Musica

Natalia Lafourcade: "Vi racconto il mio disco"

Intervista alla cantautrice messicana. A proposito di amore, sentimenti e altre cose intorno alla musica

Natalia Lafourcade bassa

Micol De Pas

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I capelli corti le incorniciano il viso, mentre un vestitino blu a puntini bianchi rende ragione a quell'aria vagamente birichina che le si legge negli occhi profondi, color nocciola. Si chiama Natalia Lafourcade, nata 31 anni fa a Coatepec, in Messico, e già annoverata tra le voci femminili più importanti del panorama musicale locale e internazionale. Di passaggio a Milano in occasione dell'uscita del suo nuovo disco, Hasta la raìz, per Sony Music, già il sesto della sua carriera di artista pop rock, parla di sè e del suo percorso musicale.

E, naturalmente, ci presenta il suo ultimo lavoro, un disco interessante, che ha il suono della musica tradizionale messicana, ma in chiave indiepop, che parla di sentimenti e che indaga nel suo animo in modo lieve quanto profondo, tra l'amore e l'ironia. Un disco da lei stessa definito sentimentale e autobiografico.

"Questo lavoro mi mette a nudo perchè è molto vicino al mio modo di sentire, in una stretta relazione con le mie emozioni. Parla di amore e non amore, di fratture e risanamenti. Ma è anche un incontro profondo con me stessa: le canzoni e la musica mi corrispondono perfettamente. Ecco perché lo considero, oltre che autobiografico, un disco molto viscerale".

Ha scelto di registrarlo in un luogo molto speciale, lo studio The Ganzo a Los Cabos in California. Perché?

"Ero stata a Los Cabos ad un festival di cinema e quel posto mi aveva conquistata. Lo avevo sentito profondamente legato al mio lavoro e alle mie canzoni e in effetti è stato il luogo perfetto per registrare questo disco. Che è stato fatto in una condizione particolare, ancora mentre componevo e la bellezza del luogo mi tranquillizzava: uscire dallo studio e vedere il mare, i pellicani, le barche dei pescatori aveva il potere di farmi sentire così poco importante rispetto alla grandezza del mondo... Il che ha creato un'atmosfera bellissima anche in studio".

Molte sue canzoni hanno una forte connessione con gli elementi visivi, alcuni brani sembrano cartoline sonore. Qual è il suo rapporto con l'immagine?

"Totale. La musica per me è legata ai sentimenti, alle sensazioni, ai sapori, agli odori, a quello che vedo... è percezione, interamente connessa con la percezione visiva".

Per questo motivo ha scelto di creare dei mini documentari sul suo lavoro?

"Non ero sicura se fare un lungo o un cortometraggio, poi ho scelto il formato mini. Volevo presentare le diverse canzoni collegandole a momenti normalmente sconosciuti al pubblico, a quello che succede dietro le quinte. Che è la parte creativa di questo lavoro, con i suoi lati positivi e negativi. E anche mostrare uno stile di vita che parla di me".

Lei è figlia d'arte, ha un padre musicista e insegnante di pianoforte e una madre artista e musicista a sua volta. In che modo l'hanno influenzata?

"Beh... Mio padre, che oggi ha 101 anni, è sempre stato rigidissimo. La sua visione della musica è super classica: secondo lui dovevo studiare uno strumento a fondo, possibilmente il pianoforte. Non capiva il mio modo di fare musica: per lui bisogna attenersi alle partiture, io invece la musica la sento. Non gli piacevano i miei dischi, naturalmente, e detestava la chitarra elettrica... poi, grazie al mio lavoro dedicato a Augustin Lara, un compositore e cantante messicano, le cose sono molto cambiate. Mia madre invece ha un approccio più creativo, mi ha insegnato a fare musica camminando per strada, a comporre canzoni sin da bambina: io pratico la musica, ma non la so molto...".

Augustin Lara ha avuto un ruolo centrale nella sua vita, sia personale che artistica, quindi?

"Senz'altro. A lui ho dedicato il penultimo disco ed è grazie al suo lavoro che ho cominciato a occuparmi della musica tradizionale messicana, a interessarmi di quella realtà accanto alla musica che ho sempre ascoltato e che mi ha influenzato, dal jazz alla bossa nova, dal folk al blues. Ma soprattutto, interpretare i testi di Lara è servito per entrare in contatto con i miei sentimenti più profondi. Non è possibile cantare quelle canzoni senza sentirle veramente: in quel caso, sono orribili! Mi sono accorta che la sua musica mi ha fatto scoprire la natura più vera di me stessa. E da questa scoperta è nato il mio ultimo disco, personale e autobiografico".

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Natalia Lafourcade, "Hasta La Raìz", Sony Music

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