La fiducia delle imprese è stabile, quella dei consumatori scende

Gli indici Istat di maggio mostrano un'Italia divisa in due: la manifattura inizia a guardare con positività al futuro. Ma non chi consuma i beni prodotti

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La sede dell'Istituto nazionale di Statistica – Credits: Imagoeconomica

Redazione

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L'indice che evidenzia il clima di fiducia delle imprese italiane mostra una sostanziale stabilità (102 da 102,1 di aprile). Lo comunica l'Istat che nel dettaglio spiega come nel settore dei servizi di mercato l'impatto sia leggermente positivo (a 104,9 da 104,5), mentre risulta leggermente negativo quello del settore manifatturiero (a 103,5 da 104), delle imprese di costruzione (a 111,8 da 113,3) e del commercio al dettaglio (a 104,3 da 105,9).

Nelle imprese manifatturiere migliorano le attese di produzione (a 11 da 10 il saldo), ma peggiorano i giudizi sugli ordini (a -12 da -11); il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino rimane stabile (a 3). Nelle costruzioni migliorano i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione (a -37 da -38), ma peggiorano le attese sull'occupazione (a -16 da -12). Nelle imprese dei servizi migliorano le sole le attese sugli ordini (a 6 da 3 il saldo), mentre scendono lievemente i giudizi relativi (a 1 da 2) e le attese sull'andamento generale dell'economia (a 7 da 8). Nel commercio al dettaglio peggiorano sia i giudizi sulle vendite correnti (a 2 da 3) sia le attese sulle vendite  
future (a 23 da 26); in accumulo sono giudicate le giacenze di magazzino (a 5 da 4).

Per i consumatori, invece, la fiducia è ancora lontana dal tornare positiva. L'indice infatti diminuisce a maggio a 105,7 da 108 di aprile. Sendono sia l'indice di fiducia economico (a 129,5 da 134), sia quello personale (a 98,5 da 98,9) sia quello corrente (a 101 da 101,3) che quello futuro (a 114,4 da 118,3).

"Il dato rispecchia in pieno lo sconforto dei cittadini ed è inevitabile a meno che il governo non intervenga concretamente" hanno sottolineato Federconsumatori e Adusbef in una nota. "Non avrebbe potuto essere diversamente, dal momento che tutti gli indicatori economici, dalla disoccupazione ai consumi, segnano livelli allarmanti - spiegano - Basti pensare che dal 2008 il potere di acquisto delle famiglie è diminuito del -13,4% e che la domanda interna nel triennio 2012-2013-2014 è diminuita del -10,7%, con una contrazione complessiva di circa 78 miliardi di euro sul mercato. Annunci, slogan e palliativi di fronte a questa grave situazione non servono più a nulla. È ora di intervenire, per contrastare attivamente questo clima di disagio e di sfiducia", hanno dichiarato Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Per poter avviare una ripresa strutturale il primo passo è "invertire il drammatico andamento occupazionale. È la mancanza di lavoro la vera piaga del nostro Paese. La causa della perdita del potere di acquisto e di prospettive, del calo dei consumi e della minore produzione".

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