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(Ansa)
Economia

Cassa integrazione Covid: 1,2 mln di lavoratori ancora senza soldi

I dati di fine 2020 dell'Inps raccontano il fallimento delle norme del Governo Conte

Mentre la soluzione crisi di Governo è ancora lontana, in uno stallo che si trascina da giorni e che non sembra avere fine, tra un rinvio ed una trattativa per convincere uno o due senatori la drammaticità della situazione economica del paese non rallenta, anzi. Lo dimostrano i dati dell'Istat che ha certificato come a fine 2020 in Italia ci siano 1,2 milioni di lavoratori ancora in attesa di ricevere la Cassa Integrazione Covid del 2020.

Le promesse di Conte

Era il 17 marzo 2020 quando il Premier Conte firmava l'ottimista decreto Cura Italia attraverso il quale prometteva di rimettere in piedi un Paese in pieno lockdown. Tra le misure straordinarie veniva disposta una Cassa Integrazione (CIG) straordinaria che sarebbe stata erogata in tempi rapidi da Inps e bypassando buona parte delle trafile burocratiche che rimbalzano tra lavoratori, aziende, Inps e Governo.

I numeri della Cig

In nove mesi, rivelano i dati pubblicati da Inps nell'ambito del documento di fine anno relativo a consuntivi e bilanci, le domande di Cig con aumentate del 3.000% con oltre 4 miliardi di ore di Cassa Integrazione autorizzate per un costo di 19 miliardi distribuiti tra 7 milioni di lavoratori. Di questi 7 milioni però, una buona fetta, è ancora a bocca asciutta.

Si tratta – i dati sono provvisori perché aggiornati a novembre 2020 - di 1,2 milioni di lavoratori per un totale di 200.000 pratiche inevase.

I numeri arrivano dalla Civ – organo interno di vigilanza dell'Inps in rappresentanza di sindacati e imprese- che, tramite una tabella allegata al consuntivo, ha mostrato, nero su bianco, come le promesse del Governo non siano state mantenute. Per avere un quadro realistico della proporzione del problema bisognerebbe aspettare i dati di dicembre che potrebbero raggiungere il numero di 365.000 pratiche per 2 milioni di lavoratori.

Le domande inevase

Se il 68% del totale delle pratiche si riferisce al mese di novembre è anche vero che un terzo di queste 200.000 riguarda il passato: 338 sono di marzo, 5.338 di aprile, 12.188 di maggio, 5.748 di giugno, 13.490 di luglio, 5.449 di agosto, 7.148 di settembre, 13.888 di ottobre.

Una situazione drammatica per migliaia di famiglie italiane e imbarazzante per Stato e Inps perché, non solo una parte delle domande non è ancora stato presa in considerazione, ma soprattutto perché molte di queste riguardano inspiegabilmente pagamenti non effettuati.

Di norma, infatti, quando Inps riceve la richiesta dall'azienda e l'Iban del lavoratore la pratica dovrebbe procedere in maniera rapida e automatica.

Invece c'è gente che da marzo aspetta i suoi soldi e ancora non sa se e quando potrà tornare in azienda visto che il Decreto Ristori 5 cui si sta lavorando in questi giorni prevede, tra l'altro, la proroga della Cassa Integrazione Covid fino a 26 settimane e l'eventuale sblocco dei licenziamenti.

Ritardi preoccupanti

I conti li ha fatti Repubblica utilizzando i moltiplicatori messi a disposizione da Inps sulle tabelle per le tre categorie della Cig: "Quattordici lavoratori in media per ogni domanda di Fis (Fondo di integrazione salariale per il terziario), 3 per ogni domanda di Cig in deroga (piccole imprese sotto i 5 dipendenti) e 4 per ogni domanda di Cig ordinaria (manifattura)"

I ritardi si spiegano se si ammettono tutte le falle e le inadempienze firmate dal Conte bis che aveva promesso Cig veloce senza verificare il funzionamento del sistema.

Le falle del sistema

Intanto, come di consueto, il DPCM di marzo firmato da Conte ha lasciato le amministrazioni locali allo sbaraglio costrette a fare i "conti della serva" e capire come rispettare promesse tuonate dall'Olimpo romano.

Errori di aziende e regioni nella compilazione dei moduli hanno determinato i grossi ritardi dei primi mesi cui si sono aggiunti problemi seri come il totale mancato decollo della promessa dell'anticipo bancario della Cig da parte degli istituti di credito.

Si era parlato, poi, di un anticipo del 40% da parte dell'INPS entro 15 giorni dalla domanda: un buco nell'acqua anche quello. Utopie, infine, la riforma degli ammortizzatori con la possibilità di snellire l'intero processo utilizzando le App e il regime speciale in deroga a molti passaggi, compreso l'accordo sindacale.

Niente di tutto questo è avvenuto. L'unica forma di vero aiuto ai lavoratori è stato quello arrivato dalla stesse aziende tramite l'anticipo di cassa, sostegno del quale hanno goduto 3,4 milioni di lavoratori; per tutti gli altri non è rimasto che attendere i tempi biblici dell'Istituto di Previdenza Nazionale.

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Barbara Massaro