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Lavoro

Occupazione, perché i giovani non trovano lavoro

Formazione che fa acqua e troppi abbandoni universitari. Le ragioni per cui la disoccupazione tra gli under 35 in Italia è ancora alle stelle

Il tasso di disoccupazione in Italia ad agosto 2017 è sceso all'11,2%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a luglio e di 0,4 punti rispetto a un anno fa. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è invece sceso al 35,1%, una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,2 punti rispetto al 2016.

Una buona notizia, certo. Ma la situazione del lavoro in Italia resta comunque preoccupante.Una disoccupazione giovanile che resta ampiamente sopra il 35%, resta comunque una disoccupazione che non ha eguali nell’Eurozona, fatta eccezione per la Spagna e la Grecia. Ma perché, nel nostro Paese, è così difficile per i giovani trovare un lavoro? 

Problema cronico 

Sull’argomento sono già stati spesi fiumi di inchiostro visto che il problema della disoccupazione tra gli under 25 o 35 affonda le proprie radici nel passato. Anche nel 2007, anno precedente lo scoppio della crisi economica e anno record per l’occupazione in Italia, il tasso dei giovani senza lavoro era attorno all’altissima soglia del 20%, ampiamente superiore alla media europea. 

Tralasciando le lunghe dissertazioni di molti economisti, per avere una spiegazione di questo problema cronico dell’Italia può essere di aiuto guardare a pochi dati che testimoniano un fatto difficilmente contestabile: nel nostro Paese  c’è un sistema della formazione scolastica e professionale che fa acqua da tutte le parti, almeno nella capacità di creare nuove leve per il mondo del lavoro. 

4 anni per un'assunzione (stabile)

Secondo le rilevazioni dell’Ocse, per esempio, in Italia i giovani che hanno terminato gli studi attendono mediamente 45 mesi prima di avere un’assunzione a tempo indeterminato, quattro volte in più che nel resto d’Europa. Inoltre, come ricorda anche l’economista Francesco Pastore su Lavoce.info, “circa il 50 per cento degli studenti che si iscrivono all’università abbandonano il percorso di studi senza completarlo”.

Anche quando riescono a finire, però, i giovani italiani hanno un grosso gap da colmare. Oltre il 40 % dei laureati della Penisola consegue infatti il titolo di studio con un ritardo compreso fra uno e dieci anni rispetto al percorso regolare. Tradotto in cifre, ciò significa che un giovane italiano si laurea spesso dopo i 27 anni e deve aspettare i 32-33 anni per trovare un impiego stabile. Alla stessa età, invece, un giovane britannico ha già alle spalle 10 anni di carriera visto che nel Regno Unito il percorso universitario viene completato mediamente a poco meno di 22 anni.  

Non c’è dunque da stupirsi se la quota di nostri connazionali con un titolo di studio elevato sia molto bassa. Secondo Eurostat, nella fascia anagrafica tra 25 e 34 anni la quota di laureati è al 20%, contro il 33% della media europea, il 26% della Germania e il 40% circa della Francia e della Germania.  A sud delle Alpi, ben il 29% dei nostri connazionali under 35 addirittura non ha neppure il diploma, contro una media Ue del 19%. Con pochi giovani istruiti, insomma, ci sono anche pochi giovani al lavoro. 

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