Crisi: la cultura anti-crescita frena l’Italia

Il problema dell’Italia non è il debito, ma la crescita. La ricetta di Roger Abravanel per uscire dal tunnel valorizza il libero mercato, la competizione, il merito e il rispetto delle regole

Un'immagine di inizio estate a Ostia: quest'anno, poche presenze sulle usualmente affollate spiagge laziali, segno del diffondersi della crisi (Mauro Scrobogna /LaPresse)

Stefania Medetti

-

“La crisi dell’Italia non ha nulla a che vedere con la crisi mondiale”. Parola di Roger Abravanel, manager, editorialista e co-autore di un saggio sulla meritocrazia intitolato Italia, cresci o esci!” , in libreria da fine maggio. “Il problema da noi è la crescita, non il debito. Ma noi non cresciamo”. La colpa? “E’ una questione culturale”, risponde Abravanel che è anche presidente dell’Insead Council Italiano. “Più che di un cambio di politiche macro-economiche, abbiamo bisogno di un cambio di mentalità”.

A complicare le cose, ci pensa la storia: “Cinquant’anni fa, l’economia era industriale. Uno aveva le idee e gli altri eseguivano. Adesso, l’economia post-industriale si basa sulla valorizzazione del capitale umano. Quello che conta sono i servizi”. Ecco perchè il Made in Italy è finito: oggi produrre non conta più, conta creare, innovare. “Contano il talento e l’eccellenza, ma la nostra società sembra sempre meno in grado di averne”, osserva l’esperto.

Il talento, infatti, è figlio dello spirito di competizione. “Ma se non si dà riconoscimento al merito, anche lo spirito della competizione scompare”. Non è tutta colpa dell’Italia, ammette Abravanel: “Di talenti ne nascono sempre di meno, ma noi quei pochi che abbiamo non li sappiamo valorizzare, non li facciamo emergere”.  

L’inversione di tendenza è possibile, ma deve passare da un nuovo approccio alle cose: “Per esempio: si fa tanto parlare di evasione fiscale, ma cosa è l’evasione fiscale, in realtà? Se io faccio del nero, posso permettermi di fare prezzi più bassi dei miei concorrenti, danneggiando tutto il sistema”. Ecco perchè la meritocrazia, che significa competizione e regole, può nascere solo in un’economia fatta di imprese e individui che rispettano le regole.

La ripresa, per Abravanel, è un problema sociale: “Nella classifica dei Paesi più competitivi, occupiamo il 90° posto. Dobbiamo invertire la rotta sui nostri valori anti-crescita”. La ricetta dell’esperto punta a colmare il gap con i Paesi più meritocratici facendo leva su tre variabili: giustizia civile, crescita e scuola, per ripensare l’intera organizzazione in senso più produttivo.

Le previsioni sull’Europa, non a caso, ricalcano i confini “culturali” dei diversi mercati: “La Grecia è in una condizione peggiore della nostra, mentre la Spagna è messa meglio. Gli spagnoli, infatti, sono più bravi a rispettare le regole”. E se la Francia resta un punto di domanda, perchè è un Paese profondamente socialista che crede comunque nel libero mercato, non c’è dubbio sul nord Europa: “Regno Unito, Germania e Olanda hanno i numeri per farcela. Complice la cultura protestante, che non spinge sulla redistribuzione, ma sul rispetto delle regole”.

E l’Italia? “Ce la farà, se inizieremo a rispettare le regole, se daremo una chance al libero mercato, alla competizione, al merito. Solo così il Pil inizierà a crescere e lo spread si ridurrà, ma devono volerlo gli italiani che oggi sono maggioramente penalizzati da questo stato di cose”.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Un governo impotente, altro che crescita

Le ambizioni di Monti per avviare lo sviluppo del paese rischiano di naufragare nel mare limaccioso della burocrazia ministeriale

La crescita del governo Monti ferma al palo

Buone intenzioni ma pochi soldi a disposizione. E alcune idee a costo zero restano sulla scrivania: come quella dell'esenzione Iva per le nuove grandi opere

Monti, il Consiglio dei Ministri e lo sviluppo che non può più aspettare

Imprese, infrastrutture, abbattimento del debito. Il Consiglio dei Ministri di oggi deciderà l'agenda dell'autunno. Che questa volta non può essere piena solo di buone intenzioni per la crescita

Commenti