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(Ansa)
Economia

Tsingshan, nichel e batterie e la corsa ai sussidi USA

Una storia che racconta molto del mondo di oggi. La battaglia dell'Australia contro i giganti cinesi del nichel e le ripercussioni sull'industria occidentale delle batterie

Era l’estate del 2020 quando Elon Musk implorava “Please mine more nickel”, “Per favore estraete più nichel”, Tesla, continuava Musk, vi firmerà un contratto gigantesco per un lungo periodo di tempo se estrarrete il nichel in modo sostenibile. Ai responsabili vendite di BHP, la prima compagnia mineraria al mondo, non parve vero: finalmente la miniera di Nichel West avrebbe prodotto utili.

Un passo indietro. Siamo nel 2014, BHP vuole vendere la sua unità Nickel West, nell’Australia occidentale, un'attività completamente integrata, mine-to-market, dalla miniera al mercato, che comprende miniere, concentratori, fonderie e raffinerie. E’ stimata fino a 1 miliardo di dollari ma la vendita viene sospesa poiché si ritiene che nessuno abbia offerto un prezzo congruo, Glencore compresa. I costi del recupero ambientale della miniera, stimati in almeno 1 miliardo di dollari, complicavano le trattative di vendita: 40 anni di scorie tossiche devono essere smaltite con cura, seppellendole in qualche modo o coprendole di argille.

L’anno successivo ai 2000 lavoratori di Nickel West viene comunicato di attendersi una chiusura degli impianti entro il 2019. Ma nel 2017, Andrew Mackenzie, CEO di BHP, intuisce che Nichel West potrebbe tornare a fare utili, ricaricandosi con le batterie delle auto elettriche. L’impianto è in grado di convertire il minerale in una preziosa forma di solfato di nichel, particolarmente adatta per la produzione di batterie agli ioni di litio, che ottiene costantemente prezzi maggiori rispetto al nichel negoziato sul London Metal Exchange.

Il 28 luglio del 2021 BHP annuncia la firma di un accordo di fornitura di nichel con il più importante produttore di auto “ecologiche”: Tesla. La storia si potrebbe concludere qui, con l’usuale “e vissero insieme felici e contenti”. Ma in tutte le favole che si rispettino c’è una strega cattiva che, in questo caso, è un mago, anzi un alchimista: si chiama Xiang Guangda ma è anche conosciuto come "Big Short". Big Short è il proprietario di Tsingshan Holdings, (La “Mela” Cinese dell’Industria Mineraria | l'Astrolabio (amicidellaterra.it)) il peso massimo cinese dell'industria mineraria e dell'acciaio inossidabile, e, si mormora, persona vicina al Presidente Xi Jinping.

Big Short è l’artefice della bufera (Corto circuito nichel - Energia (rivistaenergia.it)) che si scatenò sul mercato del nichel nel marzo del 2022, che portò il London Metal Exchange a sospendere le negoziazioni sul metallo dopo un balzo dei prezzi che superò i 100mila dollari per tonnellata con un incremento del 250% in due sedute. A far precipitare il mercato nel caos fu la condotta spregiudicata di Tsingshan e la debolezza della governance dell’LME che, spazzando via 3,9 miliardi di dollari di transazioni, salvò Tsingshan dal fallimento e aprì la porta a vertenze giudiziarie che non si sono ancora concluse.

Da tutta la vicenda emerge che sul il più antico e grande mercato al mondo per i metalli industriali, di proprietà di Hong Kong Exchanges and Clearing Ltd., aleggia l’ombra di Pechino che, dopo averne minato la credibilità, i volumi medi giornalieri di nichel negoziati all’LME sono crollati, ha aperto la porta allo Shanghai Futures Exchange (ShFE) che sta valutando la possibilità di lanciare futures sul nichel per uso internazionale sul suo International Energy Exchange (INE) dove materie prime come rame, petrolio greggio e gomma sono scambiate in yuan.

