Così Paolo Giordano manipola una strage

Una "performance" all'Università di Padova mente sui motivi dell'uccisione dei 147 ragazzi cristiani nell'Università keniota di Garissa.

Il Corriere della Sera di oggi dedica una pagina a una “performance”, così viene definita dall’autore dell’articolo Paolo Giordano, dell’Università di Padova. Ottantaquattro studenti si sono distesi sul pavimento del chiostro dell’Università disponendo i propri corpi come quelli dei ragazzi uccisi all'inizio di aprile nell’Università di Garissa, in Kenya. Una “performance” interessante, ma falsa.

Paolo Giordano racconta che quello realizzato a Padova “è stato un modo di pregare per gli studenti kenioti, di pregare in maniera laica, adeguata a un tempio dell’istruzione e del sapere, uniti non da una fede ma dall’appartenenza comune all’idea di Università”. Se questo è il motivo per il quale quella “performance” è stata organizzata, i ragazzi kenioti sono morti una seconda volta.

Le cronache della mattanza di Garissa raccontano che quando le bande armate di al-Shabaab sono entrate nel campus dell’Università, hanno separato gli studenti mettendo da una parte i cristiani e da un’altra i musulmani. Questa è la cronaca della Cnn, che cita un’agenzia della France Presse: “The attackers separated students by religion, allowing Muslims to leave and keeping an unknown number of Christians hostage”. Questo è quello che ha scritto, invece, il New York Times: “A small group of militants (…) roved from dorm, separating Christian from Muslim students and killing the Christians”.

Questo significa che i 147 ragazzi trucidati non sono stati ammazzati perché studiavano all’Università, ma sono stati ammazzati perché cristiani. Paolo Giordano, nel suo lacrimoso racconto della “performance” padovana, abolisce questo fondamentale fatto. All’inizio dell’articolo cita distrattamente la parola “infedeli”, riferita ai ragazzi uccisi, che risulta volutamente incomprensibile a un lettore qualsiasi se non gli viene detto anche che a compiere la strage sono stati i combattenti islamici di al-Shabaab e che a quei ragazzi è stato chiesto, a uno a uno, di che religione fossero: chi rispondeva “christian” era un “infedele” agli occhi degli assassini di religione musulmana e, per questo e solo per questo, veniva ammazzato.

Paolo Giordano è un manipolatore della realtà e della verità: chiedendo ai ragazzi padovani di replicare quella fotografia con i loro corpi in nome dell’appartenenza alla “idea di Università”, gli sta dicendo una bugia e gliela sta dicendo proprio in quello che lui chiama “tempio”. Paolo Giordano quel tempio lo ha insultato organizzando una “performance” (che orribile parola riferita a una strage di ragazzi!) che è una bugia che ha violentato quei poveri ragazzi kenioti togliendo loro perfino il motivo per i quale hanno dato la loro vita. Nessuno c’era ancora riuscito.

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