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Deficit, cos’è il 3% e perché non possiamo sforarlo

La maggioranza Lega-5Stelle punta a liberarsi dei vincoli europei. Ma avere il via libera da Bruxelles è molto difficile

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Andrea Telara

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“Non supereremo il tetto del 3% nel rapporto deficit/pil”. Così nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha voluto rassicurare sulle intenzioni del governo italiano riguardo alle politiche di bilancio, in vista della prossima manovra economica. 

Il ministro ha dunque smentito di fatto il suo collega Luigi Di Maio, titolare del dicastero del Lavoro e dello Sviluppo Economico, che invece non ha  escluso la possibilità di uno sforamento sopra il 3%, per finanziare alcune misure del programma di governo come la Flat Tax e il Reddito di Cittadinanza. Più morbido invece il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, il quale ha detto che la soglia del 3% verrà solo sfiorata ma non superata. 

In regola (o quasi) da 20 anni

Ecco dunque che, proprio in vista della manovra, torna di attualità il dibattito sulle regole di bilancio europee che ci impongono da più di vent’anni di tenere a bada il nostro deficit pubblico, sotto un livello che corrisponde appunto a tre punti percentuali del prodotto interno lordo. Detto in parole semplici, la differenza tra quanto lo Stato spende e quanto incassa ogni anno non può oltrepassare una soglia prefissata che, considerando il valore attuale del pil, oggi è attorno ai 48 miliardi di euro. 

Adesso molti esponenti della maggioranza Lega-5Stelle vogliono liberarsi di questo vincolo, colpevole a loro dire di frenare le misure che favoriscono la crescita. Va ricordato che le regole sopra esposte furono stabilite oltre 20 anni fa perché, nel momento in cui fu creata la moneta unica europea con la firma del  Patto di Stabilità e Crescita, alcuni paesi poco indebitati della parte nord del Vecchio Continente accettassero di avere una valuta in comune (e gli stessi tassi d’interesse) con altre nazioni come l’Italia, considerate un po’ troppo spendaccione e finanziariamente deboli. Per questo fu imposto a tutti gli stati membri di contenere il deficit e il debito. 

Multe a chi sfora

Ma cosa comporterebbe per l’Italia il mancato rispetto di questi obblighi di bilancio? Le regole comunitarie prevedono una sanzione a carico dello stato inadempiente, compresa tra lo 0,2 e lo 0,5% del pil, a seconda dell’entità dello sforamento del tetto. 

A parte queste procedure formali, che possono essere sospese nel caso in cui un governo concordi con Bruxelles un piano di rientro, un mancato rispetto degli accordi europei avrebbe però delle conseguenze politiche ed economiche oggi difficilmente prevedibili proprio per il ruolo di garanzia che il Patto di Stabilità offre a quei paesi che erano restii a dar vita a un’ Unione Monetaria. 

Non a caso, dal 1997 in poi, l’Italia ha quasi sempre rispettato volenti o nolenti il vincolo del 3%, tranne che nel biennio 2009-2011, quando la grande recessione mondiale ha fatto crollare le economie di tutti i paesi industrializzati, dalla Germania agli Usa, passando per il Giappone. Riuscirà dunque il governo Lega-5Stelle a fare ciò che altri non sono riusciti a fare?

La speranza della Golden Rule

Da tempo, diversi esponenti della maggioranza parlano della cosiddetta golden rule, una regola di bilancio  che, se venisse applicata, consentirebbe di non tenere conto degli investimenti pubblici nel calcolo del deficit statale. In questo modo si potrebbe spendere un po’ più del previsto e sforare il tetto del 3%, per finanziare misure a favore della crescita. 

Tuttavia,  c’è un particolare che non può essere trascurato. Anche se venisse concesso il ricorso alla golden rule (ipotesi ancora remota), le maggiori risorse disponibili dovranno servire appunto per fare investimenti, non per ridurre le tasse né per aprire nuovi capitoli di spesa improduttiva come il Reddito di Cittadinanza. Ecco perché sarà difficile avere un via libera da Bruxelles. 

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