Pensioni, il buco dell'Inps e i precari che mantengono gli ex-dirigenti d'azienda

Anche nel 2013 l'istituto della previdenza chiuderà il bilancio in profondo rosso. Colpa degli assegni d'oro di alcune categorie, che ora vivono a spese dei giovani senza un lavoro stabile

L'ingresso a una sede dell'Inps (Credits:stringer/Ansa)

Andrea Telara

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Un passivo di 9,2 miliardi di euro anche quest'anno. E' il risultato con cui l'Inps chiuderà il bilancio del 2013, secondo le previsioni del Civ (il Consiglio di vigilanza interno dell'istituto nazionale della previdenza). Il dato è più o meno in linea con quello del 2012 e non ha colto di sorpresa nessuno. Il profondo rosso è infatti il frutto dell'accorpamento dell'Inpdap , l'ente pensionistico dei dipendenti pubblici, che lo scorso anno è stato assorbito dall'Inps, dove ha portato in dote un buco di almeno 6 miliardi di euro.

IL SUPERINPS NATO COL BUCO

E' interessante però analizzare quali sono le categorie contribuenti che devono sobbarcarsi, almeno in parte, l'onere di questo passivo, che i conti dell'Inps fotografano con precisione. Nel nostro paese, infatti, ci sono alcune classi di lavoratori (in particolare i precari assunti con un contratto flessibile) che pagano molto più di quello che ricevono in termini di prestazioni. Per rendersene conto, basta leggere i risultati delle gestioni pensionistiche in cui il bilancio dell'istituto previdenziale è suddiviso e che corrispondono ciascuna a una specifica categoria professionale.

PENSIONI D'ORO E PENSIONI DA FAME

Fino al 2011, esisteva per esempio il fondo dei dirigenti d'azienda (che un tempo avevano un loro ente specifico, l'Inpdai, poi accorpato dall'Inps). Per molto tempo, questo fondo ha ricevuto dai lavoratori ancora attivi una quantità di contributi assai inferiore al valore delle pensioni erogate ogni anno agli ex-dirigenti già a riposo. Anche nel 2013, per esempio, il saldo sarà negativo per 3,7 miliardi di euro. Ancor peggiore è il risultato atteso delle gestioni degli ex-dipendenti pubblici, degli artigiani e di quella dei coltivatori diretti, che presentano ciascuna un rosso compreso tra i 5,3 e i 5,7 miliardi di euro.

E' invece positivo, per qualche centinaia di milioni di euro, il bilancio del Fondo dei lavoratori dipendenti del settore privato, all'interno del quale ci sono però parecchie differenze, a seconda delle varie categorie professionali. Per i dipendenti del settore elettrico, per esempio, la quantità di contributi incassati è inferiore alle pensioni erogate per 1,9 miliardi. Per gli ex-addetti del comparto telefonico, il saldo è negativo per 1,2 miliardi circa, mentre per i pensionati del settore trasporti il rosso supera di poco il miliardo.

A PAGARE SONO I GIOVANI

C'è soltanto una categoria professionale che invece sta versando molti più contributi di quanto riceve in termini di assegni pensionistici. Si tratta degli iscritti alla Gestione Separata, cioè quel particolare fondo dell'Inps in cui confluiscono i versamenti previdenziali dei lavoratori precari (come i collaboratori a progetto) e dei liberi professionisti con la partita iva, non iscritti agli Ordini. Nel 2013, il bilancio della Gestione Separata sarà in attivo per oltre 8 miliardi di euro. Va detto che questo risultato ha una ragion d'essere ben precisa: tra i precari italiani e tra le partite iva senza Ordine, ci sono infatti molti giovani ancora in attività, mentre i pensionati di questa categoria sono pochissimi (il rapporto è di 1 a 6). Non si può tuttavia negare che, se non ci fossero i contributi della Gestione Separata, il bilancio dell'Inps sarebbe in una situazione ancor peggiore di quella odierna. In altre parole, oggi ci sono in Italia quasi 2 milioni di lavoratori precari e di partite iva che tengono in piedi i conti dell'intero sistema previdenziale e che pagano una montagna di soldi per mantenere le pensioni di altre categorie, compresi gli assegni d'oro incassati da qualche ex-dirigente d'azienda.

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