Fiscal Cliff: che cos'è e perché è così importante

In America, sembra vicino un'accordo per evitare il precipizio fiscale, cioè un consistente aumento delle tasse e un drastico taglio delle spese, che farebbe crollare il pil statunitense

Il presidente americano Barack Obama (Credits:LaPresse)

Andrea Telara

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L'accordo sembra vicino e i mercati finanziari sono ottimisti. Ma tutto dipenderà dall'esito di una intensa trattativa al Congresso, tra i “falchi repubblicani” e i democratici che appoggiano  il  presidente in carica, Barack Obama, prossimo a ricevere la nomina per il suo secondo mandato, a partire dal  gennaio del 2013.

LA VITTORIA DI OABAMA NELLE ELEZIONI USA

Si articola così, il confronto tutto americano sul fiscal cliff : il tema che sta tenendo banco in questi giorni nel dibattito politico d'Oltreoceano e nelle cronache finanziarie internazionali. In italiano, nella traduzione alla lettera, l'espressione fiscal cliff (coniata per la prima volta dal presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke ) significa “precipizio fiscale” e indica il pericoloso baratro in cui potrebbe  finire nel 2013 l'intera economia statunitense, se l'amministrazione di Washington fosse costretta ad attuare un mix di politiche di rigore, basate sull'aumento delle tasse e sulla riduzione della spesa pubblica. Secondo molte previsioni delle società di ricerca economica, il pil americano subirebbe infatti un improvviso calo del 3%, facendo sprofondare il paese (e forse il mondo intero) in una nuova recessione, anche se non tutti gli analisti sono concordi su questo punto.

LE SFIDE ECONOMICHE DI OBAMA

Per capire il motivo per cui si è creata questa situazione, bisogna compiere qualche passo a ritroso. Innanzitutto, va ricordato che le politiche di Obama per combattere la crisi si sono sempre basate su una massiccia iniezione di spesa pubblica nell'economia che, senza interventi correttivi, adesso rischia di far crescere notevolmente il debito statale: dal 73% del pil di oggi, si arriverà al 90% nel 2022. Va ricordato, però, che negli Stati Uniti esiste un tetto massimo per il debito pubblico, che viene stabilito dal Congresso. Nell'estate del 2011, i parlamentari americani hanno votato per l'innalzamento del tetto fino a 16.400 miliardi di dollari, oltre 2mila miliardi in più di quanto previsto in precedenza. Per ottenere l'aumento di questa soglia, nell'agosto dello scorso anno Obama si è impegnato a mettere in atto un piano di tagli graduali alla spesa per 1.000 miliardi di dollari e a concordare, entro il gennaio del 2013, altri tagli per 1.200 miliardi.

L'ECONOMISTA JOSEPH STIGLITZ E LA POLITICA STATUNITENSE

Proprio attorno quest'ultimo punto, ruotano tutte  le trattative sul fiscal cliff. Il debito pubblico americano è infatti ormai vicino alla soglia massima concordata due anni fa e, se non verrà raggiunto un accordo per sforbiciare ancora le spese statali, scatteranno dei tagli automatici al bilancio statunitense e un contestuale aumento delle imposte, per una cifra di ben 600 miliardi di dollari già nel 2013. Si tratta di misure che sottrarrebbero, in un colpo solo, una media di oltre 3mila dollari a ogni contribuente americano e che rappresenterebbero una dura mazzata per l'economia a stelle e strisce.

Per evitare il baratro, bisogna dunque scongiurare qualsiasi misura di correzione automatica del bilancio. Per questo, Obama e lo speaker repubblicano alla Camera, John Boehner, stanno  negoziando un compromesso sui tagli alla spesa e sugli aumenti delle tasse. A complicare il negoziato, però, c'è anche un appuntamento importante ormai vicinissimo: alla fine di dicembre, arriveranno infatti alla  scadenza gli sgravi fiscali sui redditi, messi in cantiere dall'amministrazione di George W. Bush nel 2008 per rilanciare l'economia (e rinnovati, seppur di malavoglia, da Obama nel 2010).

LA OBAMAMANIA

Adesso, per far quadrare i conti statali, il presidente degli Stati Uniti vorrebbe cancellare il precedente sconto sulle tasse per tutti gli americani che guadagnano più di 250mila dollari all'anno. I repubblicani, invece, vorrebbero prorogarli ulteriormente anche per i cittadini più ricchi. Vedendo l'intransigenza di Obama, Boehner sembra però disponibile a fare una concessione: un taglio delle agevolazioni fiscali soltanto per chi guadagna più di 1 milione di dollari (e non 250mila, come previsto). Se l'accordo verrà raggiunto, lo spettro del fiscal cliff verrà scacciato via dagli Stati Uniti, almeno per un po' di anni.

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