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Economia

La Cina dichiara guerra al Lusso e fa crollare i mercati

Le aziende del lusso hanno bruciato miliardi di dollari in poche ore, ma, secondo gli analisti, si tratta di uno tsunami passeggero

Pechino ha sempre più in mano le chiavi del mondo. La sua espansione economica ha ormai raggiunto Africa ed Europa ma basta davvero uno starnuto dalla capitale cinese che i mercati azionari e grandi aziende perdano miliardi e miliardi l'ultimo esempio arriva oggi, con la guerra dichiarata dalla cina al Lusso ed ai miliardari

Tassa sui ricchi in arrivo?

E' bastato che, al termine della consueta riunione periodica della Commissione centrale per gli affari finanziari ed economici, il presidente Xi Jinping tornasse a parlare della necessità di una politica di riequilibrio dei redditi che i mercati del lusso di mezzo mondo sono andati in profondo rosso.

Xi ha riaffermato la necessità di promuovere la «prosperità comune» e l'importanza degli sforzi nel perseguire lo sviluppo di alta qualità e il coordinamento del lavoro al fine di evitare i principali rischi finanziari. In questo quadro il presidente ha posto l'attenzione sul «ragionevole aggiustamento dei redditi eccessivi e sull'incoraggiamento a gruppi e imprese ad alto reddito per restituire di più nella società».

I mercati, quindi, temono che un aumento delle tasse per i redditi più elevati penalizzi la spesa sull'alta gamma estera a favore dei marchi locali.

La dipendenza del mercato del lusso dai compratori cinesi

Il mercato del lusso e dell'alta gamma sono stati tra quelli che per primi si sono ripresi dallo tsunami Covid proprio grazie ai compratori cinesi,. A marzo un ottimista Matteo Lunelli, presidente di Fondazione Altagamma, sottolineava come la ripresa del settore era evidente con un +1% trimestrale che apriva le porte a un 2021 all'insegna della ripresa.

Allo stesso tempo Giovanni Cuniberti, responsabile consulenza fee-only di Gamma Capital Markets commentava che "Nell'era post-Covid dei mercati, il settore del lusso ha già offerto ottime performance, con titoli come Lvmh, Richmond ed Estée Lauder che nell'ultimo anno hanno registrato performance nettamente superiori ai principali indici borsistici globali, arrivando addirittura a sovraperformare i Faang e il Nasdaq, leader indiscussi dello stay-at- home trade".

Il rapporto tra Cina e lusso

Fautori della crescita sono stati soprattutto i grandi acquirenti provenienti dai due principali mercati di riferimento ovvero Stati Uniti e soprattutto Cina dove la previsione di acquisti di beni di lusso prevedeva un balzo del 27% per il 2021 grazie alle politiche di Pechino per favorire gli acquisti duty free in destinazioni come Hainan e Macau. Ora però, parrebbe che Pechino stia cambiando rotta dichiarando guerra al lusso occidentale e determinando all'orizzonte la prospettiva di un grave crollo del settore

La reazione dei mercati

La reazione dei mercati alla guerra del lusso firmata dal Dragone è stata immediata con i listini europei sotto pressione. Dopo le forti flessioni registrate nella seduta di mercoledì 18 agosto, a Piazza Affari è ancora pesante Moncler, che ha messo a segno la peggiore performance del FTSE MIB -1,29%. Fuori dal paniere principale, hanno perso terreno Brunello Cucinelli -5,13%, Salvatore Ferragamo -4,91% e Tod's -4,45%.

Stessi movimenti sulle altre Borse europee per i principali gruppi del settore: alla Borsa di Parigi in coda ai listini si situa Kering -8,67%, Lvmh -5,08% e Hermes; alla Borsa di Londra Burberry ha chiuso in netto ribasso così come a Zurigo Richemont.

L'analisi della Cina

Il realtà, come sottolinea il direttore del Dipartimento delle entrate fiscali dell'Istituto di ricerca per le strategie economico-finanziarie dell'Accademia cinese delle scienze sociali, Zhang Bin, in Cina periodicamente si torna a parlare della necessità di tassare i redditi più elevati e di modificare il sistema fiscale del Dragone, ma non si è mai arrivati a firmare una legge in merito.

"La Cina – spiega il direttore nell'intervista - è uno dei pochi paesi al mondo ad adottare - dei tre diversi sistemi di tassazione attualmente utilizzati a livello internazionale - un sistema fiscale in cui si tassano in maniera "differenziata" le varie fonti di reddito. Questo modello tributario, è più semplice e conveniente, ma il metodo utilizzato per calcolare le imposte per le varie fonti di reddito favorisce, in molti modi, l'evasione di chi ha un reddito elevato".

Questo non fa che favorire il crescente gap tra ricchi e poveri.

D'altra parte, i dati raccolti dal giornalista del Shijian Zhoubao (Time Weekly) mostrano che, ad oggi, le entrate fiscali derivanti da imposte dirette provengono per quasi due terzi da famiglie a reddito medio-basso. Con la pressione fiscale che aumenta costantemente per i ceti salariati, la richiesta di una riforma del fisco si fa sempre più forte.

Pechino supera New York

Forbes ha evidenziato in merito che nel 2020 Pechino ha superato New York per numero di nuovi miliardari (210).

A favorire la scalata è stato il fatto che la Cina sia riuscita a uscire dalle secche della crisi pandemica prima di altre economie, mentre il mercato azionario cinese si è rafforzato molto soprattutto nel campo delle industrie tecnologiche e del lusso.

In questo modo la disparità di reddito tra gli 1,411 miliardi di cinesi è aumentata negli ultimi decenni: il 10% più ricco della popolazione ha guadagnato il 41% del reddito nazionale nel 2015, rispetto al 27% del 1978, secondo le stime pubblicate nel 2019 dal Nobel per l'economia Thomas Piketty. Metà della popolazione a basso reddito, invece, ha visto la sua quota scendere a circa il 15%, dal 27% circa del 1978.

Fuoco di paglia?

Secondo gli analisti del Sol Levante, comunque, l'Europa non dovrebbe temere più di tanto quest'ennesimo tentativo di tassazione dei salari più elevati da parte del Governo che ha parlato di "prosperità comune" come "requisito essenziale del socialismo e una caratteristica chiave della modernizzazione in stile cinese".

Lo strapotere economico dei ricchi cinesi, secondo diversi commentatori, finirà per aver la meglio sulle prospettive riformatrici dell'esecutivo cinese e, dopo lo spauracchio, tutto dovrebbe tornare come prima permettendo ancora una volta al potere economico nelle tasche della Cina di trascinare il nostro mercato in acque più serene.

Ciò non toglie che il timore della "patrimoniale" con gli occhi a mandorla abbia mandato in fumo miliardi di euro in poche ore con il marchio Lvmh che, ad esempio, in un solo giorno, ha perduto per 10 miliardi di dollari di capitalizzazione per il timore che le signore di Shanghai debbano rinunciare alla quarta (o quinta) borsa in uscita dagli atelier della maison. Questo evidenzia quanto potere abbia ormai la Cina a livello globale e quanto le sue decisioni politico economiche influenzino l'intero assetto mondiale.

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