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Vitalizi aboliti dalla Camera: un provvedimento già a rischio

Arriva una class action degli ex parlamentari: i tagli sono "incostituzionali, illegittimi e illegali". DI Maio: giornata storica

Centinaia di palloncini gialli e qualche bottiglia di champagne: così gli attivisti del Movimento 5 stelle festeggiano in piazza di Montecitorio, davanti alla Camera dei deputati, l'abolizione dei vitalizi.

La delibera appena approvata alla Camera prevede che il taglio delle pensioni degli ex parlamentari entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2019.

Lo ha annunciato il presidente della Camera, Roberto Fico, al termine dell'ufficio di presidenza. In precedenza, l'entrata in vigore era stata fissata, precedentemente, al primo novembre di quest'anno.

Il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, è raggiante: "Questa è una giornata storica, per il simbolo che rappresenta questa decisione che dopo oltre 30 anni sancisce un principio chiaro: se hai versato i contributi il vitalizio ti spetta, se non li hai versati no".

Ma il provvedimento non avrà vita facile: gli ex parlamentari minacciati dalla riforma minacciano infatti una class action, cioè un’azione legale collettiva.

Con un documento in nove pagine, già alcuni giorni fa l’Associazione degli ex parlamentari aveva formalmente diffidato Fico e l’Ufficio di presidenza della Camera (con i suoi 18 membri, tutti personalmente individuati) dal deliberare i tagli dei vitalizi degli ex deputati, in quanto "incostituzionali, illegittimi e illegali". Ora si passerà alle vie di fatto.

Nel documento si legge che "gli ex parlamentari, colpiti dai tagli retroattivi delle loro pensioni, potrebbero essere costretti ad agire con azioni legali anche a fini risarcitori" nei confronti dei membri dell’Ufficio di presidenza.

S'ipotizzano perfino denunce penali per abuso d’ufficio, in quanto l'Ufficio stesso "esercita una funzione amministrativa", mentre la materia previdenziale dei parlamentari va trattata per via legislativa: una delibera, infatti, secondo quanto sostengono gli ex deputati "non può avere le caratteristiche di generalità proprie della legge", e pertanto avrà ha il difetto per chi la sottoscriverà di "determinare una responsabilità personale e patrimoniale per danni".

Secondo gli ex parlamentari, la delibera che l'Ufficio di presidenza della Camera ha approvato giovedì va comunque bloccata in nome del principio della irretroattività della legge.

Nessuna norma, sostengono, ha mai trasgredito a questa regola, e certo non dovrebbe farlo proprio l'Ufficio di presidenza di un ramo del Parlamento, "che è un organo organizzativo e amministrativo".

Aggiungono gli ex deputati: "Nessuna legge approvata dal Parlamento ha mai messo in discussione retroattivamente diritti già maturati dei cittadini. Infatti, le riforme delle pensioni che si sono susseguite negli anni, da quella Dini del 1995 a quella Fornero del 2011, hanno fatto salvi i diritti dei cittadini maturati prima della loro entrata vigore".

Al contrario, conclude (con qualche ragione) la lettera di diffida, "pretendere di farlo soltanto per gli ex parlamentari avrebbe un significato punitivo, di delegittimazione e umiliazione della funzione parlamentare, che è libera e indipendente".

Mentre la guerra si prepara, Di Maio già allarga il conflitto. E annuncia che non soltanto quelle dei parlamentari, ma tutte le "pensioni d'oro" saranno tagliate: "Quelle sopra i 4.000 euro, per coloro che non hanno versato i contributi a sufficienza".

Fino a oggi si era parlato della soglia di 5.000 euro, "ma l'obiettivo” aggiunge il leader grillino “è tagliare le pensioni più ricche per dare di più alle minime".

Il provvedimento, pare, è già pronto: e sarà solo il prossimo passo.

Il giubilo della Camera dei Deputati all'approvazione dell'abolizione dei vitalizi

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