiziosi: «Il pubblico conosce le hit, quindi dobbiamo soddisfarlo», dice, «ma possiamo aggiungere qualcosa che la gente davvero non si aspetta. Lo faremo un po’ di più stavolta. Ci sono un sacco di mondi in Adam, che ovviamente si adattano alla nostra musica. Si può scatenare e fare rock in maniera molto energica, ha mille sfaccettature tutte da scoprire.»

Adam Lambert raccoglie la sfida di scavare più a fondo nel repertorio dei classici della band. «Ciò che le persone dovevano sapere prima di venire ad uno dei nostri concerti un paio di anni fa era sicuramente che avremmo suonato ancora le grandi hit dei Queen che tutti conoscono e amano, ma abbiamo pensato che avremmo potuto rimetterci in gioco», spiega, «Cambiare un po’, aggiornare i visual, sfruttare le nuove tecnologie, variare la scaletta. Probabilmente inseriremo qualche altra canzone della ricca discografia dei Queen che non abbiamo mai eseguito, e ne sono davvero entusiasta».

L’atteso film “Bohemian Rhapsody”

Il mito dei Queen è stato celebrato sul grande schermo nel biopic Bohemian Rhapsody, uscito in Italia il 29 novembre.

Il film si sviluppa a partire dal 1970, anno in cui il cantante incontrò Brian May con cui poi fondò la band, sino allo storico concerto del 1985 del Live Aid, basandosi sulla biografia “I Will Rock You” di Lesley Ann Jones.

Il progetto, risalente addirittura al 2010, prevedeva originariamente la partecipazione di Sacha Baron nei panni di Freddie Mercury, mentre il regista Bryan Singer è stato poi licenziato per problemi con la casa cinematografica e sostituito da Dexter Fletcher.

Rami Malek, l’attore che molti di noi hanno già amato in Mr. Robot, interpreta Freddie Mercury, affiancato da Joseph Mazzello, Mike Myers, Aidan Gillen, Ben Hardy, Lucy Boynton, Tom Hollander, Allen Leeche e Gwilym Lee.

La pellicola, codiretta da Bryan Singer e Dexter Fletcher, è stata accolta con entusiasmo dal chitarrista Brian May e dagli altri membri della band.

Bohemian Rhapsody è diventato il biopic musicale che ha incassato di più nella storia del cinema con oltre 600 milioni di dollari, superando Straight Outta Compton, il lungometraggio sulla storia dei N.W.A, il più influente gruppo gangsta rap americano.

Come tutte le opere di grande successo, anche il film Bohemian Rhapsody ha diviso in due il pubblico.

Gli scettici, soprattuto i cinefili più integralisti, ne criticano alcune inesattezze biografiche e un certo didascalismo di fondo.

I favorevoli (tra cui noi) ne hanno apprezzato la straordinaria interpretazione di Rami Malek nei panni di Freddie Mercury e le emozionanti performance musicali, tra cui l'indimenticabile esibizione dei Queen al Live Aid del 1985.

Spinta dal successo del film, Bohemian Rhapsody, con oltre 1,6 miliardi di ascolti sulle varie piattaforme streaming (Spotify, Apple Music, Deezer, Google Play, Tidal e YouTube), è diventata la canzone più ascoltata in assoluto tra quelle composte nel XX secolo, scalzando dal podio Smells Like Teen Spirit dei Nirvana e Sweet Child O'Mine dei Guns N' Roses.

Il leggendario brano della Regina, vertice artistico del capolavoro A Night At The Opera del 1975, è considerata una delle migliori canzoni rock di sempre per la singolare commistione tra ballad, hard rock e opera.

Il musical "We Will Rock You"

I numerosi fan italiani dei Queen potranno rivivere live le emozioni dei più grandi successi della Regina anche nell’adrenalinico show We Will Rock You, tra i musical più rappresentati al mondo.

Lo show ha debuttato al Dominion Theatre di Londra il 12 maggio 2002 e il successo è stato così eclatante da entrare nella Top 10 degli show più longevi nella storia del West End.

Il musical è stato rappresentato per la prima volta in Italia il 4 dicembre 2009 all’Allianz Teatro di Milano, riscuotendo anche nel nostro Paese un grande successo di pubblico e di critica.

A decretare una tale accoglienza la scelta, condivisa dai Queen stessi, di mantenere le canzoni in inglese (tranne due) e di tradurre e riadattare solo i dialoghi.

Dopo gli incassi record del 2009 e 2010, il tour riparte a ottobre per una nuova stagione in Italia.

Le prossime rappresentazioni saranno a Roma (dal 27 febbraio al 3 marzo, Teatro Brancaccio), Napoli (il 5 marzo, Teatro Augusteo), Catanzaro (il 9 marzo, Teatro Politeama), Reggio Calabria (l’11 marzo, Teatro Cilea), Catania, (il 13 marzo, Teatro Metropolitan), Bari (il 16 e il 17 marzo, Teatro Team), Firenze (dal 22 al 24 marzo, Teatro Verdi), Padova (29 marzo, Gran Teatro Geox), Torino (il 5 e il 6 aprile, Teatro Colosseo) e Gorizia (il 9 aprile, Teatro Verdi).

Sul palco un cast composto da talentuosi cantanti-attori: Salvo Vinci nella parte di Galileo e Alessandra Ferrari in quella di Scaramouche. Valentina Ferrari sarà Killer Queen, mentre Paolo Barillari sarà Khashoggi. Claudio Zanelli sarà Britt, Loredana Fadda Oz, mentre Massimiliano Colonna vestirà i panni di Pop.

Non si tratta di una replica del precedente spettacolo ma di una nuovissima produzione concepita appositamente per il nostro Paese da Claudio Trotta per Barley Arts.

Pur mantenendo la storia, i personaggi e le musiche originali, che verranno eseguite da un band dal vivo, questo è un nuovo allestimento, attento a sottolineare l’aspetto politico, attuale e visionario alla base del musical e completamente rinnovato sotto ogni aspetto: dalla Regia, affidata al candidato Lawrence Olivier Award Tim Luscombe, alla Scenografia concepita da Colin Mayes, fino alle Coreografie curate da Gail Richardson.

La Direzione Artistica e il Vocal Coaching sono affidati a Valentina Ferrari, mentre Riccardo Di Paola è alla Direzione Musicale, Antonio Torella alla Direzione Vocale e Cristina Trotta il Produttore Esecutivo.

Il fermento che ancora oggi suscita ogni nuova inziativa dell'iconica band inglese è quasi una certezza: a 45 anni dal loro eponimo album d’esordio, lo scettro di re del rock è ancora saldamente in mano ai Queen.

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