Cassa integrazione: perché migliaia di lavoratori resteranno senza tutele

Secondo nuove norme entrate in vigore nel 2015, in tantissimi da oggi potrebbero non avere più diritto agli ammortizzatori sociali

citta persone lavoro

– Credits: Istock/arthobbit

Giuseppe Cordasco

-

Il clima intorno al mondo del lavoro si fa sempre più incandescente, ed ora ad essere messe in dubbio sono anche le tutele economiche dei lavoratori di aziende in crisi, con in prima fila la cassa integrazione.

Da oggi infatti scadono gli ammortizzatori sociali, in particolare appunto cassa integrazione (Cig) e contratti di solidarietà (Cds), per migliaia di addetti. Il tutto a causa delle limitazioni e delle riduzioni introdotte dal Decreto legislativo 148/2015, facente parte integrante della riforma del Jobs Act.

In molte aziende, sparse su tutto il territorio nazionale, verrà infatti superato il limite dei 36 mesi di Cig e Cds a disposizione in un quinquennio, come prevede la norma sopra richiamata.

Per questo motivo le organizzazioni sindacali, e in particolare quelle dei metalmeccanici, ovvero  Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, hanno organizzato, sempre per oggi, una protesta sotto al ministero dello Sviluppo economico per chiedere risposte immediate al governo e per evitare quindi migliaia di licenziamenti.

Numeri preoccupanti

I lavoratori che potrebbero essere coinvolti in questo drastico giro di vite, sono quelli che lavorano in aziende che non sono riuscite a completare la riorganizzazione o ad uscire da una crisi di mercato. O ancora in aziende che hanno cessato l’attività o che sono coinvolte in procedure di fallimento.

Parliamo in particolare di 140mila lavoratori metalmeccanici coinvolti da situazioni di crisi dei comparti degli elettrodomestici, della siderurgia, dell’Ict e telecomunicazioni, dell’elettronica, dell’automotive, con oltre 80mila di loro interessati dalla cassa integrazione straordinaria.

Come ha avuto modo di comunicare qualche tempo fa lo stesso ministro Luigi Di Maio, in totale sono ben 144 i tavoli di crisi aziendale dei vari settori aperti al ministero dello Sviluppo economico al 30 giugno 2018  e che riguardano 189mila lavoratori.

Sono, inoltre, 31 le aziende che hanno cessato l’attività in Italia per delocalizzare all’estero mettendo a repentaglio oltre 30mila posti di lavoro. Senza contare infine ben 147 gruppi di imprese interessati da procedure di amministrazione straordinaria.

Un quadro sempre peggiore

E la situazione purtroppo sembra che nel tempo non accenni a migliorare, anzi. Da un’analisi realizzata dalla Cgil sulla base degli ultimi dati Inps sulla Cassa integrazione, quelli di luglio, si rileva infatti un quadro allarmante: se su base annuale vi è stato infatti un calo complessivo medio della Cig del 32,4%, esso è stato accompagnato ad un aumento del 9,4% della cessata occupazione.

In particolare, preoccupa il raddoppio della NASpI a seguito dell’aumento di 136.617 posizioni, ovvero un +98%, rispetto al mese di giugno. Tra l’altro, la crescita del ricorso all’indennità mensile di disoccupazione, dimostra che sono molte le aziende che si approssimano all’esaurimento della loro disponibilità di cassa.

Cresce quindi il ricorso alla disoccupazione che nei primi 7 mesi del 2018, rispetto al 2017, ha fatto segnare un preoccupante +6,2%. Senza contare che alla fine di dicembre termineranno anche le proroghe di cassa e mobilità in deroga per le aree di crisi complessa e preoccupano le persistenti difficoltà nel ricorso al Fis, l’ammortizzatore che ha sostituito la cassa integrazione in deroga.

Le richieste

Di fronte a questo devastante scenario, da parte sindacale si chiede che la prossima legge di bilancio dia assolutamente risposte a questa emergenza e individui interventi strutturali capaci quantomeno di garantire gli ammortizzatori fino alla ripresa delle attività aziendali o fino a nuove opportunità di occupazione.

In particolare i sindacati metalmeccanici, nella protesta di oggi di fronte al ministero, chiedono al governo l'apertura di un tavolo unitario di confronto per affrontare con urgenza e in modo sistematico le tante, troppe crisi aziendali in corso.

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Violenza sulle donne e lavoro: il congedo previsto dal Jobs Act

Retribuito al 100% per 90 giornate. Disparità fra categorie di lavoratrici, finanziamenti insufficienti ai Centri Antiviolenza e mancanza di denunce fra i principali ostacoli all'attuazione

Il braccialetto di Amazon e il Jobs Act, perché è una polemica assurda

Da giorni la politica discute del dispositivo creato dall’azienda americana. Ma è solo un brevetto e ha poco a che fare con la riforma del lavoro

Renzi: Jobs act. "Abbiamo sbloccato il paese"

Lavoro e Jobs Act, perché il contratto precario conviene di più

Le assunzioni a tempo determinato sono ai massimi storici. Il motivo è un decreto del ministro Poletti del 2014

Che cosa resta del Jobs Act dopo i referendum su voucher e appalti

Bocciando i quesiti della Cgil sull'articolo 18, la Consulta ha salvato in parte la riforma del lavoro di Renzi. Che però ha già perso dei pezzi

Il grande errore del Jobs Act

Il governo Renzi ha "drogato" le assunzioni con una decontribuzione troppo costosa e centralizzando il controllo. Servono invece politiche territoriali

Commenti