Il futuro di Finmeccanica

Il nuovo numero uno Moretti vende Fata e valuta offerte per Breda, Sts e Drs Systems. Tra il malumore dei sindacati e le perplessità della Borsa

– Credits: I nuovi vagoni della metropolitana milanese costruiti da Ansaldo Breda per Atm in vista dell'Expo.

Gianluca Ferraris

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La strada l’avevano tracciata prima Snam e Terna, vendendo le loro quote di Cdp Reti in Cina, poi Eni ed Enel che nelle scorse settimane hanno messo sul mercato rispettivamente Saipem e la distribuzione in Europa Orientale. Ora la tendenza delle grandi conglomerate di Stato a fare cassa cedendo una parte dei gioielli di famiglia sembra trovare conferma nell’annuncio di Finmeccanica, che venerdì scorso ha confermato colloqui in corso con alcuni partner interessati a rilevare le quote di maggioranza di Ansaldo Breda e Ansaldo Sts.

“Il gruppo va riposizionato e rivitalizzato” ha spiegato il nuovo amministratore delegato Mauro Moretti “puntando sulle aree che offrono migliori prospettive e redditività, ottimizzando il portafoglio prodotti e gestendo la situazione finanziaria”. Tradotto in termini più prosaici, significa che la società - oggi prima parecipata pubblica per livello occupazionale, com oltre 70 mila dipendenti - rilancerà alcuni comparti e ne dismetterà altri, con l’obiettivo principale di ridurre il proprio indebitamento che ancora deriva dall’acquisizione di Drs: a oggi oltre quattro miliardi.

Un obiettivo prevedibile, soprattutto alla luce delle linee guida sulle controllate partorite dal duo Padoan-Renzi, sponsor (più il secondo che il primo) della nomina al vertice di Finmeccanica di Moretti. Meno prevedibile, considerata la lunga militanza del manager alla testa di Ferrovie dello Stato, la strada scelta per arrivarci: secondo lo stesso a.d., infatti, la ricetta giusta è liberarsi proprio di Ansaldo Breda e Ansaldo Sts, le due controllate leader di mercato nelle tecnologie per il trasporto su rotaia.

Le due aziende risultano fortemente complementari ed è anche per questo che Finmeccanica preferirebbe una vendita in tandem delle quote di controllo, ma è anche vero che vivono momenti molto diversi. Sts, già più volte finita nel mirino di fondi e competitor, è un gioiellino sia dal punto di vista tecnologico che da quello della redditività, mentre Breda, nonostante le sue commesse (su tutte il contratto ultratrentennale per costruzione e manutenzione della metropolitana di Lima e la consegna di 30 nuovi locomotori alla milanese Atm in vista di Expo2015) abbiano pesato parecchio sull’ultima semestrale del gruppo, risulta ancora in perdita operativa.

Nell’ipotesi di cessione congiunta, i nomi dei potenziali pretendenti riportati da più fonti finanziarie sono sempre quelli: i giapponesi di Hitachi, più interessati alla segnaletica di Sts che alle vetture di Breda ma disposti quasi a tutto pur di entrare nel ricco mercato europeo, e i canadesi di Bombardier, che al contrario sono già partner di Breda nella costruzione dei nuovi Frecciarossa.

Il nuovo piano industriale di Finmeccanica, che dovrebbe vedere la luce entro fine 2014, porterà con sè anche le possibili cessioni di Drs Systems, sulla quale però parte del management mantiene delle perplessità considerato il vantaggio strategico di mantenere una controllata statunitense, e di Fata (progettazione impianti industriali), la cui messa in vendita è già stata deliberata dal consiglio di amministrazione.

Il tempo dirà se Moretti ha avuto ragione: per il momento l’amministratore delegato ha tenuto a precisare che “le offerte verranno esaminate con calma alla fine di agosto e l’eventuale vincitore sarà chi avrà messo sul piatto non solo le migliori condizioni economiche ma anche le garanzie più importanti in termini di crescita reddituale e occupazionale delle società cedute”. Ma ha incassato la perplessità dei sindacati (“auspico che le due diligence non si chiudano e i trasporti restino nel perimetro invece di venire svenduti per un piatto di lenticchie” ha dichiarato il segretario della Uilm Antonio Apa) e quella di parte del mondo politico. Mentre la Borsa, finora, non sembra premiare la svolta: nel primo giorno di scambi successivo alla presentazione dei conti semestrali, la società è arretrata di quasi un punto percentuale.

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