Disoccupazione: perché i laureati non trovano un impiego

I motivi per cui cresce il numero di giovani senza-lavoro che hanno un'istruzione universitaria

(Credits:Stefano Scarpiello /Imagoeconomica)

Andrea Telara

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Laureati e disoccupati. E' il binomio che purtroppo si sta affermando nel mercato del lavoro italiano, dove cresce il numero di persone senza un impiego, ma con un titolo universitario in tasca. A dirlo sono i dati dell'Istat che, nel 2012, hanno calcolato la presenza di ben 200mila disoccupati con meno di 34 anni che hanno già completato gli studi accademici. Si tratta di una cifra superiore di oltre il 28% rispetto al 2011 e di ben il 43% in rapporto al 2008.

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La colpa è ovviamente della crisi economica che non ha risparmiato nessuno: i laureati ma neppure i giovani under 30 che hanno un titolo di studio di grado inferiore (diploma, licenzia media o elementare). Tra quest'ultimi, il tasso di disoccupazione è infatti di almeno il 24-26%, mentre tra i laureati, pur essendo alto, si ferma  al 20-22%.

Avere il titolo di dottore, insomma, è ancora un vantaggio per trovare un impiego. Tuttavia, anche per chi ha una laurea in tasca,  le difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro stanno indubbiamente crescendo, per una serie di ragioni strutturali che vengono da lontano e che precedono di molti anni l'arrivo della crisi economica.

Innanzitutto, come ha messo in evidenza Carlo Barone, dell'Istituto di ricerca Carlo Cattaneo, c'è stata negli ultimi anni una riduzione delle assunzioni nella pubblica amministrazione, che tradizionalmente ha sempre assorbito quasi un quarto degli ex-universitari in cerca di lavoro. Inoltre, non va dimenticato che in Italia c'è una forte presenza di aziende a piccola e media dimensione, che non di rado preferiscono non assumere i laureati, ma indirizzarsi su candidati con un grado di istruzione inferiore e più orientato alla formazione professionale. A confermarlo sono anche le rilevazioni del consorzio AlmaLaurea, secondo cui la propensione ad assumere ex-universitari cresce di pari passo con le dimensioni delle aziende.

Infine, non va dimenticato che, purtroppo, non tutti i laureati hanno le stesse carte da giocarsi sul mercato del lavoro: alcuni profili, come gli informatici e gli ingegneri o i diplomati in facoltà scientifiche, sono ancora abbastanza  ricercati dalle aziende mentre altri candidati, come i dottori in discipline umanistiche e sociali, faticano molto di più a trovare un impiego. Secondo i dati Alma Laurea, per esempio, oltre il 31% dei laureati in conservazione dei beni culturali è ancora disoccupato dopo un anno dalla conclusione degli studi, contro meno del 14% che si registra tra gli ingegneri o i dottori in chimica industriale.

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