Del vecchio
(Ansa)
Industria

Le frasi celebri di Leonardo Del Vecchio, imprenditore visionario

«La Globalizzazione è un valore», è una delle frasi celebri del grande imprenditore scomparso oggi dopo aver costruito un impero industriale

Lunedì 27 giugno è morto il fondatore di Luxottica e presidente di EssilorLuxottica, Leonardo Del Vecchio. Aveva 87 anni. Del Vecchio era ricoverato in terapia intensiva al San Raffaele da diverse settimane. Nato a Milano da emigranti pugliesi, era cresciuto nell'orfanotrofio di Martinitt. È riuscito a diventare uno degli uomini più ricchi d'Italia, Cavaliere del Lavoro, maggior azionista di Mediobanca oltre che di Generali con tre lauree e due master honoris causa. Il tutto partendo da una piccola fabbrica tra le montagne del Bellunese, dove ha il suo cuore l'eccellenza dell'occhialeria italiana, un gruppo che unendosi alla francese Essilor è diventato un colosso da oltre 21 miliardi di fatturato.

Ecco una raccolta di alcune sue frasi tratte dalle rare interviste concesse ai giornali.

Una nuova Italia con il Pnrr

«Oggi abbiamo un’opportunità unica e irripetibile di trasformare questo Paese. Il tempo a disposizione non sarà molto e una prossima occasione forse arriverà troppo tardi». «Abbiamo bisogno di scelte rivoluzionarie che scardinino tutti i vincoli che vengono dal passato». «Tutte le forze positive del Paese devono contribuire a costruire questo nuovo mondo, rinunciando a comode rendite di posizione». (Corriere della Sera)

Più campioni nazionali e meno finanza

«Dobbiamo iniziare ad abbattere i muri e a creare campioni prima nazionali e poi europei, per competere alla pari con i colossi internazionali. Serve un’ottica da imprenditori più che da finanzieri. I dividendi oggi spesso sono a scapito della crescita dimensionale delle aziende», «Il mondo della finanza nazionale purtroppo è quello più fragile e in ritardo, protetto fino ad ora da regolamenti e relazioni forti che non potranno più garantirne la sopravvivenza». (Corriere della Sera)

Piccolo non è più bello

«Per questo e per molte altre ragioni lo slogan “piccolo è bello” non è solamente falso, ma diffonde una tranquillità illusoria che frena ogni urgenza di cambiamento». (Corriere della Sera)

La fusione con i francesi di Essilor

«Il nostro obiettivo è costituire un gruppo pienamente integrato dalla materia prima all’occhiale completo, e coprire in maniera integrata tutti i canali dal wholesale al retail fino all’e-commerce. Abbiamo quindi deciso di diluire la nostra partecipazione in un’entità molto più grande, rimanendo comunque di gran lunga il principale azionista.Il mondo di Luxottica rimarrà sempre saldamente italiano con la testa a Milano e il cuore nelle montagne bellunesi». (Corriere della Sera)

Su Francesco Gaetano Caltagirone e le Generali

«Ha una visione imprenditoriale di lungo termine, che non cerca solo dividendi ma guarda anche ai bisogni di crescita della compagnia» (Bloomberg)

Globalizzazione

«Siamo tutti europei, ma è soprattutto il mercato ad essere globale. Nelle nostre aziende entrano ogni anno tanti giovani da ogni parte del mondo, la contaminazione è ormai parte della nostra ricchezza. Penso che diventare sempre più europei prima e internazionali dopo, sia un valore immenso che ci permette di comprendere i mercati ed essere più vicini ai consumatori prendendo il meglio da tutte le culture». (La Repubblica)

La forza del Made in Italy

«Rassicuro i nostri dipendenti italiani, anche se questa sicurezza non viene da me come azionista, ma dall’eccellenza delle nostre maestranze indispensabili nel rendere unica la nostra produzione made in Italy, sinonimo di stile artigianalità e perfezione tecnologica. È questa la miglior garanzia che resteranno centrali nelle strategie della nuova società». (La Repubblica)

Non avere paura di cambiare

«Dobbiamo abbandonare le paure che spesso frenano le aziende italiane ad affrontare nuove sfide e accettare come positivo il cambiamento. Non è pericoloso decidere e sbagliare, ma invece credo che possa essere fatale per qualsiasi azienda non avere il coraggio di prendere decisioni». (La Repubblica)

Sull’emergenza Covid

«Ho vissuto le bombe e la guerra, la fame e la povertà. Da tutto questo ne potremo uscire solo in due modi: con la rabbia lasciata correre per le strade, o puntando sul sacrificio e sulle energie di tutti per ripartire assieme. Il rischio più grande è arrendersi a problemi che sembrano troppo grandi, senza affrontarli, e alla tentazione di guardare solo a noi stessi».

«Cambierà radicalmente il modo di lavorare così come il modo di stare insieme. La privazione ci sta facendo capire il valore delle cose: certe non ci mancheranno più, altre sapremo che sono preziose. Colpisce il senso di solidarietà, la preoccupazione vera dell’uno per l’altro. Nel lavoro si stava perdendo questo senso di appartenenza, la vera essenza che rende forti le aziende ma anche la nostra idea di civiltà». (La Repubblica)

Sulla sanità

«Finora pensavamo che il pubblico fosse meno efficace del privato. Credo che migliaia di medici e infermieri che ogni giorno rischiano la loro vita abbiano dimostrato che non è così. Spero che questo senso di orgoglio del lavoro rimanga anche in futuro». (La Repubblica)

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