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(Birra Peroni)
Industria

Birra Peroni ed il libro che racconta una storia di 175 anni dedicato ai prossimi 175

«Il passato brillante serve per costruire per un futuro ancora più lucente» dice l'ad Enrico Galasso

Quanto è bello raccontare 175 anni di storia, soprattutto se di successo. Forse però è meglio guardare al futuro, ai prossimi 175 anni. C’è un senso profondo non tanto di sfida quanto di curiosità e passione dietro al libro con cui Birra Peroni ha deciso di raccontare il suo passato facendo però di questo scritto il trampolino di lancio del suo futuro.

«Abbiamo sempre scritto il nostro anno di nascita su ogni bottiglia, oggi abbiamo deciso di guardare avanti e dedicarci solo a questo» racconta Enrico Galasso, AD di Birra Peroni «ed ho chiesto a tutti gli assistenti, i collaboratori ed i dipendenti di pensare al futuro, tutti assieme. Una nuova strada ricca di insidie, ma una sfida davvero emozionante».

Una storia di 175 anni racchiusa in un libro ed un futuro di altri 175 che però alla fine si muovono tutti attorno ad un prodotto come la birra, che fondamentalmente è sempre lo stesso. Cosa significa quindi andare avanti?

«Adattarsi come compagnia e prodotti all’oggi cercando magari di anticipare il domani. È vero che la birra è birra, ma in realtà esistono consumatori diversi e soprattutto esigenze diverse. C’è la birra perfetta per un pomeriggio con gli amici; c’è quella da aperitivo, c’è quella preferita dalle donne e quella maggiormente scelta dagli uomini, c’è quella regionale che porta con sé oltre che un brand anche storia e tradizione di un luogo, senza dimenticare la birra senza glutine per chi non ne può assumere e quella no alcol per chi non vuole rinunciare a gustarla in qualsiasi momento della giornata o per chi è astemio. Ormai bisogna sempre più far capire che stiamo andando verso un mondo che predilige la qualità e la bellezza. Non siamo più negli anni di una bottiglia dopo l’altra, come fosse una gara. Nel food e nel beverage la filosofia del benessere fa sì che la gente scelga il «poco ma buono». Dobbiamo assecondare e fornire sempre più di quel buono che il consumatore va cercando».

C’è una cosa strana attorno al mondo della birra; la sensazione è che resti sempre un po’ il «figlio minore» del vino…

«Non posso negare che il mondo del vino abbia una diversa cassa di risonanza in Italia rispetto alla birra, per questioni storiche ed economiche. Ma negli ultimi anni questo trend sta rallentando. La birra sta acquisendo sempre più dignità e credibilità. Non è più qualcosa che si beve e basta; si comincia a parlare di tradizione, della produzione, merito anche delle centinaia di artigiani che hanno cominciato a sviluppare da soli dei piccoli marchi che sono spesso vere e proprie eccellenze. Questa ricerca, questa artigianalità piace alla gente e fornisce a tutto il mondo della birra un’aurea diversa. La narrazione ora è di un prodotto speciale, da degustare, da abbinare con questo o quel piatto nei menù di chef importanti. Può sembrare strano pensare che una grande azienda possa avere ottimi rapporti con i piccoli produttori locali. Ma a loro va il mio grazie dato che con il loro lavoro stanno dando voce nuova ad un prodotto sempre più di eccellenza».

Sono ormai sempre più numerosi i paesi che stanno un po’ frenando sul percorso della «sostenibilità», termine forse un po’ troppo abusato negli ultimi anni. Il motivo è che l’economia green costa e spesso non è redditizia. Da manager di una società così grande come si conciliano le due cose?

Enrico Galasso, AD di Birra Peroni

«Asahi da questo punto di vista è andata ben oltre, altro che frenare: accelera. Negli obiettivi di fine anno infatti ci sono due voci che devono essere tenute in considerazione: una rappresenta appunto le vendite e l’andamento sul mercato della società: l’altro è proprio il livello di sostenibilità raggiunto. È il mix tra queste due voci che determina il risultato diciamo così finale. Capisce bene che, se vendo tanto ma, per farlo, non rispetto le regole di sostenibilità, faccio un danno, a volte anche superiore. L’economia green resta quindi vincente, soprattutto se gestita in maniera intelligente senza slogan ma con scelte concrete giorno dopo giorno, dalla scelta e dalla provenienza del malto e degli altri cereali, alla bottiglia o a quello che diventerà in futuro, al packaging, al trasporto».

Quali sono le cose che le fanno chiudere in positivo il bilancio di una giornata? Quali sono le cose che le regalano serenità professionale e personale?

«Sostanzialmente due (ci dice dopo essersi preso qualche secondo per riflettere...). La prima cosa è vedere la crescita umana e non solo dei miei collaboratori; vedere che persone a cui avevo offerto una strada l’hanno fatta loro, seguendola, crescendo. La seconda è avere la possibilità di coltivare i propri hobby il che vuol dire che sostanzialmente in azienda si è "inutili", cioè si e costruito un team che viaggia da solo, senza bisogno della mia presenza continua»

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