Lavoro: under 37, la generazione più colpita dalla crisi

Dall'analisi della Fondazione Feltrinelli il quadro di una recessione dell'occupazione che, negli ultimi 8 anni, ha riguardato la fascia tra i 24 e i 36

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a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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La crisi del mercato del lavoro degli ultimi 8 anni ha colpito maggiormente una generazione intera, quella della fascia tra i 24 e i 36. Trentasette anni è, dunque, l’età spartiacque per una generazione. A rivelarlo i dati presentati durante la terza edizione del Jobless Society Forum promosso da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, dove 9 tavoli tematici hanno discusso sulle parole chiave formazione, occupazione, competenze, welfare per proporre soluzioni per restituire centralità e qualità al lavoro.

“Il mercato del lavoro italiano mostra oggi - spiegano gli autori, Antonio Firinu, dell'Università di Cagliari, e Lara Maestripieri, dell'Università Autònoma de Barcelona - una netta separazione in termini di 'insider', lavoratori a tempo indeterminato che godono di un pieno accesso alla protezione sociale, e di 'outsider', lavoratori a tempo parziale e precari la cui cittadinanza sociale sembra essere figlia di un dio minore. L’effetto principale degli otto anni di crisi è stato un progressivo scivolamento fuori dal contratto indeterminato e a tempo pieno. Sia per chi ha meno di 24 anni che per chi ne ha meno di 36, gli anni di crisi hanno significato una perdita netta di posizioni standard a tempo indeterminato: circa il 20% per i giovani adulti e del 40% per i giovani sotto i 24 anni”.

Ma se la perdita di contratti standard per i giovanissimi under 24 riguarda comunque una minoranza, essendo per lo più i ragazzi sotto i 24 anni studenti o inattivi, al contrario quello che si verifica nella fascia di età tra i 25 e i 36 anni è una perdita compensata solo da una maggiore partecipazione al mercato del lavoro sotto forma di contratti non-standard (part-time e temporanei), subiti e non volontariamente scelti dal lavoratore.

Per gli over 37, invece, la crisi ha avuto un impatto molto meno rilevante, se non una lieve crescita dei livelli di lavoro non-standard involontario. Non solo. Ci sono, poi, differenze sostanziali rispetto all’impatto della crisi sui contratti di lavoro per i giovani tra Nord, Centro e Sud. “Queste differenze - spiegano ancora gli autori, Antonio Firinu e Lara Maestripieriì - non sono mai state neutre e più spesso le donne (nel part-time) e i giovani (nel lavoro temporaneo) sono occupati in contratti di lavoro non-standard, con il rischio di rimanervi intrappolati”.

Ma come si distribuisce a livello territoriale lo svantaggio per i giovani? Se ci concentriamo sulla fascia 24-36, la perdita di posizioni standard avviene in modo diseguale al nord, centro e sud. Al Nord - si legge nella ricerca - che comunque già partiva da livelli superiori di contratti standard sul totale della fascia di età (52,2% nel 2009), nel corso degli 8 anni della crisi perde il 14,7% del totale delle posizioni standard, assestandosi su 45,5%. Al Centro, dal 42,7% si passa al 33,8% sempre negli 8 anni (perdita del 20,8%), ma al Sud si passa dal 25,7% al 18,4% (perdita del 39,1%). Il territorio italiano si differenzia anche nel modo in cui la perdita di posizioni standard viene compensata dal mercato del lavoro: al Nord e al Centro crescono le posizioni non-standard involontarie (+36,8% e +51,9%), al Sud soprattutto la disoccupazione nonostante i livelli già alti (+41,7%).

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