Economia

Pil, perché arriverà una nuova recessione

Le previsioni sull'economia del colosso del risparmio gestito statunitense Pimco

Cina-pil

Andrea Telara

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Cari risparmiatori, consumatori e lavoratori di tutti e 5 i continenti, preparatevi a “un brusco risveglio”. Nei prossimi anni, dopo una lunga fase di espansione dell’economia, arriverà una nuova recessione che, per un po’ di mesi, vedrà il prodotto interno lordo (pil) dei maggiori paesi industrializzati, o almeno degli Stati Uniti, scendere sotto zero. 

A sostenerlo è la  casa di gestione statunitense Pimco, che è tra i maggiori investitori al mondo di obbligazioni e titoli di stato e amministra un patrimonio finanziario di ben 1.800 miliardi di dollari. Ogni due o tre anni gli analisti e i manager di Pimco, essendo ovviamente assai interessati a capire come si muoverà  l’economia mondiale, pubblicano un loro secular outlook, cioè un report che contiene le previsioni sull’andamento del pil mondiale negli anni successivi.  

Il brusco risveglio

Così hanno fatto anche quest’anno, pubblicando un documento dal titolo assai eloquente: “Un busco risveglio”, appunto, a indicare che prima o poi la festa finirà e non si può pensare che il ciclo di espansione dell’economia duri all’infinito. Quando le cose vanno bene, infatti, si ha la tendenza a pensare che le recessioni del passato siano destinate a non tornare più. 

E invece, scorrendo negli annali, si scopre che in America c’è stata quasi sempre una recessione più o meno lunga nell’arco di ogni quinquennio. Ce n’è stata una tra il 1946 e il 1951, un’altra  tra il 1951 e il 1956, un’altra ancora tra il ’56 e il ’61 e così via fino ad arrivare al terzo milliennio, durante il quale si sono verificate sinora già due recessioni: la prima tra il 2001 e il 2006 e la seconda nel quinquennio tra il 2006 e il 2011, quest’ultima assai drammatica, generata dalla crisi finanziaria del  2008. 

Populismi di ritorno

Quando arriverà la prossima? “Probabilmente non nell’arco di 6 o 9 mesi”,  dice Scott Mather, chief investment officer (responsabile degli investimenti) di Pimco, “e comunque, quando arriverà, non sarà dura come quella del 2008”. Il gestore ricorda infatti che nella storia americana ci sono state molte recessioni soft, come quelle del 1991 o del 2001, che hanno portato a una contrazione del pil inferiore al 2%, mentre nel 2008 si superò il -5%.

Bisogna rassegnarsi ai cicli dell’economia, insomma, e aspettare con pazienza. Ma ciò che conta davvero, più che l’arretramento fisiologico del prodotto interno lordo, per i gestori e gli analisti di Pimco sono i trend che si profilano all’orizzonte a livello globale, con il rischio dell’insorgere di movimenti populisti ancor più radicali di quelli di oggi, avversi al libero mercato e all’establishment, nazionalisti in economia e destinati inevitabilmente a rafforzarsi in uno scenario di recessione. 

La trappola di Tucidide

Tra le cause del brusco risveglio gli analisti di Pimco vedono anche lo scenario geopolitico. Una Cina guidata da un leader forte e autorevole con una chiara visione a lungo termine potrebbe raggiungere livelli di reddito da economia avanzata entro il 2035 e conquistare lo status di nazione pienamente sviluppata entro il 2049, nel centesimo anniversario della Repubblica Popolare. Nel frattempo, però, è molto probabile vi sia una lunga guerra commerciale con gli Stati Uniti per la supremazia economica del pianeta. 

Molti osservatori parlano di una potenziale “Trappola di Tucidide”, dal nome dello statista ateniese della Grecia classica. Si tratta di una situazione in cui il conflitto tra una potenza in ascesa (come Atene alla fine del V secolo a.C., la Germania alla fine del XIX secolo e oggi la Cina) e una potenza dominante (come Sparta, la Gran Bretagna e oggi gli Stati Uniti) sfocia in una guerra, in questo caso in una guerra commerciale. 

“La trappola di Tucidide non è inevitabile”, hanno scritto nel loro secular outlook gli esperti di Pimco,  “tuttavia le probabili tensioni causate dall'ascesa della Cina al ruolo di superpotenza economica e militare globale, mentre gli Stati Uniti provano a difendere con maggiore determinazione il proprio status nelle aree del commercio, della proprietà intellettuale e della difesa, potrebbero essere un'altra fonte di incidenti nel nostro orizzonte di lungo periodo”. Prepariamoci dunque a un brusco risveglio. 

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