Di recente LME ha deciso di accettare nei suoi magazzini prodotti di nichel di origine indonesiana e la maggior parte delle industrie di nichel a basso costo dell'Indonesia ha una base azionaria mista, cinese e indonesiana, anzi, l’artefice dello sviluppo dell'industria indonesiana del nichel è stato il nostro mago: Big Short. Il nichel di origine indonesiana fluirà nei magazzini dell’LME mentre in Indonesia si continua a costruire capacità di produzione di nichel metallico. Questa scelta contribuirà ad aggravare la crisi delle industrie del nichel australiane: i rivali del Dragone cinese nel mercato delle batterie per auto elettriche.

Il crollo del prezzo del nichel mette in crisi i produttori con alti costi energetici e di manodopera mentre l'Indonesia continua a mettere pressione sul mercato: dopo soli tre anni dall’idillio con Tesla BHP ha dichiarato che metterà le sue operazioni di Nickel West in cura e manutenzione e che registrerà una svalutazione non monetaria di 2,5 miliardi di dollari che ridurrebbe il valore contabile delle sue attività di Nickel West a meno 300 milioni di dollari.

La stessa sorte stanno incontrando le miniere di nichel di Koniambo e di Goro in Nuova Caledonia, un paese che ha alcune delle più grandi riserve di nichel del mondo. Per Koniambo, Glencore ha deciso di interrompere i finanziamenti mentre per Goro, il nuovo consorzio proprietario, che comprende Trafigura, ha chiesto assistenza finanziaria al governo francese. Mentre il mercato del nichel si sta preparando per ulteriori tagli e riduzioni l’industria indonesiana potrebbe rappresentare circa il 60% della fornitura globale di nichel entro il 2025 e il 75% entro il 2030, rendendo i minerali indonesiani fondamentali per la produzione di batterie per i veicoli elettrici occidentali

L’obbiettivo evidente è l’accesso agli importanti crediti d'imposta dell'Inflation Reduction Act ((IRA) degli Stati Uniti. Ma la maggior parte delle operazioni di nichel in Indonesia hanno più del 25% di proprietà cinese e quindi in base alla definizione statunitense di Foreign Entity of Concern (FEOC) non potranno beneficiare dei crediti d'imposta disponibili ai sensi dell'IRA: si tratta della stragrande maggioranza degli oltre 2 milioni di tonnellate all'anno di capacità di nichel esistente e degli 1,4 milioni di tonnellate annue di capacità in costruzione.

Allo stato attuale il nichel indonesiano non sarà disponibile per la catena di approvvigionamento delle batterie degli Stati Uniti o almeno non con i generosi crediti d'imposta disponibili nell'ambito dell'IRA. Ma se la capacità di nichel proveniente dai partner di libero scambio degli Stati Uniti venisse ridimensionata o avesse un premio, in termini di costo, particolarmente elevato come reagirà l’industria automobilistica statunitense? Inoltre sebbene le batterie con chimica al litio-ferro-fosfato (LFP) continuino ad erodere la quota di mercato delle batterie NCM, questo è vero particolarmente in Cina, mentre in Occidente le gigafactory utilizzano prevalentemente il nichel nell'industria dei veicoli elettrici.

Date le aspettative di domanda a lungo termine per il nichel, ci potremmo trovare all'inizio di un periodo di fusioni e acquisizioni, dove gli investitori potrebbero cogliere opportunità per acquisire nuovi asset. Proprio come Big Short, che in Australia ha in programma di costruire, con l'australiana Nickel Industries, un nuovo tipo di impianto di conversione con un investimento di 2,3 miliardi di dollari in grado di produrre solfato di nichel ad alta purezza. Fornirà prodotti chimici per batterie a REPT, la società di produzione di batterie di Tsingshan, e ad altre case automobilistiche: ecco la strada per i sussidi statunitensi.

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Giovanni Brussato