La protesta di ristoratori negozianti contro Conte ed il decreto della Fase 2
(Ansa)
La protesta di ristoratori negozianti contro Conte ed il decreto della Fase 2
Economia

La protesta di ristoratori negozianti contro Conte ed il decreto della Fase 2

Da nord a sud, con modalità differenti da città a città oggi la protesta di ristoratori e proprietari di ber e negozianti vari contro il Governo

Da Courmayeur a Palermo, da Roma a Napoli passando da Udine, Verona, Milano, Firenze e Bari. Il 28 aprile alle 21 artigiani, commercianti, baristi e ristoratori si sono dati un appuntamento virtuale all'interno dei propri locali per – a porte chiuse – accendere le insegne a ricordare quello che erano e quello che, a queste condizioni, non potranno essere mai più.

Il tam tam del flash mod di protesta dal nome "Risorgiamo Italia" è partito dai social network e ha già raccolto oltre 150.000 adesioni da parte di altrettanti autonomi che, a fronte delle regole di riapertura proposte dal Governo Conte in ottemperanza alle misure di distanziamento socio sanitario da Covid 19, preferiscono restare chiusi. La Fase 2, così strutturata, secondo le associazioni di settore è una "beffa".

La prospettiva, infatti, è quella di riaprire a scaglioni al 30% del fatturato e con il 100% delle spese: un piano insostenibile per la maggioranza degli esercizi commerciali che sono la spina dorsale dell'economia italiana.

Confcommercio di Roma avvisa che, se le regole non cambieranno, è a rischio la riapertura di almeno 1000 negozi nella capitale.

Tra le categorie più penalizzate ci sono quelle di baristi e ristoratori che dovrebbero poter alzare le saracinesche dal 18 maggio ma, in rispetto alle misure igienico sanitarie volute dall'esecutivo con l'installazione di pannelli di sicurezza e distanziamento dei tavoli, ipotizzano il calo del 70% dei coperti a fronte di un sostanziale mantenimento di tutte le spese attive sia per i dipendenti (con il vincolo dell'obbligo a mantenere in essere il contratto di lavoro), sia per i fornitori sia per le spese vive del locale.

Già stamane a Tolmezzo in Trentino Alto Adige un drappello di ristoratori si è trovato in piazza (a distanza di sicurezza) per protestare contro il Governo. "Così si uccide la categoria", dicono.

A Villafranca, in Veneto, per il primo maggio è in programma una simbolica catena umana (a un metro di distanza) da parte degli esercenti di bar e ristoranti.

Federalberghi, invece, ha deciso di organizzare una marcia verso Roma dopo il 18 maggio per consegnare a Palazzo Chigi le chiavi degli alberghi perché così non ha senso aprire. Turismo e ristorazione in Italia valgono il 13% del Pil e, a fronte dell'urgenza di aprire le grandi fabbriche il 4 maggio, nessuno sembra tenere in considerazione il peso della categoria sull'economia italiana imponendo prima l'installazione di pannelli e misure di sicurezza a carico degli esercenti e solo in seguito la riapertura a regime calmierato.

C'è molta tensione anche tra i proprietari di piccoli negozi d'abbigliamento e boutique. "Come si fa a garantire la sanificazione di un capo prova più volte nella stessa giornata? E coi camerini, come si fa?" si chiedono le associazioni di categoria. Se in boutique potrà entrare un solo cliente per volta tanto vale tenere abbassata la saracinesca.

Il tema della sanificazione degli ambienti e della sterilizzazione dei macchinari è sensibile anche a parrucchieri e centri estetici che, comunque, non potranno aprire prima di giugno. "Un cliente per volta? Assurdo" dicono i due parrucchieri di Padova che si sono incatenati alla sedia in segno di protesta.

E c'è a chi va ancora peggio: le palestre, per esempio. Ancora non esiste una data di riapertura dei centri fitness e con prospettive da incubo per i bilanci annuali.

Da qui la decisione di protestare in maniera congiunta per chiedere all'esecutivo misure in sostegno al piccolo commercio al dettaglio che rischia di pagare un prezzo altissimo all'epidemia con un'impennata di fallimenti e chiusure di locali se la Fase 2 non verrà affrontata con un minimo di logica e lungimiranza.

Da Confcommercio il presidente Carlo Sangalli fa sapere di aver bisogno con urgenza di organizzare un incontro con la presidenza del consiglio. "Ogni giorno di chiusura in più – fa sapere Sangalli - produce danni gravissimi e mette a rischio imprese e lavoro. In queste condizioni – sottolinea – diventa vitale il sostegno finanziario alle aziende con indennizzi a fondo perduto che per adesso non sono ancora stati decisi. Bisogna invece agire subito e in sicurezza per evitare il collasso economico di migliaia di imprese". Così chiede a Conte "un incontro urgente, anzi urgentissimo per discutere di due punti. Riaprire prima e in sicurezza e mettere in campo indennizzi e contributi a fondo perduto a favore delle imprese".

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