Che cos'è l'economia circolare e perché può essere un'opportunità per l'Italia

Creatività, innovazione e sviluppo sostenibili. Investendo su una formazione che promuova occupazione

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Claudia Astarita

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Tra i grandi Paesi europei l'Italia è quello con la quota maggiore di recupero di materia prima nel sistema produttivo, con una quota pari niente meno che al 18,5 per cento. Cosa vuol dire? Che il Bel Paese sta facendo passi da giganti per affermarsi come modello virtuoso di economia circolare, vale a dire valorizzando un modello di sviluppo economico in grado di riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

Che cos'è l'economia circolare

Ellen MacArthur Foundation ha definito come economia circolare un sistema pensato per potersi rigenerare da sola. Un'economia circolare, quindi, si basa su due diversi flussi di materiali: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.

Alla base di questo modello vi è un ripensamento complessivo e radicale rispetto al modello produttivo classico, basato sull'iper sfruttamento delle risorse naturali che, dopo essere state trasformate in prodotti e "consumate" vengono inevitabilmente gettate via, e che raggiunge la massimizzazione dei profitti solo tramite la riduzione dei costi di produzione.

Adottare un approccio circolare, invece, significa rivedere il funzionamento dell'intera filiera coinvolta in ogni ciclo produttivo: dalla progettazione, alla produzione, al consumo, fino alla destinazione a fine vita – bisogna riuscire a cogliere ogni opportunità per ridurre al minimo l'apporto di materia prima, energia in ingresso, scarti e perdite, cercando di prestare maggiore attenzione anche alla prevenzione delle esternalità ambientali negative.

I vantaggi dell'economia circolare

L'approccio circolare ha il grande vantaggio di consentire alle aziende non solo di affrancarsi dai vincoli delle risorse, ma anche di aumentare la resilienza e la competitività, favorendo la piena integrazione della sostenibilità nelle loro strategie e creando valore condiviso per l'intera società.

Altro aspetto da non sottovalutare è come i principi dell'economia circolare rappresentino un motore di innovazione a tutti i livelli: aziende, start-up, fondazioni, centri di ricerca, università, consorzi e associazioni. Non esistono comparti in cui l'economia circolare non è in grado di portare benefici condivisi.

Italia campionessa di economia circolare

Tradizionalmente povera di risorse, l'Italia ha sempre praticato forme di uso efficienti, intelligenti e innovative delle materie prime. Un limite che ha portato il paese a mettere in piedi un modello di sviluppo non più lineare, in cui, al contrario, gli scarti di un'impresa diventano la materia prima di un'altra. Un modello che, come ha messo in evidenza lo studio "100 Italian circular economy stories" promosso da Enel e Fondazione Symbola è diffuso un po' in tutti i settori produttivi. Un sistema che, se continuasse ad espandersi ai ritmi registrati negli ultimi anni, potrebbe trasformarsi nel fiore all'occhiello di un'Italia all'avanguardia, sostenibile e competitiva.

I numeri del business italiano

Secondo dati Eurostat ripresi da Fondazione Symbola, l'Italia, con 256,3 tonnellate per milione di euro prodotto, è il più efficiente tra i grandi Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro). In dieci anni il Bel Paese è riuscito a dimezzare il proprio consumo di materie prime, facendo molto meglio rispetto alla Germania che, oggi, impiega 423,6 tonnellate di materia per milione di euro.

L'Italia è poi seconda per riciclo industriale con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a recupero (dopo la Germania con 59,2 milioni di tonnellate ma prima di Francia, 29,9 t; Regno Unito, 29,9 t. e Spagna, 27t). Un recupero che fa risparmiare energia primaria per oltre 17 mln di tonnellate equivalenti di petrolio all'anno, ed emissioni per circa 60 mln di tonnellate di CO2.

All'Italia investire in un sistema produttivo circolare conviene non solo per migliorare l'efficienza del suo comparto produttivo, ma anche perché questa transizione è virtuosa perché aiuta ad allungare la vita dei prodotti, e offre nuove opportunità di sviluppo e occupazione incentivando la creatività, l'innovazione di prodotto e di processo, e favorendo la formazione di nuove competenze.


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