Lavoro

Pensioni d’oro e vitalizi, le cose da sapere

Qualche nozione per capire come il governo sta per tagliare gli assegni Inps sopra 4-5mila euro e le rendite degli ex-parlamentari

vitalizi-5 stelle

Andrea Telara

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Pensioni d'oro, vitalizi, metodo contributivo e sistema retributivo. Sono tanti i termini tecnici e le espressioni giornalistiche che ricorrono in questi giorni in vista dei tagli alle rendite degli ex-parlamentari e agli assegni Inps sopra i 4-5mila euro netti, messi in cantiere dal governo Conte e dalla maggioranza che lo sostiene, soprattutto per volontà del Movimento 5 Stelle. 

Aldilà del giudizio su questo provvedimenti, accusati da più parti di essere incostituzionali, demagogici o  addirittura ingiusti, ecco di seguito alcune cose da sapere per capire quali misure verranno messe in cantiere dall’esecutivo. 

Pensioni e vitalizi 

Innanzitutto, va ricordato un particolare importante. Le pensioni dei parlamentari interessate dai tagli non sono in realtà vere e proprie pensioni. Tecnicamente di tratta di vitalizi, cioè di  rendite che deputati e senatori hanno maturato quando hanno lasciato le Camere (perché dimessisi o non più rieletti) e  che non gravano sui conti dell’Inps o degli altri enti previdenziali. A pagarli sono direttamente la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, con appositi stanziamenti nei loro bilanci. 

Tagli parziali

I tagli decisi dal governo ai vitalizi degli  ex-parlamentari interessano soltanto poco più di 1.300 politici  (2.600 se verranno estesi anche al Senato, essendo per ora limitati soltanto agli ex- membri della Camera), con un risparmio potenziale attorno a 40 milioni di euro. In realtà, non verranno tagliati tutti gli assegni tout court ma soltanto quella parte dei vitalizi che risulta sproporzionata rispetto ai contributi effettivamente versati dai beneficiari. 

Cambio di regole già nel 2012 

Va ricordato che già dal 1° gennaio 2012 le “pensioni” dei parlamentari sono state rese meno generose. Gli assegni vengono calcolati infatti in proporzione ai contributi versati, come avviene per tutti gli altri lavoratori. Le  nuove regole si applicano però con il sistema pro-rata, cioè valgono soltanto per la parte di vitalizio maturata dopo il 31 dicembre 2011. Chi stava in Parlamento nelle passate legislature, dunque, ha mantenuto il diritto a percepire una quota consistente di rendita calcolata con le vecchie regole e non con il nuovo e meno vantaggioso metodo contributivo.

Il metodo contributivo 

Per capire bene i cambiamenti in arrivo bisogna dunque conoscere come funziona il metodo contributivo, entrato in vigore progressivamente in Italia dal 1995 in poi. Si tratta di un sistema di calcolo delle pensioni in base al quale l’importo degli assegni dipende dalla quantità di contributi versati nel corso di tutta la carriera. Più alta è la cifra accantonata dal lavoratore, maggiore è la pensione. 

Il sistema retributivo 

Il sistema contributivo ha sostituito in maniera graduale quello in vigore per tutti i lavoratori fino al 1995: il metodo retributivo. Si tratta di un sistema di calcolo delle pensioni in base al quale l’importo degli assegni previdenziali dipende dalla media degli ultimi stipendi percepiti dal lavoratore prima di mettersi a riposo. 

Le pensioni d’oro

Oltre a tagliare i vitalizi degli ex- parlamentari, la maggioranza Lega-5Stelle sembra intenzionata a decurtare le cosiddette pensioni d’oro, cioè gli assegni sopra i 4mila o 5mila euro netti.  Anche in questo caso, verrà applicato un prelievo sulla parte di rendita non proporzionata ai contributi versati. 

Chi perde e chi guadagna 

Prendendo a riferimento per i tagli i contributi versati, non è detto però che tutti gli ex-parlamentari o tutti i i pensionato d’oro vengano penalizzati. Alcuni ex-deputati e senatori che sono stati in attività per molte legislature hanno versato molti contributi e, con le modifiche in arrivo, potrebbero in teoria avere diritto a un vitalizio maggiore. 

Stesso discorso per i pensionati d’oro: il vecchio metodo retributivo degli assegni prevedeva infatti dei particolari correttivi che, nel calcolo della rendita, penalizzava gli stipendi più alti e avvantaggiava infatti soprattutto chi aveva dei redditi medi. Con il ricalcolo contributivo delle rendite, anche alcuni pensionati d’oro potrebbero essere in teoria avvantaggiati anziché penalizzati. 

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