Lavoro

Come cambia il lavoro in Italia

Meno autonomi, molti più dipendenti ma spesso precari. La fotografia dell'occupazione a quasi 3 anni dal varo del Jobs Act

agenzia per il lavoro

Andrea Telara

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Circa un milione di occupati in più in meno di 4 anni. E' il risultato che l'ex-premier Matteo Renzi e la sua maggioranza di governo (che ora appoggia l'esecutivo guidato da Paolo Gentiloni) sbandierano spesso come risultato del Jobs Act, la riforma del lavoro che ha visto la luce tra il 2014 e il 2015.

“Si tratta per lo più di occupazione precaria”, fanno spesso notare le opposizioni. Da che parte sta la ragione? Per chi vuole conoscere i fatti prima di farsi un'opinione, ecco di seguito i trend che hanno caratterizzato il mercato del lavoro italiano negli ultimi 3 anni. Non sempre si tratta di tendenze innescate dal Jobs Act ma, analizzandole a una a una, si ha un'idea di come sta cambiamento l'occupazione nel nostro Paese.

Record di precari

Uno dei dati che fa più discutere è il forte aumento negli ultimi due anni di lavoratori italiani assunti con un contratto di lavoro a tempo determinato. In totale sono più di 2,8 milioni, un record storico assoluto. Dei posti di lavoro creatisi negli ultimi due anni, come sottolineano i detrattori del Jobs Act, molti sono dunque ancora precari, nonostante l'obiettivo della riforma fosse proprio quello di estirpare il precariato. La crescita dei dipendenti a termine dell'ultimo biennio potrebbe però essere legata anche a una migrazione verso questo tipo di assunzione di altre figure professionali ancor più precarie e in forte calo, in primis i collaboratori a progetto, quelli remunerati coi voucher e i lavoratori autonomi (si vedano i paragrafi successivi)

Cresce anche l'indeterminato

Nell'ultimo biennio, oltre ai precari, è aumentato anche il numero dei lavoratori assunti con un contratto a tempo indeterminato. A ottobre 2017 erano 14,95 milioni, circa 530mila in più rispetto al 2014. L'aumento maggiore si è registrato però nel 2015 quando le aziende ricevevano un sostanzioso sconto sui contributi non appena reclutavano personale con un inquadramento stabile. Nel 2017, senza gli incentivi, il numero di posti a tempo indeterminato è cresciuto di meno di 40mila unità.

Fast Job

Negli ultimi 3 anni è aumentato il fenomeno dei cosiddetti fast job, i lavori di brevissima durata, inferiore ai 3 mesi e pari spesso a una sola giornata. Secondo gli ultimi dati dell'Istat, aggiornati al 2016, i rapporti di questo tipo hanno raggiunto il record di 4 milioni all'inizio del 2017 , contro i 3 milioni del 2012. Tale incremento è dovuto anche al boom registrato negli anni scorsi dai voucher, i buoni utilizzati per remunerare i lavoretti saltuari. Nel 2017, però, i voucher sono stati aboliti e si dovrà dunque attendere il prossimo anno per vedere se la loro scomparsa avrà effetti anche sulla diffusione dei fast job.

Multinazionali padrone

Le ultime rilevazioni approfondite dell'Istat sono un po' datate (risalgono al biennio scorso) ma indicano un trend chiaro: negli ultimi anni, è cresciuta l'importanza delle multinazionali estere nel mercato del lavoro italiano. Nel nostro Paese ci sono ben 1,2 milioni di persone che lavorano per imprese straniere (con tassi di crescita degli addetti attorno al 5% annuo dal 2014 in poi). Non sempre, però, i rapporti tra queste aziende e il mondo sindacale italiano sono stati idilliaci. Lo testimoniano i recenti scioperi tra i dipendenti di Ryanair, Ikea o Amazon.

Addio co.pro.

Negli ultimi anni c'è stato un crollo dei lavoratori assunti con gli ultra-fessibili contratti di collaborazione. Agli inizi del 2017, il numero totale di collaboratori era di circa 300mila, contro i 500mila del 2012. Il forte calo è legato al fatto che il Jobs Act, pur mantenendo in vita le collaborazioni già in essere, dal 2015 ha vietato la stipula di nuovi contratti di questo tipo, che sono dunque destinati pian piano a scomparire.

Il calo del lavoro autonomo

Oltre ai collaboratori, stanno diventando sempre più rari anche i lavoratori autonomi, benché il nostro paese mantenga un numero elevatissimo di partite iva. La crisi economica ha però spazzato via dal mercato molte figure professionali un tempo diffusissime come i titolari di piccoli negozi e di botteghe artigiane. Nell'ultimo decennio, il numero di lavoratori in proprio è calato in Italia di oltre 400mila unità.

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